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pubblicato il 7 ottobre 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il responsabile della Protezione civile ha parlato di lutti che si potevano evitare, di omissioni colpose e irresponsabilità colpevoli. Ma, come spesso accade, ha evitato accuratamente di indicare a chi si riferisse

32 bertolaso Bertolaso indichi i responsabili delle morti in Abruzzo In un paese normale, a un j’accuse corrisponde una reazione. Da noi, se il responsabile della Protezione civile dice che “la parte dirigente di cui sono parte non ha saputo evitare tanti lutti, i morti de L’Aquila potevano non esserci“, e punta il dito contro “omissioni colpose” e “irresponsabilità colpevoli“, non succede quasi niente.

NOMI E COGNOMI - Il 17 settembre Guido Bertolaso scrive una lettera al settimanale Left-Avvenimenti in risposta a un padre di uno studente morto nel terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Sergio Bianchi, il destinatario della lettera, era il papà di Nicola, uno dei 55 universitari finiti sotto la Casa dello Studente, chiede al responsabile della Protezione Civile il perché di quanto accaduto. La risposta è agghiacciante: “Mi assumo la piena responsabilità di ciò che ho fatto e che faccio, insieme a quelle di chi non ha fatto e non ha assunto responsabilità quando doveva farlo per evitare la morte di persone innocenti. Un’intera classe dirigente non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone“. E la lettera chiude così: “È giusto che non si chiami fatalità o disgrazia ciò che poteva essere evitato“. Quando la lettera viene pubblicata sul settimanale, e finisce anche letta a un congresso dell’Italia dei Valori a Vasto in provincia di Pescara, quelli di Left chiedono a Bertolaso di approfondire con nomi e cognomi quanto appena scritto. Solo che, stranamente, il capo della Protezione Civile a quel punto si nega. Di più: fa dire dal suo portavoce di non avere null’altro da aggiungere a quanto già scritto.

UN SILENZIO RUMOROSO - Bertolaso insomma non ha nulla da dire. Ed è un vero peccato. In primo luogo perché, come fa notare Antonio Di Pietro, “in quanto pubblico ufficiale a conoscenza di abusi, ha il dovere di riferire alle autorità giudiziarie“. Qui non si tratta di giustizialismo: è Bertolaso stesso ad affermare che ci sono delle responsabilità, e, non essendo la sua una nomina politica, è difficile che parli genericamente di responsabilità “politica“: non si può, Bertolaso, riferire genericamente ad enti locali che hanno lasciato costruire in zone non adatte, o a chi non ha eseguito a regola d’arte i lavori. Perché queste responsabilità, ove ve ne fossero, non sono semplicemente da attribuire a tutti quelli che si trovano all’interno della storia. Ogni costruzione ha un funzionario che ne ha autorizzato l’edificazione, e un’azienda che l’ha tirata su. Ogni momento nella gestione dell’emergenza, compresa l’assenza di un tentativo di “prevenzione“, ha un responsabile ben preciso, dal punto di vista delle decisioni da prendere. Gli ingredienti per una denuncia precisa e circostanziata ci sono tutti. A volerli trovare.

… E INTERESSATO? – A meno che quello di Bertolaso non sia un silenzio interessato. Il che può accadere per due motivi. Il primo: il capo della Protezione Civile ha scritto “senza pensare” che quello che scriveva potesse essere equivocato: lui parlava “in generale“, senza riferirsi a responsabilità specifiche che non saprebbe individuare. Una formula di spiegazione magari un po’ da verbale giudiziario, che rivelerebbe un po’ di faciloneria da parte dell’uomo. Eppure, non sembra uno con abitudini del genere. Il secondo motivo: il capo della Protezione Civile non parla per convenienza, nel senso che scatenare una polemica o, peggio, un’inchiesta giudiziaria potrebbe essere malvisto dal punto di vista politico. Anche questa un’ipotesi da tenere lontana: è troppo onesto, Bertolaso, per scegliere una via del genere. E’ troppo istituzionale per una furbata di bassa lega come questa. Però la domanda rimane: perché Bertolaso non spiega quello che voleva dire, quando diceva che i morti de l’Aquila potevano essere evitati?

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