Tremonti lo ha ripetuto più volte: i soldi che metteremo in berta grazie alla cortese collaborazione degli ex esportatori di capitali saranno destinati all’università, al sociale e alla scuola. Così cominceremo ad attirare cervelli. Il problema è capire quali.
C’è un sacco di gente che se l’è presa col Ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, e con la sua idea di “perdonare” tutti i nostri connazionali che, causa eccessiva apprensione fiscale, hanno scelto a suo tempo di mandare a svernare nelle banche svizzere i propri capitali. Secondo il Divo Giulio, confortato in questo dall’Associazione Italiana Private Bankers, il pizzo del 5% sarebbe sufficiente per convincere un numero di bipedi equivalente a circa 300 miliardi di euro che in Italia non si sta nemmeno tanto male. Tuttavia, siccome l’opposizione si è opposta parecchio sui giornali e in televisione dimenticandosi di farlo anche nell’unica sede dove avrebbe dovuto, cioè in Parlamento, c’è da pensare che la promessa di destinare l’ipotesi di gruzzolo ad un non meglio precisato sociale in salsa scuola e università abbia fatto breccia tra qualche soldatino delle schiere avverse al governo. In fondo siamo pur sempre la patria del fine che giustifica i mezzi e, di fronte a tale nobiltà di intenti, si può ben chiudere un occhio sull’ennesima lapide eretta nel cimitero delle sanatorie urbi et orbi. Ora, al di là del guappismo dipietrista che grufola e moraleggia in tutto il mondo, Molise escluso, il punto della questione è lo stesso di sempre. Come si intenda reperire i talleri – bello o brutto che sia il sistema – è chiaro, meno evidente è quanti e come si intenda spenderli. E il diavolo, si sa, si nasconde sempre nei dettagli.
TRECENTO – In questi giorni sono girate cifre da capogiro, tipo quella che abbiamo citato all’inizio. Trecento miliardi di capitali – un quinto del totale dei risparmi interni – forse è un tantino troppo, specie se vogliamo tenere fuori la parte di competenza criminale. Infatti, il tesoro raccomanda prudenza che va a finire che qualcuno ci crede sul serio e comincia a tendere la manina. Tanto più che, come ricorda impietosamente Sergio Rizzo sul Corrierino dei Piccoli, gli incassi effettivi delle centinaia di “ultimi” condoni italiani si sono attestati costantemente sotto la soglia minima del ridicolo. Quindi, siccome nessuno sa – né può – stimare senza suscitare l’ilarità del pubblico l’ammontare del bottino, cominciare dalla lista dei destinatari è una cialtroneria bella e buona che serve giusto a tenere in pace le coscienze politiche più inclini al patteggiamento e ad abbindolare eserciti di boccaloni disposti a scambiare le favole con la realtà. Tanto per cambiare, si comincia un viaggio verso non si sa dove riempiendo il serbatoio con ipotesi di benzina.
SCENARI E OPZIONI – Se non succede un miracolo, quindi, è ragionevole ipotizzare che anche il terzo scudo porterà nelle casse dell’erario più polemiche che quattrini per cui è meglio preparasi: le riforme, se si faranno, saranno monche e la ricerca italiana resterà più o meno quella che è adesso, cioè un posto dove ci sono singoli che si sbattono tra un miliardo di difficoltà per ottenere a caso un qualche risultato di rilievo da esportare all’estero. A meno che, con un atto di coraggio senza precedenti, non si sia finalmente pensato di realizzare l’unico programma di sostegno alla ricerca fattibile dalle nostre parti. Vale a dire la rinuncia ufficiale all’eccellenza, per la quale nessun politicante o barone ha mai provato sentimenti di sincero amore, e via libera al cazzeggio fine a se stesso. Magari riprendendo e migliorando un’idea che oltreoceano riscuote da parecchio tempo un discreto successo.
























… e quindi?
è incredibile: hanno rubato un Ig Nobel! Sicuramente è un italiano
Tremonti è bugiardo quanto Berlusconi. nessun regime spende per il bene generale ma per i propri interessi. E' sempre accaduto così, da che mondo è mondo, con tutti i regimi, è più facile che usino una parte dei soldi per rifare le case a Messina, quello si, perchè è demagogia che rende frutti elettorali, ma spendere per la ricerca “”che non si vede”", quello non lo faranno MAI.