Iraq, è caccia al gay

02/10/2009 - Nel cono d’ombra mediatico garantito dagli attentati, gli ex sudditi di Saddam cominciano a sperimentare i piaceri del ritorno al fondamentalismo. Oggi è il turno degli omosessuali, e domani? Dalla caduta del regime di Saddam Hussein il controllo politico dell’Iraq

     
 

di

Nel cono d’ombra mediatico garantito dagli attentati, gli ex sudditi di Saddam cominciano a sperimentare i piaceri del ritorno al fondamentalismo. Oggi è il turno degli omosessuali, e domani?

Dalla caduta del regime di Saddam Hussein il controllo politico dell’Iraq è passato nelle mani degli ayatollah; negli ultimi anni si è instaurata una e vera e propria guerra civile – che si sovrappone a quella collegata alla presenza militare statunitense – per restaurare un forte controllo morale delle abitudini dei cittadini iracheni. I primi a farne le spese sono gli appartenenti alla comunità omosessuale irachena, identificati come “diversi” e “depravati”.

“SONO VENUTI PER ME” – La violenza per le strade di Baghdad è quotidiana. Agli attentati contro le forze di polizia, i militari e l’esercito americano si è aggiunta anche una vera e propria caccia all’uomo, sempre più violenta, sempre più radicata. Dal 2006 in cui le prime associazioni dei diritti umani iniziarono a denunciare il problema, si è giunti ai nostri giorni in una continua escalation. Lo scorso aprile diversi militanti anti-omosessualità usavano incollare gli ani degli uomini sospettati di essere gay, una vera e propria tortura che può causare la morte. In agosto è stata l’organizzazione non governativa Human Rights Watch a denunciare in un lungo rapporto questo genere di tortura, portando testimonianza di un numero crescente di casi. Hrw ha anche raccolto prove di un rapimento di cinque omosessuali compiuto dal ministero dell’interno. I cinque uomini furono portati e tenuti dentro lo stesso ministero, per venticinque giorni. Ogni giorno venivano torturati e violentati. Alla fine ne lasciarono vivo solo uno di loro, per raccontare la sua storia e “avvertire” gli altri omosessuali.

LEGALE, ANZI NO, ANZI SI- L’omosessualità era non solo legale, ma anche tollerata nei primi anni del governo di Saddam Hussein. Nel 2001 però “lo zio” dovette cambiare in molte parti del codice penale per riguadagnare il consenso tra i conservatori religiosi. L’appoggio dei leader religiosi non lo salvò dagli americani nel 2003, che ristabilirono con la nuova costituzione la legalità nei confronti dell’omosessualità. Ma nel 2007, il governo in carica dopo aver tentato invano di vietare per legge orientamenti sessuali diversi da quelli benedetti dal Corano, si è lamentata ufficialmente con le Nazioni Unite per aver incluso i diritti della comunità LGBT tra le questioni irrisolte dell’Iraq.

NESSUN DATO UFFICIALE – Secondo una stima al ribasso dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati uccisi circa centocinquanta persone sospette di omosessualità. La milizia prende di mira coloro che sembrano violare il codice della “mascolinità irachena”, una sorta di regolamento non scritto che prende in considerazione la barba, la lunghezza dei capelli, ma anche il taglio dei pantaloni. Durante le preghiere del venerdì non è raro ascoltare il disprezzo per il “terzo sesso”, l’accusa di “femminilizzazione del popolo iracheno” che si contagia del morbo e della decadenza occidentale. E la polizia, finora, non ha mai iniziato a investigare su alcuno di questi delitti. Meglio non avere come nemica anche la milizia locale.

LA CACCIA INIZIA SU INTERNET – La chiusura di locali per LGBT e l’essere presi di mira solo magari per un vestito all’occidentale, ha portato ovviamente le persone omosessuali a nascondersi il più possibile. Ma spesso non basta. Si sono formati dei piccoli gruppi di caccia all’omosessuale che cerca di stanarli con l’aiuto di internet. Sostanzialmente ci sono persone che scandagliano forum e chat omosessuali per adescare potenziali vittime. Una volta invitato a vedersi lontano da occhi indiscreti, il gruppo lo cattura per picchiarlo, torturarlo o – come chiedono i religiosi più reazionari – dargli fuoco.

ESCALATION PERICOLOSA – L’attuale caccia al diverso non solo è un fatto grave di per sé, ma è anche un segnale che presagisce una involuzione sociale dell’Iraq che – se non sarà fermata in tempo – rischia di coinvolgere altre fette di popolazioni. Al momento il “diverso” da sradicare è l’omosessuale, in nome di precetti religiosi deformati e desueti. Ma – come in Afghanistan quando il controllo del paese passò agli studenti coranici – il rischio è che questa violenza possa propagarsi ad altre fasce di popolazioni “deboli” (da un punto di vista di diritti e rappresentatività): le minoranze etniche e poi le donne rischiano di perdere non solo la dignità, ma di diventare i nuovi capri espiatori di un paese sempre più in balìa di poteri conservatori e violenti. Ma non è una questione soltanto “religiosa”. Nel 1990 il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, iniziò la sua campagna di odio contro gay e lesbiche dichiarando che da quel momento erano considerati “gente senza diritti”. Nel giro di alcuni mesi agli omosessuali aggiunse alla sua lista i giornalisti, i sindacalisti e i vecchi proprietari terrieri. Alla violenza verbale di Mugabe, l’esercito rispose con la violenza fisica. Quando uno Stato fallisce nel proteggere i più deboli e i marginalizzati, sta fallendo nel suo più vero significato: il destino dei più vulnerabili è il barometro su cui le istituzioni e le leggi vengono giudicate.

     
 

10 Commenti

  1. makia scrive:

    ma non avevamo esportato la democrazia e bla bla bla ?

  2. EssEmme scrive:

    Si, abbiamo esportato la democrazia. Solo che nessuno la compra neanche in saldo…

  3. libertyfirst scrive:

    Costruttivismo sociale. Si pensa che un paese barbaro possa diventare civile semplicemente aprendo i seggi elettorali, come se la cultura, i valori, le tradizioni, la mentalità, le abitudini, le idee non contino, o possano essere modificati ad libitum da chi comanda.

  4. Eh se anche all'Onu si riesce a fare certe affermazioni, siamo veramente lontani dalla soluzione del problema: http://www.cnrmedia.com/cronaca/newsid/5669/ass…

  5. EssEmme scrive:

    @libertyfirst
    Ti suggerisco di guardare il video. Durante la dittatura di Saddam Hussein – fino alla prima guerra nel golfo che ne minò le basi del consenso – il forte senso di laicità che permeò lo Stato iracheno fece in modo che la comunità omosessuale vivesse liberamente la propria scelta. L'Iraq non è mai stato un “paese barbaro”, e lo è diventato successivamente all'intervento esterno per riportare diritti e democrazia. Non che prima fosse un paradiso dei diritti umani (basta chiederlo ai curdi, o agli oppositori del regime dello “zio”), ma vero è che l'impronta laica riusciva a tenere a bada interessi locali, spinte conservatrici e zeloti religiosi.

  6. Penelope scrive:

    http://www.uaar.it/news/2009/10/02/onu-vaticano…

    e questo come lo vogliamo chiamare???? Quando leggo certe affermazioni da gente che crede di essere il verbo, il mio pacifismo va in soffitta e desidero l'epurazione di tutta la gente che ha questo morbo in conca con una bella bomba nucleare. Davvero, mi monta una rabbia bestiale ma talmente bestiale che inizio a pensare che l'unico modo per risollevare l'umanità sia far fuori le mele marce.

  7. majo scrive:

    Scusate tanto ma… e i diritti di chi non è gay? non contano niente?
    Questo articolo fa finta di dare per scontato che i gay siano forzatamente da “normalizzare” mentre proprio loro sono antitetici alla religione, alla società, alla semplice normalità.
    E se la maggioranza di persone non sopporta di vivere a contatto o vicinanza dei gay, bisogna ammazzarli tutti (la maggioranza) oppure obbligarli a considerare “normali” le persone omosessuali che normali proprio non sono?
    Cioè, non capisco… e allora anche i pedofili, dai, perché no? Che diritto abbiamo di condannarli e segregarli, noi BRAVI occidentali che moralizziamo sugli altri?
    Se una persona è MALATA, va curata, e se non vuole essere curata, si accomodi in un Paese dove verrà accolta.

  8. Name scrive:

    Onore ad Alessandro Sardelli, in arte Svastichella, terrore dei frocioni romani !

  9. redmail scrive:

    Da ricordare il recente attentao a Tel Aviv che causò alcuni morti e feriti in un locale LGBT. E ''last but not least'' l'Italia nostra, dell'estate appena trascorsa.

  10. redmail | corrige | scrive:

    (…) il recente attentato

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie