Discesa nella fabbrica delle nuvole
24/04/2008 - Un operaio precipitato da 15 metri, le morti bianche, la polemica sulla sicurezza. Eppure certe cose, all’Ilva di Taranto, sono quasi all’ordine del giorno. Abbiamo parlato con un operaio che ci ha spiegato perchè. “Sono costretti perchè altrimenti il contratto
Un operaio precipitato da 15 metri, le morti bianche, la polemica sulla sicurezza. Eppure certe cose, all’Ilva di Taranto, sono quasi all’ordine del giorno. Abbiamo parlato con un operaio che ci ha spiegato perchè.
“Sono costretti perchè altrimenti il contratto non glielo rinnovano”. A parlare è un operaio dell‘Ilva di Taranto, una delle più grandi aziende siderurgiche del Sud, balzata ieri per ben mezz’ora agli onori della cronaca nazionale per via della morte di un operaio albanese, Gjoni Arjan (47 anni), dopo un volo di 15 metri. Per protesta gli operai delle ditte appaltatrici per conto dell’Ilva hanno bloccato i cancelli della portineria
imprese e per oggi hanno indetto uno sciopero.
CHIEDERE, DARE, RISPARMIARE - In effetti, “è quella delle ditte la situazione peggiore. L’operaio morto era uno di quelli che hanno contratti precari, ad esempio da 3 mesi + 3″. Detto in poche parole, l’operaio morto era sotto contratto per un tot di mesi e poi, se aveva lavorato bene,gli arrivava il rinnovo. Ovviamente il tutto a discrezione dell’impresa. Chiedo se lui sa perchè Gjoni è caduto: “non aveva la cintura di sicurezza. Non so però se non l’aveva avuta dall’impresa o non l’aveva messa lui”. Allora gli domando perchè un operaio non dovrebbe, di sua spontanea volontà, provvedere alla sua sicurezza personale. “Per mettersi in luce con i capi - è la risposta – così magari gli rinnovano il contratto”. Far vedere che si lavora di più – oltretutto se si è pagati “a cottimo“, magari a ore – e non con uno stipendio fisso, è un buon incentivo. Se lavori a ore, e l’attrezzatura per la sicurezza ti rallenta, forse mettere la cintura non è così importante. Oltretutto, i DPI (dispositivi di protezione individuale) per la sicurezza costano all’impresa. Certo, “se tu chiedi, loro hanno l’obbligo di darteli“, però “se tu non chiedi, loro risparmiano“.
ECCO IL PERCHE’ - Non c’è nemmeno bisogno di aggiungere altro. E’ un tema, quello del risparmio sulla sicurezza, che per le ditte appaltatrici dell’Ilva è importantissimo, tanto che ritorna a più riprese nella
conversazione. Le cose funzionano così: “c’è un capo reparto. Lui non ha uno stipendio fisso, guadagna secondo la produttività annuale del suo reparto”. Ma produttività vuol dire anche risparmio, infatti chi ha questo compito “meno spende, più prende”. Non importa che si risparmi sulle attrezzature per la sicurezza, l’importante è non mettere mano al portafoglio. A fare le spese di questa gestione tanto “oculata” però, non è solo l’attrezzatura di sicurezza obbligatoria: “quando ci sono degli infortuni, se li denunci, devono essere pagati”. E se il caporeparto deve risparmiare e l’operaio è precario, va da sè che “cercano di non farti denunciare l’infortunio”. E tu ci stai, perchè altrimenti, dopo tre mesi, il contratto non te lo rinnovano e ti sbattono in mezzo alla strada.
QUIS CUSTODIET… - I metodi sono diversificati: i precari hanno la mannaia del rinnovo, mentre per chi il contratto lo ha già ci sono i turni (“ti danno quelli più pesanti“) oppure le ferie (“meglio non prendere la malattia”). Insomma i capireparto, se vedono che non sei un operaio “amico” dell’azienza, “ti mettono in
difficoltà”. A questo punto, però, non posso che chiedergli se ci sono dei controlli. Che l’impresa tenti di risparmiare a tutti i costi è quasi fisilogico, ma per legge dovrebbe esserci chi, per tutelare gli operai, certifichi che le norme di sicurezza vengano rispettate. “Ci sono gli Uffici Sil (sicurezza sul lavoro)” mi racconta. Chi sono? “Operai dell’Ilva che fanno questo tipo di mestiere”. Quindi, ad accertarsi che l’azienda rispetti le norme di sicurezza ci sono degli operai che hanno fatto dei corsi e vengono pagati dall’azienda stessa. Quando si dice il conflitto d’interessi. Ma c’è di più: “I controlli, poi, sono solo al primo turno, di mattina. Loro passano per i vari reparti, a meno che non sappiano già che lì è ‘meglio non andare’, e dicono all’operaio che deve smettere di lavorare perchè non è assicurata la sua incolumità. Però poi i Sil a fine turno vanno via e quando arrivano gli operai del secondo turno o quelli di notte, quel lavoro è ancora lì in attesa di essere terminato, senza che nessuno possa impedire loro di compierlo”. E se non lo si vuole fare? “Bisognerebbe andare dai sindacalisti, ma anche loro ci sono solo durante il primo turno”. Ma se uno non lo vuole fare lo stesso, come fa? “Beh, deve andare dal caporeparto e dire che quel lavoro lui non vuole farlo perchè ha paura”. Andare dal caporeparto, quello stesso che deve risparmiare per portarsi a casa lo stipendio. Quello che alla fine dei tre mesi conta nella decisione del rinnovo del contratto, ovvero, alla fine dei conti, chi decide se per un altro po’ l’operaio potrà portare a casa uno stipendio. Quasi lo posso capire, chi quella cintura decide di non metterla.













Bel pezzo Maddalena. Vorrei dire una cosa a tutti, anche se forse è banale. Dobbiamo renderci conto che siamo tutti lavoratori, operai, giornalisti, insegnanti, informatici non fa differenza. In quanto lavoratori (salariati) abbiamo molti interessi in comune.
Dobbiamo organizzarci e sentirci parte della stessa cosa. Questa cosa una volta si chiamava “classe sociale” e possiamo continuare a chiamarla così.
Brecht diceva:
Nessuno o tutti – o tutto o niente.
Non si può salvarsi da sé.
il problema è che a taranto esiste solo l’ilva e questi parassiti ne approfittano poi c’è la triplice cioè il sindacato che si muove solo quando muore qualcuno e poi fa la pappa con Riva,il comune se ne fotte anzi invece di diversificare il potere gli da concessioni in esclusiva o quasi( vedi porto) e i vari moli di attracco, abbiamo un inquinamento che sta distruggendo la nostra vita e dei controllida terzo mondo i parametri sono al di sopra di qualunque legge europea ,
@falvio
Andiamo bene se torniamo alla lotta di classe ! Un bel passo verso un paese moderno …… come il NEPAL
@Futuro, definisci “moderno” plz. Purtroppo le classi sociali esistono. E non si individuano in base alla “ricchezza” ma alla funzione che svolgi nella società. I lavoratori hanno interessi fondamentalmente diversi che da chi li “impiega”. Se non d’accordo sei libero di argomentare. Ti leggerò con interesse.
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vabbè, lotta di classe mò… ho appena venduto l’eskimo! XD cmq nella mia incommensurabile ignoranza penso che dovremmo assumere innanzitutto una coscienza da consumatori…è vero che in alcune nazioni le condizioni per una lotta di classe sussistono ancora, ma siamo noi in primis da qui a creare le basi per quelle condizioni, non serve imbracciare i fucili e prendere la ciudad se poi compriamo nestlè e compagnia bella, e lo stesso vale x l’energia e tutte gli altri metodi per tenerci per le palle. forse dico banalità, forse è troppo indiretta come soluzione, ma come mai i sindacati non rivolgono critiche anche alle aziende che con l’Ilva collaborano e dalla quale magari acquistano, pur sapendo cosa fa? Oltretutto con l’esternalizzazione all’estero del lavoro a prezzi bassi i lavoratori qui hanno anche perso potere contrattuale. Voglio dire, usiamo pure un pò la fantasia, sai com’è. Siccome per fortuna o purtroppo il bolscevismo non ha conquistato il mondo e viviamo secondo logiche di mercato, sarebbe bene non rimuovere la realtà e vedere cosa si può fare tramite quello che abbiamo a disposizione oggi, e non nel ’68. Appurato, a decenni di distanza da Adorno e Fromm, che la società industriale fa schifo, vogliamo andare oltre? cerchiamo di capirla? Berlusca e co. l’hanno capita da un pezzo, e noi stiamo ancora qua a citare Pasolini. Detto questo, ribadisco che magari su molte di queste cose non so cosa dico. magari mi mangiate vivo, ma ben venga se mi illuminate