di Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
postato alle 13:00 del 3 settembre 2008 in Interni Torna alla home

Si inizia a parlare con insistenza della “nuova” mafia in Basilicata, ma per ora sembra prevalere la rassegnazione e la scarsa conoscenza del fenomeno, mentre pochi hanno cercato le vere radici della criminalità organizzata esplorando il rapporto tra mafia e gestione dei fondi pubblici.

In tempi molto recenti si è cominciato a parlare ufficialmente di una “quinta mafia” che si assomma a Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Camorra; una nuova criminalità organizzata con base in Basilicata, battezzata appunto “i Basilischi”. Più di un anno fa già ne parlava l’Economist, da cui un articolo su IHC, ma al buon senso si preferisce sempre un “atto pubblico” come una sentenza prima che la stampa italiana si svegli. Interessante (in senso triste) è stata la puntata di ”Guardie o ladri” su Radio24 del 30/8 u.s. appunto incentrata sui Basilischi.

RASSEGNAZIONE E IGNORANZA - Nell’occasione si è detto con una certa rassegnazione che la Basilicata ha conosciuto una fase di sviluppo economico, e a questa finisce sempre per accompagnarsi in un modo o nell’altro lo sviluppo di organizzazioni criminali di stampo mafioso; è stato detto pure che una forza della “quinta mafia” è la difficoltà che si ha nel riconoscerne i membri mentre in Sicilia si conoscono nomi e cognomi (è stato detto proprio così); è stato inoltre riconosciuto il merito delle forze dell’ordine di aver finora bloccato l’ingresso in Lucania delle altre mafie. Alla fine non si capisce da dove siano “venuti” i Basilischi, e qualcuno addirittura dubita ancora della loro esistenza. Dire queste cose significa ignorare o non rendere conto di quanto da più di un anno è stato detto in materia, e cioè che una “mafia” può nascere endemicamente grazie non ad un mero sviluppo economico bensì ad una gestione politica e “centralizzata” dei soldi pubblici.

LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA - Nell’agosto 2007 l’Economist rintracciò l’affermazione di una nuova “mafia” in Basilicata in concomitanza con i soldi pubblici piovuti per la scoperta di un giacimento petrolifero, ma la sua nascita e sviluppo pare seguire ancora meglio i fondi per la ristrutturazione dopo il terremoto del 1980 (e sono passati quasi trent’anni!), e soprattutto l’incremento delle coltivazioni di frutta legato ai sussidi UE all’agricoltura; il problema non è lo sviluppo economico in sé, ma a quanto pare è la gestione politica (non necessariamente con criteri economici, appunto) delle risorse. La scoperta odierna dei Basilischi è quindi la scoperta dell’acqua calda, e pure omettendone i particolari. Allora non ha senso voler cercare “volti conosciuti” per identificare una mafia lucana, così come non ha senso trincerarsi dietro il blocco all’ingresso delle mafie storiche per negare questo nuovo fenomeno.

UNA QUESTIONE ECONOMICA - La mafia nasce dall’interno, ed è un anti-Stato che si nutre di soldi dello Stato (magari destinati a un settore che secondo me già campa sulle spalle di tutti, come ho esposto riguardo al Doha Round e all’andamento dell’inflazione). Ancora una volta c’è da chiedersi quale sia davvero il rapporto tra Stato e Mafia, e se la politica di ordine pubblico e legalità non vada rivista integrandola con un vaglio spiccatamente economico di opportunità e meritevolezza dei trasferimenti pubblici (tra l’altro idea già toccata qui su Giornalettismo). Al tempo il magistrato De Magistris dichiarò essere in Basilicata una collusione tra uomini d’affari e politici, e all’interno dello Stato essere coloro che sono anti-Stato (poco più tardi la sua carriera ha fatto la fine che ha fatto); allora non sono solo gli inglesi in grado di vedere cosa accade in Italia. Speriamo che qualcuno in Italia cominci a rendersi conto anche del lato economico-finanziario della genesi della “quinta mafia”, e agisca di conseguenza buttando in mare ogni dannosa e falsa retorica di solidarietà nazionale.

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