Per abbellire bilanci un po’ tristi, le compagnie hanno deciso di ricorrere alla “finanza ombra”: servirà a mitigare l’effetto della crisi dei mutui, ma rischia di far passare per oro quello che al massimo è stagno
Una notizia apparsa in un trafiletto sul Sole 24 Ore riguarda i bilanci “ritoccati” di alcune compagnie di assicurazione (Generali e Unipol), le quali hanno deciso di “spalmare” su più anni le minusvalenze - cioè le perdite presunte - che hanno subito sui titoli che hanno in portafoglio. Per mitigare l’effetto della crisi dei mutui americani su sheets che quest’anno rischierebbero di avere qualche segno meno di troppo,
ricorreranno alla cosiddetta “finanza ombra”: le minusvalenze sono state in buona parte contabilmente differite sulle performance future delle polizze vita. Ma perché delle compagnie di assicurazione come le nostre, che vantano utili record e grandi tradizioni, devono ricorrere a tecniche di bilancio a dir poco “creative”?
IL PRINCIPIO DEL DOMINO - Avete presente quelle opere fatte coi pezzi del domino in cui rovesciando la prima tessera si rovesciano via via tutte le altre fino a scoprire un disegno? Ecco la perfetta esemplificazione della situazione dell’economia finanziaria mondiale. Per comprendere il perché le difficoltà di una banca d’affari americana possano influenzare l’azienda artigiana che uno ha sotto casa ci vuole un esempio pratico: il ragionere Stupazzoni che lavora in una azienda meccanica investe i suoi risparmi in una polizza assicurativa o in una obbligazione di un gruppo bancario-assicurativo; il gruppo bancario investe i soldi in obbligazioni di una banca d’affari americana, la banca americana finanzia un hedge fund, l’hedge fund compra crediti cartolarizzati di una banca specializzata in mutui, la banca specializzata in mutui dà i soldi al signor Smith che li usa non per comprarsi una casa che ce l’ha già, ma per finanziare i suoi consumi che altrimenti non si potrebbe permettere. Il giochino funzionava benissimo fintanto che la casa di Smith aumentava di valore di anno in anno, lui non rimborsava mai il prestito ma lo “rinegoziava” aumentandone l’importo. Quando però il valore della casa di Smith non cresce più lui non ha un reddito sufficiente a rimborsare il mutuo e non ne può fare un altro. La banca specializzata in mutui a quel punto pignora la casa di Smith; ma essendocene tanti di
Smith che si son fatti pignorare la casa, queste valgono sempre meno e quindi la banca specializzata in mutui incomincia ad avere anche lei problemi a rimborsare le cartolarizzazioni che ha emesso e che quindi perdono di valore in modo rapido.
COLPO DI SCENA - L’hedge fund che ha dato quei titoli a garanzia dei finanziamenti che ha preso dalla banca d’affari a quel punto è costretto a reintegrare la garanzia o a restituire i soldi. Non avendoli, dichiara il default rimbalzando il problema sulla banca d’affari che a fronte di 100 che ha prestato adesso si trova in mano titoli che valgono 50. Deve portare a bilancio la perdita di valore di quel credito di 100 e quindi esce fuori con un bilancio pessimo, gli investitori si allarmano e le sue azioni e le obbligazioni anch’esse perdono di valore. A questo punto il gruppo bancario-assicurativo italiano che ha in portafoglio le obbligazioni della banca d’affari deve anch’essa svalutarle in bilancio, peggiorando il suo “standing” (cioè il suo prestigio) creditizio. Quindi raccogliere i soldi gli costa di più e decide anche di prestarli di meno alle varie aziende italiane. Fra cui quella meccanica in cui lavora il ragionier Stupazzoni che già aveva un po’ di difficoltà perché non riusciva ad esportare più negli USA dove i vari Smith hanno ben altri problemi che acquistare nuove cose. Ecco che alla fine dei giochi troviamo il ragionier Stupazzoni su una panchina del parco, licenziato dall’azienda (siamo sotto i 16 dipendenti) e con in mano delle obbligazioni o una polizza di un rinomato gruppo-bancario assicur
ativo che adesso vale meno di quello che ci aveva investito lui.
DATEMI UNA LEVA E VI SOLLEVERO’ IL MONDO - Ecco spiegato come quel meccanismo che si chiama “leva finanziaria” e che in tempi di crescita aiuta ad aumentare gli utili e anche i posti di lavoro, appena le prospettive si fanno peggiori moltiplica in negativo ogni evento amplificandone la portata anche oltre la sua reale portata. Ed ecco perché è così importante limitare il panico, le notizie negative fino anche a sostenere finanziariamente alcune di queste società come sta facendo la FED negli USA (causando tutti i danni collaterali che sappiamo). Peccato che sinceramente il malaccorto tentativo di queste assicurazioni italiane sembra proprio il classico pannicello caldo, più utile a togliere dall’imbarazzo i loro manager durante le assemblee di presentazione del bilancio che a convincere della bontà dello stesso gli analisti finanziari e di Borsa che sanno benissimo come stanno le cose. Forse l’unico che se ne accorgerà tardi sarà proprio il nostro ragionier Stupazzoni. Il quale probabilmente ha anche un bel gruzzolo da investire a Piazza Affari, e ha “puntato” quei titoli assicurativi lì, che sembrano avere bilanci così sani nonostante la crisi dei mutui. Scusatelo: lui di solito non li legge, i trafiletti del Sole.

























C’è anche da dire che comunque nei tempi “d’oro” molti c’hanno guadagnato investendo nei titoli assicurativi. E’ una ruota che gira, non tovi?
Miriam
…….e non legge neanche “giornalettismo”……
complimenti, articolo semplice e penetrante
se non legge Giornalettismo è un suo problema: è gratis.