Pubblico? Privato? Oppure semplicemente opportunismo ed ipocrisia? Cosa si è disposti a nascondere e a tradire per arrivare in alto?
Sempre di più ci si trova di fronte alla difficoltà di distinguere i confini ormai labili tra la sfera pubblica e quella privata. Quali i criteri che consentono con giusta causa di rendere pubblici aspetti riservati che attengono squisitamente alla sfera intima e personale di ciascuno? Un mondo di contraddizioni, opposte fazioni di chi rincorre affannosamente il quarto d’ora di celebrità e di chi invoca indignato il diritto alla privacy. La faccenda si complica se il soggetto in questione riveste un incarico politico ed istituzionale di indubbio rilievo e se emergono aspetti della sua condotta privata che stridono o rinnegano ideali e posizioni rappresentate strenuamente in pubblico. E che dire se proprio per dette posizioni si è stati votati dagli elettori e di conseguenza eletti?
SOTTO LA LENTE DI INGRANDIMENTO- Nello specifico la questione la pone un documentario del regista Kirby Dick dal titolo Outrage. Il film prende di mira quei politici americani che mentre si spendevano con fierezza nell’osteggiare le politiche a favore della parità dei diritti dei gay in pubblico, stipavano nell’armadio la loro nascosta omosessualità. Il film è stato selezionato per partecipare al TriBeCa Film Festival 2009, che si terrà tra il 22 aprile e il 3 maggio
a New York, ma la sua uscita nelle sale è prevista per l’8 maggio. Outrage è un chiaro atto d’accusa contro l’ipocrisia del mondo politico, ne mette a nudo aspetti privati insospettabili, rivelandone aspetti privati insospettabili, mostrando nei dettagli i danni che questi comportamenti sconsiderati hanno inflitto a milioni di americani e aspetto da non sottovalutare del documentario, viene esaminata la complicità dei media nel mantenere i loro segreti. Politici sotto la lente d’ingrandimento mentre scorrono una carrellata di riprese d’archivio, di notizie e interviste esclusive che ne scandagliano la psicologia, lo stile di vita matrimoniale, l’etica. Tra i politici coinvolti negli scandali degli ultimi anni compare il senatore dell‘Idaho Larry Craig, parlamentare repubblicano, ben noto per le sue posizioni contro gli omosessuali, arrestato in un bagno pubblico dell’aeroporto internazionale di Minneapolis per essersi lanciato alla conquista di un attraente poliziotto in borghese. L’episodio risale al 2007 e due mesi dopo il clamore della vicenda il senatore fu costretto a dimettersi dopo essersi dichiarato colpevole di condotta disordinata. “Ho sbagliato a farlo, volevo levarmi di torno la stampa che mi stava alle calcagna”, dichiarò poi Craig, ufficialmente sposato con una moglie e tre figli adottati.Già nel 2006 un attivista gay, Mike Rogers, lo aveva accusato di appartarsi con uomini nei bagni della stazione, accuse tutte sistematicamente rispedite al mittente da Craig. Per comprendere l’entità dello scandalo basti ricordare che Craig fu tra quelli che votarono contro l’inserimento della violenza omofoba nella legge sui crimini dettati da odio, intolleranza e razzismo.
PRIVACY, NON IPOCRISIA- Ancora nel 2005 il rapporto particolarmente affiatato, per così dire, del deputato della Florida, Mark Foley, fu uno dei motivi che gli compromise la carriera politica. Molte le teste dei repubblicani rotolate via dopo che la tagliola degli scandali si è abbattuta inesorabile.
Come ha spiegato Barney Frank, forse il più noto personaggio apertamente gay del Congresso “C’è un diritto alla privacy, ma non il diritto all’ ipocrisia. E ‘molto importante che le persone che fanno la legge debbano anche rispettarla.” Il caso dell’attivista Mike Rogers è sicuramente emblematico nell’analisi della questione conflittuale tra ciò che attiene alla privacy e va salvaguardato e ciò che invece deve essere reso pubblico per il bene della collettività. Rogers in Italia è quasi sconosciuto, ma in America è considerato da taluni quasi un pericolo pubblico. Sul suo blog porta avanti una battaglia tutta personale contro l’omofobia e a favore del riconoscimento degli omosessuali. Pubblica liste di persone rivelandone l’omosessualità, in genere preti o politici anti-gay. Raccoglie e-mail e testimonianze che affluiscono sempre più numerose sul suo blog e costringe all’outing molti insospettabili benpensanti americani. Le critiche giungono a Rogers dalla stessa comunità gay che lo accusa di danneggiare la causa per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali invece che sostenerla. “Per molti di noi, il coming-out è un processo, un viaggio molto personale, individuale”. dice Mark Agrast, un ex assistente al top l’ex rappresentante Gerry Studds, il democratico del Massachusetts, che fu il primo membro apertamente gay del Congresso. Agrast è stato uno dei membri fondatori della Lesbian and Gay Association del personale del Congresso. L’obiezione a Rogers dunque è quella di aver trasformato la sua lotta personale all’ipocrisia in una vera e propria caccia all’uomo. Appare evidente che i metodi utilizzati da Rogers, sebbene ispirati da un fine necessario come quello di aiutare la comunità gay ad ottenere il giusto riconoscimento dei diritti civili finora negati, molte perplessità le suscita.




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