CERVELLI DIVERSI – Improbable research, nonostante stia a Cambridge – quella del Massachussets, non la città rivale dei canottieri di Oxford – è la quintessenza
dell’italianità e stupisce che l’alzata d’ingegno non sia venuta a qualcuno dei nostri. O meglio, la ragione per cui non sia venuta a noi si può probabilmente evincere dall’incipit della dichiarazione di intenti: “Our goal is to make people laugh, then make them think.” Sulla prima (far ridere la gente) ci possiamo stare, ma sulla seconda (farla pensare) avremmo delle difficoltà. Ed è del tutto fuori portata il resto, cioè: ”We also hope to spur people’s curiosity, and to raise the question: How do you decide what’s important and what’s not, and what’s real and what’s not — in science and everywhere else?” Un paese che crede che la libertà di stampa sia messa in pericolo da Berlusconi non offre grandi certezze sulla capacità di distinguere un fake da una cosa seria e, magari, potrebbe pure convincersi che le vacche che hanno un nome proprio facciano più latte di quelle che non ce l’hanno. Negli USA Catherine Bertenshaw e Peter Rowlinson hanno vinto l’IGNobel della Medicina Veterinaria per questa rivoluzionaria scoperta; da noi avrebbero innescato una polemica infinita sulla crisi della socialità nelle stalle e sul bisogno di dare nomi fortemente connotati alle radici e alla tradizione del territorio. Tuttavia, siccome ogni nazione deve fare i conti con la propria vocazione, sarebbe un bel gesto di consapevole umiltà ammettere che, scudo o non scudo, i cervelli che possiamo pensare di attrarre in Italia sono di quel tipo lì. Del resto, abbiamo località splendide dove organizzare le cerimonie di consegna dei premi e migliaia di Sindaci pronti a mettersi in fila per ospitare l’evento.
PRO E CONTRO – È certo che studi di grande importanza per l’umanità (“Sono migliori le bottiglie vuote o piene per spaccare la testa a qualcuno? – IGNobel
per la Pace) da noi mancano del sostegno della classe politica e di quella dei baroni che controllano posti e cattedre, ma certi settori del sapere umano sono indagabili anche in situazione di ristrettezza di fondi e senza l’appoggio delle caste. Con un poco di buona volontà, avremmo potuto portare a casa l’IGNobel per la letteratura toccato alla Polizia irlandese e vinto banalmente multando per ben 50 volte un cittadino polacco il cui nome è stato verbalizzato altrettante volte come Prawo Jazdy : peccato che, in polacco, significhi “patente”. Non abbiamo concorrenti in grado di fare meglio? Difficile da sostenere. Insomma, forse non potremmo ambire all’IGNobel massimo, andato quest’anno alla Dottoressa Elena Bodnar che si è inventata un reggiseno trasformabile in maschera antigas, ma la nostra porca figura ce la potremmo fare ad ogni edizione e non solo una volta ogni tanto. Come nel 2008, quando Massimiliano Zampini si prese l’IGNobel per la Nutrizione grazie ad uno studio che dimostrava come si potesse agire sulla percezione di freschezza di una patata semplicemente agendo sul suono prodotto mordendola. Son cose grosse e i vantaggi di scegliere una politica della ricerca di base nazionale concentrata su progetti specifici e di immediata applicazione sono evidenti: meno costi, meno ostacoli burocratici, meno pressioni ideologiche e possibilità di monetizzare immediatamente i risultati. Però, e già l’abbiamo detto, c’è uno svantaggio che va tenuto in considerazione e che rischia di compromettere la fattibilità di questo progetto: qui la prenderebbero molto sul serio, forse troppo. E allora ci toccherebbe assistere ad interminabili discussioni sulla credibilità delle fonti e sulla ripetibilità dell’esperimento con inevitabile scissione in sostenitori e detrattori, amici e nemici e via di seguito. Forse è meglio restare così come siamo e continuare a discutere di scudo fiscale perché noi le cazzate non le sappiamo distinguere, ma gli altri sì.




… e quindi?
è incredibile: hanno rubato un Ig Nobel! Sicuramente è un italiano
Tremonti è bugiardo quanto Berlusconi. nessun regime spende per il bene generale ma per i propri interessi. E' sempre accaduto così, da che mondo è mondo, con tutti i regimi, è più facile che usino una parte dei soldi per rifare le case a Messina, quello si, perchè è demagogia che rende frutti elettorali, ma spendere per la ricerca “”che non si vede”", quello non lo faranno MAI.