Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Inchiestadi Pietro Salvato e Teresa Scherillo
pubblicato il 12 ottobre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Le prossime elezioni regionali in Campania hanno evidenziato tutte le faide all’ interno del Pdl locale. Tra accuse e calunnie alla fine sarà Silvio Berlusconi a decidere chi lanciare per l’assalto a Palazzo Santa Lucia.

L’accusa è da far tremare i polsi. “Era a disposizione dei casalesi”. cosentino01g Nicola Cosentino, il candidato a disposizione dei casalesiL’accusatore è Dario De Simone,  pentito del clan camorrista dei “casalesi”, la più feroce organizzazione criminale della Campania. L’accusato è Nicola Cosentino, attuale Sottosegretario al ministero dell’Economia di Giulio Tremonti e potentissimo reggente del Pdl in Campania. Grazie alle sue dichiarazioni rese alla Procura distrettuale antimafia, De Simone è stato determinante per le condanne di molti esponenti del suo ex clan nel cosiddetto maxiprocesso “Spartacus”. “L’onorevole Cosentino aveva avuto espressamente il nostro aiuto – afferma De Simone – per le sue elezioni, era a disposizione per qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare. Se gli avessimo chiesto un certo tipo di lavoro pubblico, non esisteva che potesse rifiutarsi”.

TUTTI I PENTITI LO ACCUSANO - Ma non è solo De Simone a tirare in ballo il coordinatore pidiellino e probabile candidato del centro-destra alle prossime elezioni regionali. Altri quattro collaboratori di giustizia hanno chiamato direttamente in causa il politico berlusconiano. Il primo verbale che lo accusa risale al settembre 1996, l’ultimo al primo aprile 2008: tutti prima di diventare il vice del ministro Tremonti. Cosentino è stato indicato nel 1998 da Domenico Frascogna come postino insospettabile dei messaggi del capo dei capi, Francesco Schiavone, il famoso “Sandokan”; da Carmine Schiavone, suo cugino, come candidato della famiglia nelle elezioni comunali e provinciali. Nel febbraio 2008 da Michele Froncillo come il contatto per vincere le gare pubbliche. Infine, Gaetano Vassallo,  l’imprenditore di camorra che per un ventennio ha inondato la Campania di scorie tossiche, descrive il suo ruolo negli appalti per consorzi rifiuti e termovalorizzatori. Il settimanale L’Espresso ha invece ricostruito come alla società della famiglia Cosentino,  un colosso nel settore del gas (l’Aversana Petroli di Casal di Principe, l’azienda a cui era diretto il carico di GPL che ha provocato il disastroso incendio alla stazione di Viareggio di qualche mese fa) fosse stato negato il certificato antimafia: un permesso concesso solo dopo l’intervento del prefetto di Caserta Elena Stasi, poi eletta al parlamento per il Pdl grazie anche al sostegno dell’attuale sottosegretario all’Economia. Cosentino agli amici è soprattutto noto con il soprannome di famiglia ereditato dal padre: “O’ Americano”. In tutta Terra di lavoro (la provincia di Caserta) i Cosentino sono considerati una famiglia potentissima. Lo stesso tribunale di Santa Maria Capua Vetere è in un condominio di loro proprietà, mentre nella vicina Sparanise sorge la centrale elettrica diventata ormai il principale core-business della famiglia.

LA SOLIDARIETA’ DI BERLUSCONI - Nonostante la gravità delle stor 10747765 48110 Nicola Cosentino, il candidato a disposizione dei casalesiaccuse, Cosentino non si è smosso di un centimetro dalla sua poltrona ministeriale, anche in virtù dell’attestato di stima ed affetto rilasciato dallo stesso premier Silvio Berlusconi, che ha così chiuso la questione: “Ho assicurazione personale dagli interessati che si tratta di operazioni legate alla politica, e non a quella realtà”. Pure il ministro Gianfranco Rotondi si è detto solidale con Cosentino arrivando a paragonare la sua vicenda a quella di Giulio Andreotti e del famoso “bacio con Riina”. Eppure le accuse di De Simone appaiono molto circostanziate: “Cosentino mi chiese di aiutarlo nella campagna elettorale. Io mi diedi da fare. Parlai con il coordinatore nella zona di Forza Italia. Ho parlato anche con Walter Schiavone, Vincenzo Zagaria, Vincenzo Schiavone: tutte persone che per altro ben conoscevano il Cosentino. Un buon gruppo di noi frequentava il club Napoli di Casale, circolo che frequentava anche il Cosentino. Durante la latitanza, io e Walter Schiavone abbiamo dormito spesso lì. Solo a Trentola Ducenta (piccolo comune del casertano n.d.r.) ha raccolto 700 preferenze. Io stesso ho chiesto a varie persone la cortesia di votare Cosentino. Certamente quando io chiedevo delle cortesie ai vari amici di Trentola nessuno le rifiutava. Un po’ tutta l’organizzazione si è occupata delle sue elezioni. Per la zona di Aversa si è interessato Francesco Biondino, per la zona di Lusciano Luigi Costanzo, per la zona di Gricignano la famiglia di Andrea Autiero, per la zona di Casaluce tale L. V., per quella di Teverola il ragioniere Di Messina”. Tutte le persone indicate sono state poi arrestate. De Simone, all’epoca latitante, ricostruisce nei suoi verbali molto dettagliatamente i colloqui con Cosentino. “Dopo le elezioni e fino al momento del mio arresto discutevamo della situazione che si è venuta a creare dopo la retata Spartacus. Cosentino mi tranquillizzava dicendo che la sola parola di Carmine Schiavone non poteva consentire una condanna definitiva e che pertanto, nell’eventualità del mio arresto, dopo un periodo di carcerazione preventiva sarei comunque uscito. Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge sui collaboranti della giustizia. Ricordo anche che parlavamo degli orientamenti politici dei giudici che si occupavano delle nostre vicende, in particolare del dottor Greco e del dottor Cafiero che ritenevano particolarmente agguerriti nei nostri confronti. Arrivammo alla conclusione che l’affermazione di Forza Italia avrebbe potuto mutare la situazione, nel senso che i giudici di sinistra sarebbero stati ridimensionati e non avrebbero più avuto quel potere alla Procura di Napoli.

10 commentistampa - fallo leggere