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Esteridi Mauro Senzaterra (Mthrandir)
pubblicato il 12 ottobre 2009 alle 17:30 dallo stesso autore - torna alla home

Perfino Raùl Castro sembra non crederci più e affida a Lázaro Barredo Medina, direttore dell’organo ufficiale del partito comunista, l’ingrato compito di comunicare alla nazione che il sogno socialista è agli sgoccioli.

LibretaDeAbastecimiento Cuba si arrende alla realtà?Il sistema delle tessere annonarie, che permette ai cubani di comprare prodotti a prezzi fortemente sovvenzionati, è sempre stato uno degli elementi centrali del sistema economico-egualitario partorito dal compañero Fidèl nei primi anni sessanta del secolo scorso. Sono state anche il simbolo del taglio delle differenze sociali visto che ogni cubano, per il solo fatto di esistere, aveva diritto alla sua razione K di cibo descritta nel menu della magica tesserina. Poca roba, ma quanto è bastato  – negli anni – a produrre effetti facilmente prevedibili, e cioè la demotivazione dei cubani a darsi da fare non tanto per avere di più o per vivere meglio, ma anche per il più modesto scopo di sopravvivere.

SEGUNDA REVOLUCIÓN – L’inversione della trionfale marcia verso il radioso avvenire è stata annunciata al popolo dalle colonne di Granma nei giorni scorsi. Non che ci sia ancora nulla di impegnativo, ma l’autorevolezza della fonte lascia presagire che, tra non molto, l’Isola del Paradiso si consegnerà all’odiato nemico capitalista. “La tessera annonaria è stata necessaria a suo tempo” – dice Medina – “ma ora sta diventando un ostacolo per le decisioni che la nazione deve prendere”. Da un organo di partito non ci si poteva aspettare una sconfessione totale, ma il destino della “libreta de abastecimiento” sembra segnato. “Certamente” – prosegue Medina – “non si può rinunciarvi per decreto e va garantito l’accesso ai beni primari a coloro che hanno scarso reddito, ma tutti devono essere incoraggiati a lavorare di più ed essere premiati secondo i risultati ottenuti”. Probabilmente, non appena avrà letto questo necrologio, a Gianni Minà gli piglierà un colpo e getterà nella spazzatura tutte le magliette con la faccetta di Che Guevara, ma a Cuba se ne faranno una ragione. A meno che non siano proprio i cubani a prenderla peggio.hurricane jj 001 Cuba si arrende alla realtà?

FINE DELLA FIESTA –  Secondo quanto riferiscono i pochi che hanno riportato la notizia, le reazioni a Cuba non sono state tutte di entusiastica adesione. “Sono nata e cresciuta sotto la rivoluzione e non ho idea di cosa sarebbe disponibile ad acquistare sul mercato libero”, dice una scettica Silvia Alvarez, 50 anni. “Mi sembra che in questi tempi critici dobbiamo tenerla almeno per un altro po’ di tempo.” Ma il problema è che sono proprio i tempi critici che hanno convinto la nomenclatura caraibica che il sistema non possa più reggere. La crisi globale, infatti, ha picchiato duro anche da quelle parti e lo Stato non ce la fa più a coprire il disavanzo tra quanto paga i prodotti all’estero e quanto chiede in pagamento ai propri sudditi. E non è soltanto colpa dell’embargo o dell’isolamento o delle cattiverie altrui: a questi va aggiunta la crisi endemica e strutturale di un sistema economico in caduta verticale, sovra sovvenzionato e ai cui destini i “lavoratori” sono interessati poco o punto. In più a complottare contro Cuba ci si è messa anche Madre Natura che, nell’ultimo anno, ha inviato su quelle coste tre uragani devastanti.

SEMBRA FACILE – Ora, al di là del fatto che non sia nemmeno del tutto incomprensibile che la gente non abbia fretta di buttarsi a capofitto nel meraviglioso mondo del libero mercato, passare dalle parole ai fatti non sarà semplicissimo, come ricorda Antonio Jorge, ex pupillo di Castro (quello vero), oggi Professore alla Florida University. Posto che Jorge ha sempre considerato le proposte di riforma di Raùl come operazioni di propaganda, stavolta ha le sue buone ragioni per essere perplesso. In effetti, abolire contemporaneamente la doppia valuta e far sparire le tessere annonarie non sembra un’idea troppo intelligente. Se queste iniziative fossero realmente messe in pratica, Cuba si troverebbe ad affrontare uno shock da inflazione senza precedenti e non c’è bisogno di un No Cuba si arrende alla realtà?bel dell’economia per immaginarsi il probabile terremoto sociale che ne deriverebbe. Se la fatica a sbarcare il lunario si trasformasse improvvisamente nell’impossibilità a farlo, la situazione potrebbe sfuggire di mano e magari a qualcuno potrebbe venire la malsana idea di presentare il conto ai barbuti rivoluzionari.

E ALLORA? – Purtroppo per i Castro Brothers non esistono grandi alternative. Cuba spende più di un miliardo di dollari l’anno per calmierare i prezzi alimentari, ma, nonostante l’enormità dello sforzo economico, il livello di povertà è altissimo e la gente a fine mese fa sempre più fatica ad arrivarci. Probabilmente, come scrive Medina, è giunto il momento di dare una scossa ad un popolo anestetizzato da oltre mezzo secolo di assistenza paternalista. “La justicia social no es el igualitarismo, es la igualdad de derechos y oportunidades, es en el socialismo la distribución bajo el principio “de cada cual según su capacidad, y a cada cual según su trabajo” [“La giustizia sociale non sta nell’egualitarismo, ma nell’uguaglianza di diritti e di opportunità, e nel socialismo vale il principio di distribuzione: da ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo il suo lavoro”]. Con un poco di sforzo possiamo pure arrivare al concetto di merito, ma – da bravi italiani – ci risparmiamo lezioni sull’argomento. Quello che è più difficile pensare è che qualcuno della famiglia Castro possa mettersi al comando di una rivoluzione il cui fine ultimo sarebbe quello di smantellare la precedente, vale a dire quella che porta il loro impegnativo cognome. Tuttavia, a Cuba c’è anche qualcuno che comincia a rassegnarsi all’idea che nessuna fantasia regge al confronto con la realtà. “Se non si lavora, non si mangia”, dice una pensionata da 10 dollari al mese. Qui da noi non si fa l’amore, ma ogni popolo ha le sue motivazioni. E sempre Caridad ammette: “La gente deve capire che è sta a loro di provvedere alle loro famiglie, proprio come nel resto del mondo. Niente cade dal cielo, fuorché la pioggia.” Come nel resto del mondo, tranne a Cuba. Ma per quanto ancora?

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