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Editorialedi Mariangela Vaglio (Galatea)
pubblicato il 12 ottobre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Il commento migliore alla famosa battuta di Berlusconi sulla Bindi (“Lei è più bella che intelligente”) non l’ha fatta un politico, e neanche un fine editorialista. L’ha fatta il mio fruttivendolo. Che tomo tomo e cacchio cacchio, senza scomporsi né infilarsi in tirate sul femminismo e sul rispetto dovuto alle donne, ha chiosato: “Capirai, ha parlato Brad Pitt.”

Che l’uscita berlusconiana sia gratuitamente offensiva e di cattivo gusto non si discute; che sia sintomo di una mentalità maschilista del nostro Premier, che le donne le vede le pretende sempre belle come oggetti di decoro anche quando dovrebbero essere scelte per fare le parlamentari e le ministre è fuor di dubbio. Sul fatto però che la battuta di cui la povera Rosy sia stata oggetto sia da considerarsi una offesa specifica al genere femminile e massima espressione rivelatrice di quanto le donne siano discriminate nel nostro paese avrei dei dubbi.

Sono cresciuta ascoltando battutacce sulla Gobba di Andreotti. Ne ho dette e scritte anche io, a iosa, sulla trippa di Ferrara, sull’altezza di Brunetta e Berlusconi, e sulla espressione non proprio acuta che talvolta e talora illumina il volto dell’onorevole Gasparri. Il politico brutto è da sempre bersagliato dai satiri per la sua scarsa prestanza fisica. Ma pure quello bello, anche se è più raro trovarne uno, non ha vita facile. Rutelli, uomo piacevole alla vista, si trascina dietro da anni il soprannome di “Cicciobello”; Casini non ha soprannome specifico, ma certo la fama di piacione e belloccio ogni volta gli viene ritorta contro dai nemici. E quando si scrivono editoriali ricordando quanto è figa la Carfagna, di solito è per sottintendere che è solo quello.

In Italia, come anche nel resto del mondo, il politico è un personaggio pubblico. Come tale, è oggetto di commento pubblico ogni aspetto della sua vita, ivi compreso il corpo. Il politico spesso “fa” politica anche attraverso il corpo. L’immagine di donna di destra che non deve chiedere mai, dominatrice e aggressiva che Daniela Santanché cerca di costruirsi passa per i suoi tacchi a spillo, le scollature, i capelli alla Evita Peron; la bonomia di Prodi, emiliana e cattolica, era tutt’uno con il suo corpaccione da parroco di campagna, e i nemici gliela rinfacciavano con il soprannome di “Mortadella”. Esattamente come la megalomania di Berlusconi fa il pendant con la altezza ridicola, il che viene riassunto nel famoso soprannome “Psiconano”, attribuitogli da Grillo, ma anche nel più sottile ma non meno carognesco “Premier diversamente alto”, coniato da altri.

La Bindi è una donna che stimo. Ma, oggettivamente, bisogna riconoscere che proprio bella non è. Non è colpa sua, come non è merito della Carfagna possedere una bellezza mozzafiato. Ma, nel momento in cui si entra in politica – o meglio, nel momento in cui ci si ritaglia un ruolo pubblico di qualsiasi tipo – si sa che si verrà valutati per tutto ciò che si è, ed il proprio corpo fa parte del pacchetto. Gli amici loderanno i pregi, i nemici si accaniranno sui difetti. Senza sconti, e spesso senza neppure ricordarsi dei limiti del normale buon gusto.

Semmai, tornando alla battuta del mio fruttivendolo, c’è da chiedersi un’altra cosa. Il fatto che il politico sia messo alla berlina per i suoi difetti fisici è sempre stato una prassi accettata quando, appunto, si è nel campo della satira, o il commento ironico scappa al di fuori delle sedi istituzionali. Il mio fruttivendolo, commentando una uscita della Bindi – o della Carfagna, o di Gasparri o Casini – è lecito che la pigli per il sedere perché è bella o brutta, legando a questa caratteristica fisica anche la valutazione della sua intelligenza politica: il mio fruttivendolo non sta scrivendo un editoriale, né condcue o partecipa ad una trasmissione politica di approfondimento. Parimenti il comico di varietà può scherzare sull’altezza di Berlusconi e Brunetta, o sulla magrezza di Fassino. Il commento salace, pesante, anche di cattivo gusto in quel contesto ci sta tutto.

Il cortocircuito italiano è che invece il dettaglio fisico diventa oggetto di dibattito in sede istituzionale o pubblica fra politici. Che usano per mettere in imbarazzo gli avversari le stesse battute che userebbero i comici d’accatto per far ridere un pubblico abbastanza di bocca buona. Ai tempi di Andreotti Noschese scherzava sull’altezza del Divo Giulio, ma alle tribune elettorali non mi ricordo che un Paietta apostrofasse lo stesso Divo Giulio con un: “Zitto, tu, Gobbo Malefico!” ricevendone in cambio un: “Guardati te, pelato comunista!” . Se un Presidente del Consiglio risponde ad una deputata italiana come la Bindi non può limitarsi a dire che la deputata è brutta, così come non può rispondere alle contestazioni di un deputato europeo a Strasburgo dicendo che ha un nome buffo perché ricorda quello di un kapò nazista da telefilm. Un Presidente del Consiglio, per incastrare dialetticamente gli avversari, dovrebbe avere armi più sofisticate che la battutaccia da un comico di avanspettacolo. Se non ce li ha ed usa le battute, vien da chiedersi se faccia politica o solo varietà.

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