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pubblicato il 1 ottobre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Recensire un libro è sempre un’impresa difficile. Oltre al volume in sé, bisogna infatti considerare il dibattito nel quale esso si inserisce, il pubblico al quale si rivolge, e poi ancora la storia personale dell’autore, la sua collocazione nel dibattito pubblico, etc. Recensire una recensione di un libro, per la proprietà transitiva, dovrebbe essere un’attività ancora più difficile. Solo nel caso in cui la recensione originale prendesse lucciole per lanterne, questa impresa potrebbe diventare relativamente semplice, finanche divertente.

Christian Rocca ci piace proprio per questo motivo, perché alla fine ci permette un sano divertimento. Il suo ultimo articolo, “Il primo falco e la prima colomba”, la recensione di un libro recentemente pubblicato negli USA, ci permette infatti di divertirci, senza dover ricorrere a particolari sforzi intellettuali o intellettivi. Quando scrive di politica estera americana, Rocca spara nel mucchio, sperando di beccarci. Quando ci becca, ai suoi lettori non passerà inosservato, perché Camillo – il suo blog – sarà lì a sottolinearlo. Ma quando non ci becca – ossia la maggior parte delle volte – Rocca sorvolerà allegramente, o, come un novello Spiderman, si lancerà in una coraggiosa rampicata dei vetri. Il repertorio è vasto. E non c’è spazio qui per ricordare le svirgolate migliori. L’aspetto positivo è che Camillo non si dispera mai. Continua a seguire la politica americana da New York, anziché da Washington, convinto probabilmente che andare a lanciare le noccioline agli scoiattoli di Central Park possa aiutarlo più che – magari –andare ad una delle decine di conferenze che si tengono giornalmente a Washington: alla Library of Congress, alla Georgetown University, alla Johns Hopkins University, al CATO Institute, o al CSIS.

La sua recensione di “Hawk and Dove” è interessante non solo perché illustra come Rocca riesca a contraddirsi rispetto a quanto ha tentato di propinare ai lettori italiani nel corso degli ultimi 6-7 anni; ma anche perché conferma per l’ennesima volta quanto limitata sia la sua conoscenza degli argomenti che tratta. “Hawk and Dove” racconta la storia di due personaggi centrali della politica estera americana durante la Guerra Fredda: Kennan e Nitze. Il Realista e il SuperRealista. Con la recensione di Rocca, la sensazione è che la Guerra fredda di cui parla il libro, e i Kennan e Nitze che vi vengono raccontati, siano omonimi che invece non conosciamo. Rocca parte forte, in attacco: scrive che la linea di politica estera di Kennan “è quella che ha prevalso negli anni Cinquanta e che ha posto le basi strategiche per la vittoria del mondo libero nella Guerra Fredda”. Sorry, can you repeat please? Rocca non starà mica tentando di dirci che la linea di Kennan ha prevalso su quella di Nitze, proprio quando Kennan fu sostituito (nel 1950) da Nitze a capo del Policy Planning of Staff del Dipartimento di Stato, right? O, per essere più precisi, non ci starà mica dicendo che la linea di Kennan ha prevalso su quella di Nitze proprio quando con Eisenhower è partita quella che lo storico Malvyn Leffler ha chiamato la “militarizzazione del containment”, ossia l’esatto opposto di quanto Kennan suggeriva, e la precisa applicazione delle idee di Nitze? E ancora, se non bastasse: la linea di Kennan avrebbe prevalso – secondo Rocca – proprio quando Kennan stesso iniziava a criticare la politica estera americana? Delle due, l’una: o qualcuno non sa di cosa parla oppure inventa a mano libera. E quel qualcuno non siamo noi.Infatti, quanto scrive Rocca non ha senso. Se consideriamo Kennan e Nitze come le figure chiave di due visioni in politica estera contrapposte, con la fine degli anni ‘40 il vincitore di questo duello intellettuale prima ancora che politico è chiaramente Nitze. Gli Stati Uniti adottarono la politica del containment – termine usato per la prima volta da Kennan – ma l’interpretazione che fu data a questo termine era ben diversa da quella che Kennan intendeva.

Ancora più interessante è però la rivalutazione che Rocca fa di Kennan. Nel suo libro Cambiare Regime –che rimarrà negli annali come uno dei libri più scarsi pubblicati da Einaudi negli ultimi anni – il Nostro lanciava a Kennan una critica durissima, arrivando finanche ad imputargli di non capire il funzionamento della politica internazionale. Secondo Rocca, Kennan, alfiere della scuola realista in politica estera, credeva che la forma di governo di un paese non influenzasse le scelte di politica estera di quest’ultimo. Se Rocca avesse letto alcuni lavori di Kennan, invece di andare tutte le sere in un ristorante di New York diverso, si sarebbe evitato una brutta figura. Nel primo volume delle sue memorie, per esempio, Kennan scriveva che fino a quando tra il popolo russo e il governo dell’URSS fossero stati separati da un  “muro cinese”, la politica estera sovietica sarebbe stata aggressiva. Cosa voleva dire Kennan, con questa frase? L’edificio del Cremlino è circondato da un muro, che si chiama appunto muro cinese. Con questa metafora, Kennan voleva sottolineare proprio come l’esclusione del popolo russo dalle decisioni politiche – o, più semplicemente, la natura autocratica del regime sovietico – contribuisse sensibilmente alla formulazione di una politica estera sovietica aggressiva. Ovviamente Rocca ha sempre preferito ignorare tutti questi scritti. Ciò, però, non lo ha fermato dallo scrivere commenti tranchant contro uno degli intellettuali e policy-maker più importanti dello scorso secolo. A tre anni di distanza, Rocca fa un balzello in avanti e due indietro e arriva a dire che la linea di Kennan è quella che ha posto le basi per la vittoria degli Stati Uniti nella guerra fredda. Uh? Can you say it again? Rocca gioca sempre nell’ambiguità – una sua specialità – così che le sue parole siano aperte alle più variegate interpretazioni. Cosa significa che la linea di Kennan ha posto le basi per la vittoria? A Kennan viene dato il merito di aver formulato l’idea del containment. Ma l’idea del containment non era nient’altro che l’idea del balance of power del XIX secolo. Il termine containment aveva un vantaggio rispetto a quello di balance of power: poteva essere venduto al pubblico americano. Il termine di balance of power non godeva invece di alcuna simpatia, e avrebbe incontrato una dura opposizione. Se non ci fosse stato Kennan a suggerire questo termine, ci sarebbe arrivato qualcun altro. Perché, dunque, tanta attenzione per Kennan?

Se vogliamo raccontare una storia romanzata, gli ingredienti ci sono tutti: abbiamo un diplomatico che viene improvvisamente catapultato nel mezzo del dibattito politico grazie ad un articolo anonimo pubblicato sulla rivista più importante in affari internazionali degli Stati Uniti. E poi ci sono i sovietici, lo spionaggio e il controspionaggio. Ma elevare Kennan a figura di primo piano nella Guerra Fredda non ha senso se non si spiegano le ragioni della sua grandezza. E la grandezza di Kennan sta nella sua previsione, scritta a chiare lettere nel “X article”, il famoso carteggio anonimo che apparse nel 1947 su Foreign Affairs e che avrebbe fatto la storia della diplomazia. Per Kennan, infatti, c’era  “a strong [possibility] that Soviet power, like the capitalist world of its conception, bears within it the seed of its own decay, and that the sprouting of these seeds is well advanced” (X, “The Sources of Soviet Conduct”, Foreign Affairs). Qui sta la grandezza di Kennan – non ci aspettavamo che Rocca la cogliesse, impegnato com’è a giocare con le nuove applications dell’Iphone. Il messaggio di Kennan era quello di un intellettuale vero, prima di tutto, ma anche di un grande policy-maker. Kennan si rifaceva in modo quasi sarcastico agli scritti di Marx, sottolineando come le “contraddizioni” non andavano cercate nel sistema capitalista, ma in quello ad economia pianificata. Quest’ultimo sarebbe crollato sotto il peso delle sue contraddizioni. Kennan, prima di chiunque altro, aveva capito la superiorità del capitalismo rispetto al comunismo. Come ha scritto Richard Barnet “la disintegrazione del sistema sovietico è avvenuta esattamente come Kennan aveva previsto”. Kennan aveva intuito infatti che un giorno, l’Unione Sovietica sarebbe passata dall’essere “from one of the strongest to one of the weakest and most pitiable of National societies” (idem). Se gli episodi del 1989 ci dicono qualcosa, è che Kennan è stato profetico.

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