Quando Facebook era sessista
di Dario Ferri - Una ex dipendente del social network racconta il lato oscuro dell'azienda di Zuckerberg
Si chiama “The Kings Boy: un viaggio nel cuore del social network” il libro di Katherine Losse, dal 2005 al 2012 dipendente di Facebook, che racconta l’anima sessista dell’azienda creata da Mark Zuckerberg.
LE RIVELAZIONI – Losse, lavoratrice numero 51 del sito che avrebbere rivoluzionato il web, fu assunta per rispondere agli utenti a domande del tipo: “Che cos’è un poke?”. Oppure: “Perché non posso accedere al profilo della mia fidanzata?”. Con il passare del tempo – è lei a raccontarlo in prima persona – si accorse che il suo impiego a Facebook diventava molto più di un semplice lavoro, un’attività che richiedeva dedizione incondizionata alla “causa”. I dipendenti venivano costretti a vivere entro un miglio dalla sede aziendale, incitati a carichi di lavoro estenuanti, le donne obbligate ad indossare la maglia di Zuckerberg nel giorno del suo 22esimo compleanno.
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IL SOCIAL CHE NON T’ASPETTI – Losse è passata dal ruolo di impiegata nella cura dei rapporti con i clienti all’incarico di senior manager, per diventare poi ghostwriter del capo Zuckerberg. Oggi si chiede peoccupata se il modello di relazioni sociali interne a Facebook rappresentino fedelmente il mondo che il social network vorrebbe costruire. Nel raccontare la sua esperienza lavorativa Kate parla di una mentalità anni ’50 nel rapporto uomo donna ampiamente diffusa negli uffici, e capace di spingere i dipendenti maschi a chiedere esplicitamente alle colleghe incontri di sesso a tre, a rivolgere insulti estremamente offensivi, o complimenti volgari. La discriminazione – riporta Losse – avrebbe generato anche diversi trattamenti dal punto di vista strettamente economico.
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