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Internidi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 7 ottobre 2009 alle 18:06 dallo stesso autore - torna alla home

E’ arrivata la sentenza che tutti attendevano. E che i pronostici della vigilia davano come più gettonata. Berlusconi: “Vado avanti, la Consulta è di sinistra”.

cortecostituzionale Bocciato il Lodo Alfano. Silvio comincia a tremareLa Corte costituzionale ha bocciato il lodo Alfano. La discussione della Consulta sulla costituzionalità o meno della legge sull’immunità alle alte cariche dello Stato è finita nello scenario peggiore per Berlusconi: la legge viene bocciata, e i processi ricominciano. Il Lodo è stato respinto in base all’articolo 138 della Costituzione, oltre che dell’articolo 3. Si riapriranno automaticamente i due processi in corso a Milano. La Consulta ha bocciato il ‘lodo Alfano‘ per violazione dell’art.138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal ‘lodo’ per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato). Il ‘lodo’ è stato bocciato anche per violazione dell’art.3 (principio di uguaglianza). L’effetto della decisione della Consulta sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset (All Iberian). In più, anche le procure di Firenze e Palermo potrebbero avere qualcosa da dire in proposito. La decisione, informa l’Ansa, è stata presa a maggioranza dalla Corte. Nove a sei il risultato finale. Il comunicato ufficiale: “Giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale, la Consulta dichiara l’illeggittimità costituzionale del Lodo per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. La Corte ha dichiarato inammissimibili le questioni di illeggittimità costituzionale portate dal Gip di Roma“. Nota del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti: “E’ una sentenza politica, ma il governo continuerà a lavorare“. Il particolare di colore è che ieri l’avvocato Pecorella a Matrix sfotteva Ignazio Marino dicendogli che lui non era un giurista. Beh, è in buona compagnia forse. “Niente, non succede nulla, andiamo avanti, io non ci ho mai creduto perché una corte con 11 giudici di sinistra come facevamo? La sintesi è ‘Meno male che Silvio c’è’, perché altrimenti saremmo in mano alla sinistra. Abbiamo una minoranza di magistrati rossi che ci colpiscono, il capo dello Stato sapete da che parte sta e il 72% della stampa contro. Noi andiamo avanti, i processi sono farse, sottrarrò qualche ora per difendermi nel processo e sbugiardarli. Viva l’Italia, viva Berlusconi“, ha dichiarato a caldo Berlusconi uscendo da Palazzo Grazioli.

SI PREANNUNCIA BURRASCA – Nel frattempo, Bossi è andato a palazzo Grazioli per un incontro con il premier Silvio Berlusconi. Oltre al Senatur sono arrivati anche Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.Sono da poco arrivati nella residenza studio romana del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, palazzo Grazioli, anche la vicepresidente del Senato Rosi Mauro, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto e il capogruppo della Lega al Senato Federico Bricolo. “Berlusconi è forte e deciso a combattere, non si arrenderà e non vuole elezioni anticipate. Se si ferma il federalismo facciamo la guerra” dice invece Umberto Bossi a caldo. “La sentenza che la Corte Costituzionale ha appena pronunciato susciterà certo molte discussioni e polemiche. Ma c’è un punto politico che va subito ribadito con assoluta nettezza: per le questioni politiche ed elettorali, per decidere chi debba governare e chi debba stare all’opposizione, l’unico giudice è l’elettorato, il popolo sovrano», dice il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. «E il popolo sovrano, alle elezioni politiche, ha largamente scelto Silvio Berlusconi, che ha il diritto-dovere di governare per tutta la legislatura. Peraltro, tutte le scadenze elettorali successive alle politiche (regionali, europee, amministrative) hanno largamente confermato una enorme fiducia degli elettori verso il governo e il premier. L’opposizione si rassegni, dunque; si prepari ad un lavoro di lunga lena, e non speri di poter sovvertire il responso elettorale deciso dagli italiani», conclude Capezzone. “Noi l’avevamo detto, per questo ci eravamo rivolti al capo dello Stato per non firmare“, dice Antonio Di Pietro. «La corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perchè smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia per i valori della legalità e che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità. Il governo andrà avanti mentre chi ha tradito la propria funzione di garanzia non cancellerà la volontà democratica del popolo italiano». Lo afferma Maurizio Gasparri, mentre Ghedini dice che la sentenza “va contro i principi che lei stessa ha enunciato“. Non è così, dice una costituzionalista a SkyTg24: dei giudici che giudicarono il Lodo Schifani, solo 4 sono rimasti nell’attuale Consulta. Quella del 2004 era una sentenza asettica, che non ha detto né questo né altro. Anche Alfano parla di “sentenza che sorprende“. Silvio Berlusconi, la prima battuta: “Vado avanti, la Consulta è di sinistra“.

lodoalfano Bocciato il Lodo Alfano. Silvio comincia a tremareLA CORTE - La Corte costituzionale è composta da quindici giudici: il presidente Francesco Amirante (eletto dalla Corte di cassazione), il vice presidente Ugo De Siervo (eletto dal Parlamento), Paolo Maddalena (eletto dalla Corte dei conti), Alfio Finocchiaro (eletto dalla Corte di cassazione), Alfonso Quaranta (eletto dal Consiglio di Stato), Franco Gallo (nominato dal presidente della Repubblica), Luigi Mazzella (eletto dal Parlamento), Gaetano Silvestri (eletto dal Parlamento), Sabino Cassese, Maria Rita Saulle e Giuseppe Tesauro (nominati dal presidente della Repubblica), Paolo Maria Napolitano e Giuseppe Frigo (eletti dal Parlamento), Alessandro Criscuolo (eletto dalla Corte di cassazione) e Paolo Grossi (nominato dal presidente della Repubblica). Nulla di fatto nella seduta mattutina, la Corte si era aggiornata nel pomeriggio. La seduta è ripresa alle 16. Protagonista della seduta di ieri la singolare difesa dei legali del premier. “La legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione” aveva dichiarato l’avvocato e parlamentare del Pdl Niccolò Ghedini. In mattinata si era sparsa la voce di un’approvazione piena o quasi, presa con una maggioranza abbastanza larga dei presenti. Una nota di colore: il sito Dagospia ha prima scritto che il Lodo era salvo e poi, qualche ora dopo, che c’era stato un “ribaltone” e adesso era a rischio bocciatura. Insomma, pur di prenderne una basta dirle tutte.

POLEMICA BOSSI-BERSANI - La giornata era stata finora caratterizzata dalle dichiarazioni di Umberto Bossi. “Io sono per la saggezza. Perché sfidare l’ira dei popoli?“, aveva detto il Senatur. “Non sarà bocciato, speriamo bene. Non si può sfidare l’ira dei popoli…“. Dichiarazioni arrivate dopo l’incontro con il presidente della Camera, Gianfranco Fini: “Ci siamo chiariti le idee, mentre aspettiamo la decisione. Io e Fini non vogliamo le elezioni, perché dobbiamo fare le riforme, altrimenti cosa andiamo a dire alle persone?“. E Se il Lodo Alfano venisse bocciato? Allora, spiega il Senatùr, “noi potremmo entrare in funzione solo trascinando il popolo. E il popolo lo abbiamo, sono i vecchi Galli“. Più tardi il ministro chiarisce: in caso di bocciatura del provvedimento, le elezioni regionali diventerebbero “politiche“. Lì “il popolo si esprimerà su Berlusconi“, che «naturalmente vincerebbe». Le risposte non hanno tardato. «È inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale» afferma Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Pd. «Le decisioni che arriveranno dalla Consulta - continua Bersani – devono essere in ogni caso rispettate, per non mettere a rischio gli elementi fondamentali di convivenza civile e le fondamenta stesse delle istituzioni democratiche. In ogni caso – conclude – vorrei ricordare a Bossi che il monopolio del popolo non ce l’ha lui». «Bossi vuole trascinare il popolo e precisa che si riferisce ai vecchi Galli? – afferma in una nota il capogruppo IdV alla Camera, Massimo DonadiQualcuno spieghi al ’senatur’ che Asterix e Obelix non esistono. E gli ricordino anche che è un ministro della Repubblica e che certi toni sono pericolosi perché infuocano gli animi e incitano alla violenza. Poi saremmo noi gli eversori».

SULLA STAMPA ESTERA – In più, ampio spazio era stato dato sulle prime pagine dei maggiori quotidiani internazionali sulla riunione della Corte Costituzionale. Mentre il Financial Times e il New York Times avevano evidenziato il significato politico della sentenza, il Wall Street Journal ha ricordato che, in caso di bocciatura del lodo, il premier sarà imputato in due processi. Il britannico FT dedica due ampi articoli alla vicenda. Il primo, intitolato «La chiamata alla conferma dell’immunità del premier» è per lo più di cronaca. Nel secondo, invece, il giornale scrive che la vicenda «sta mettendo a fuoco i contorni politici dell’era post-Berlusconi, in mezzo a chiari segni di disintegrazione del bipolarismo emerso dalle elezioni del 2008 con una riconfigurazione del centro». In questo contesto, si legge nell’articolo, Italia Futura, il ‘think-tank’ lanciato oggi da Luca Cordero di Montezemolo, «è un gruppo di pressione teso a riempire il vuoto politico lasciato dai principali partiti scatenando un’inevitabile speculazione sul fatto che Montezemolo sta per entrare in politica». Sempre in Gran Bretagna, The Times, in un articolo intitolato «I legali di Berlusconi usano la tesi della ‘Fattoria degli Animalì nella richiesta di mantenerlo al di sopra della legge», si sofferma invece sulla tesi sostenuta davanti ai giudici della corta dagli avvocati del premier: «la legge dovrebbe considerarlo il ‘primo tra gli egualì e continuare a proteggerlo da azioni giudiziarie». Una tesi, si legge nel giornale, che ricorda il messaggio lanciato da George Orwell nel suo messaggio: «Tutti gli animali sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri».

SPAGNA FARABUTTA- In Spagna El Pais, in un articolo intitolato «L’avvocato di Berlusconi: ‘La legge è uguale per tutti, non la sua applicazione», ha evidenziato come i legali del premier abbiano usato «variopinti argomenti giuridici e politici per difendere l’immunità ». Comunque andrà a finire – conclude il giornale, sottolineando che il lodo «ha paralizzato quattro processi» contro il Cavaliere – «una sensazione sovrastava ieri la sede della Corte Costituzionale, Berlusconi e i suoi milionari avvocati sono pronti a contrastare tutto e uscirne indenni». Oltreoceano il New York Times titola «I legali di Berlusconi pressano per la necessaria immunità del leader». All’interno, l’articolo, ripercorrendo le principali tappe del lodo, sostiene che la sentenza della Corte «potrebbe determinare il futuro del governo». La bocciatura del lodo – incalza il quotidiano – «potrebbe guidare la pressione sul premier a dimettersi, con l’eventualità di nuove elezioni». Sempre negli Usa, THE WALL STREET JOURNAL fa un’ampia rassegna dei procedimenti giudiziari che hanno riguardato, indirettamente, il premier. Poi conclude: «Berlusconi, sommando tutte le indagini e i processi pendenti, sarebbe condannato a 21 anni di prigione», in caso di bocciatura del lodo Alfano.

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