Un operaio precipitato da 15 metri, le morti bianche, la polemica sulla sicurezza. Eppure certe cose, all’Ilva di Taranto, sono quasi all’ordine del giorno. Abbiamo parlato con un operaio che ci ha spiegato perchè.
“Sono costretti perchè altrimenti il contratto non glielo rinnovano”. A parlare è un operaio dell‘Ilva di Taranto, una delle più grandi aziende siderurgiche del Sud, balzata ieri per ben mezz’ora agli onori della cronaca nazionale per via della morte di un operaio albanese, Gjoni Arjan (47 anni), dopo un volo di 15 metri. Per protesta gli operai delle ditte appaltatrici per conto dell’Ilva hanno bloccato i cancelli della portineria
imprese e per oggi hanno indetto uno sciopero.
CHIEDERE, DARE, RISPARMIARE - In effetti, “è quella delle ditte la situazione peggiore. L’operaio morto era uno di quelli che hanno contratti precari, ad esempio da 3 mesi + 3″. Detto in poche parole, l’operaio morto era sotto contratto per un tot di mesi e poi, se aveva lavorato bene,gli arrivava il rinnovo. Ovviamente il tutto a discrezione dell’impresa. Chiedo se lui sa perchè Gjoni è caduto: “non aveva la cintura di sicurezza. Non so però se non l’aveva avuta dall’impresa o non l’aveva messa lui”. Allora gli domando perchè un operaio non dovrebbe, di sua spontanea volontà, provvedere alla sua sicurezza personale. “Per mettersi in luce con i capi - è la risposta – così magari gli rinnovano il contratto”. Far vedere che si lavora di più – oltretutto se si è pagati “a cottimo“, magari a ore – e non con uno stipendio fisso, è un buon incentivo. Se lavori a ore, e l’attrezzatura per la sicurezza ti rallenta, forse mettere la cintura non è così importante. Oltretutto, i DPI (dispositivi di protezione individuale) per la sicurezza costano all’impresa. Certo, “se tu chiedi, loro hanno l’obbligo di darteli“, però “se tu non chiedi, loro risparmiano“.
ECCO IL PERCHE’ - Non c’è nemmeno bisogno di aggiungere altro. E’ un tema, quello del risparmio sulla sicurezza, che per le ditte appaltatrici dell’Ilva è importantissimo, tanto che ritorna a più riprese nella
conversazione. Le cose funzionano così: “c’è un capo reparto. Lui non ha uno stipendio fisso, guadagna secondo la produttività annuale del suo reparto”. Ma produttività vuol dire anche risparmio, infatti chi ha questo compito “meno spende, più prende”. Non importa che si risparmi sulle attrezzature per la sicurezza, l’importante è non mettere mano al portafoglio. A fare le spese di questa gestione tanto “oculata” però, non è solo l’attrezzatura di sicurezza obbligatoria: “quando ci sono degli infortuni, se li denunci, devono essere pagati”. E se il caporeparto deve risparmiare e l’operaio è precario, va da sè che “cercano di non farti denunciare l’infortunio”. E tu ci stai, perchè altrimenti, dopo tre mesi, il contratto non te lo rinnovano e ti sbattono in mezzo alla strada.
QUIS CUSTODIET… - I metodi sono diversificati: i precari hanno la mannaia del rinnovo, mentre per chi il contratto lo ha già ci sono i turni (“ti danno quelli più pesanti“) oppure le ferie (“meglio non prendere la malattia”). Insomma i capireparto, se vedono che non sei un operaio “amico” dell’azienza, “ti mettono in
difficoltà”. A questo punto, però, non posso che chiedergli se ci sono dei controlli. Che l’impresa tenti di risparmiare a tutti i costi è quasi fisilogico, ma per legge dovrebbe esserci chi, per tutelare gli operai, certifichi che le norme di sicurezza vengano rispettate. “Ci sono gli Uffici Sil (sicurezza sul lavoro)” mi racconta. Chi sono? “Operai dell’Ilva che fanno questo tipo di mestiere”. Quindi, ad accertarsi che l’azienda rispetti le norme di sicurezza ci sono degli operai che hanno fatto dei corsi e vengono pagati dall’azienda stessa. Quando si dice il conflitto d’interessi. Ma c’è di più: “I controlli, poi, sono solo al primo turno, di mattina. Loro passano per i vari reparti, a meno che non sappiano già che lì è ‘meglio non andare’, e dicono all’operaio che deve smettere di lavorare perchè non è assicurata la sua incolumità. Però poi i Sil a fine turno vanno via e quando arrivano gli operai del secondo turno o quelli di notte, quel lavoro è ancora lì in attesa di essere terminato, senza che nessuno possa impedire loro di compierlo”. E se non lo si vuole fare? “Bisognerebbe andare dai sindacalisti, ma anche loro ci sono solo durante il primo turno”. Ma se uno non lo vuole fare lo stesso, come fa? “Beh, deve andare dal caporeparto e dire che quel lavoro lui non vuole farlo perchè ha paura”. Andare dal caporeparto, quello stesso che deve risparmiare per portarsi a casa lo stipendio. Quello che alla fine dei tre mesi conta nella decisione del rinnovo del contratto, ovvero, alla fine dei conti, chi decide se per un altro po’ l’operaio potrà portare a casa uno stipendio. Quasi lo posso capire, chi quella cintura decide di non metterla.























Brava Maddaloska.
Stamattina Frattini ( papabile prossimo ministro )si allineava sulla richiesta di Confindustria di eliminare le sanzioni previste per il datore di lavoro nel decreto sicurezza varato dal governo Prodi. Probabile che finirà così, non mi meraviglierebbe
Ma senza sanzioni la legge è carta straccia. Perchè c’è un interesse primario che è quello economico. Si è già visto con la 626
Un pezzo di grande intensità. La rete dei RSL, che in qualche area d’Italia si delinea non solo per le grandi imprese, ma anche per le micro, ha questa “criticità” del conflitto d’interessi (come lo hai ben definito..)
Forse, creare gli RSL e basta non è sufficiente. Forse.
Tema già analizzato più di una volta zio..
In modo profondo ed esaustivo..
La società della produzione e del consumo ha come logica quella del profitto economico non quella della difesa umana.
Gli stessi operai vivono seguendo questa logica e lavorano quindici, sedici ore al giorno per aumentare i guadagni..
Dopo di che loavorando quindici sedici ore al giorno è ovvio che la probabilità di un incidenmte aumenta..
I camionisti guidano per giornate intere senza riposo fer aumentare i guadagni..
E guidando per giornate intere senza riposarsi la probabilità di un incidente aumenta..
La rivoluzione industriale, che è la radice da cui è nata la società della produzione e del consumo, iniziò mandando a lavorare in fabbrica per sedici ore al giorno anche i bambini.
Non si può dire che non avessere presentato la loro vera faccia già dall’inizio..
Se volete tenervi questo tipo di sistema e di società lasciate perdere i pianti ipocriti sui morti..
Che sono una realtà fisiologica di questo sistema.
Io, come diceva Pasolini nel famoso saggio sulla scomparsa delle lucciole, preferisco una lucciola a tutte le aziende italiane..
Ma il mio è un punto di vista ovviamente..
Mi rendo conto che quello di chi sostiene le aziende e l’industria è un altro, e che ha il diritto di sostenerlo..
Ma poi non fate i piagnistei sui morti sul lavoro..
EH..E IO CHE STO A DI’ ?
LA LOGICA DELLA SOCIETA’ DELLA PRODUZIONE E DEL CONSUMO E’ IL PROFITTO, NON LA DIFESA DELLA VITA UMANA.
Tess Commenti: 23 24 Aprile 2008 , 09:20
Brava Maddaloska.
Stamattina Frattini ( papabile prossimo ministro )si allineava sulla richiesta di Confindustria di eliminare le sanzioni previste per il datore di lavoro nel decreto sicurezza varato dal governo Prodi. Probabile che finirà così, non mi meraviglierebbe
Ma senza sanzioni la legge è carta straccia. Perchè c’è un interesse primario che è quello economico. Si è già visto con la 626
zio, se il tema è stato sviscerato più volte è ancora più schifoso che ci siano ancora situazioni come questa. Ad ogni modo io ne sono venuta a conoscenza e l’ho raccontata, che è quello che posso fare
Non sto mica dicendo che non devi raccontarlo..
Ti sto dicendo che se vuoi raccontarli dovrai raccontarne sei al giorno..
Le statistiche quelle sono..
Sei morti sul lavoro al giorno circa..
Mica me le invento io..
Sto cercando semplicemente di farti capire che i morti sul lavoro sono UNA REALTA’ NAYURALE E FISIOLOGICA DI QUESTO SISTEMA E DI QUESTA SOCIETA’.
Un sistema che ha come logica il profitto e non la difesa delal vita umana.
Scusa se mi ripeto ma è per portare chiarezza..
Cosa vi aspettavate da un tipo di sistema che è nato dalla rivoluzione industriale e dal mandare a lavorare in fabbrica per sedici ore al giorno i bambini ?
Non potete certamente dire che non siano stati espliciti fin dall’inziio e che non abbiano presentato subito le loro credenziali ?
Loska 24 Aprile 2008 , 09:33
zio, se il tema è stato sviscerato più volte è ancora più schifoso che ci siano ancora situazioni come questa.
Ma allora non c’hai capito un cazzo..
Tu puoi sviscerare quello che vuoi..
1300, 1400 morti sul lavoro all’anno sono LA CONDIZIONE FISIOLOGICA E NATURALE DI QUESTA SOCIETA’ E DI QUESTO SISTEMA DI SVILUPPO.
E’ un’illusione credere che qualcuno metta migliori condizioni di sicurezza o altro..
Perchè le condizioni di sicurezza migliori costano e riducono il profitto.
E lo scopo di questa società e di questo sistema è il profitto, non la difesa della vita umana,
Pensa al meccanismo.
L’azienda produce egli operai ci lavorano e ci guadagnano.
La loro vita dipende dai guadagni in quella fabbrica.
Ne muore uno.
Fanno sciopero per un giorno.
L’imprenditore li fa sfoga perchè sa che poi debvono anda a lavora per guadagnare..
Se si impuntano e non vanno più a lavorare finchè non milgiornao le condizioni di sicurezza sbaraccano e vanno in un’altra nazione che li fa lavorare in condizioni di sicurezza ancor più precarie.
E’ un circolo vizioso..
Non si spezza..
Accettare questo sistema, che è un sistema basato sul profitto e non sulla difesa della vita umana, vuol dire accettarne tutte le implicazioni..
So come i morti sulle strade..
Sono il prezzo da pagare per lo sviluppo delle aziende del settore automobilistico e motociclistico..
Dovete prendere tutto il pacco se volte questo sistema..
. Sarà pure il profitto importante…ma per chi? per cosa? in base a quale criterio di valutazione? I soldi? A che servono i soldi se si svaluta il valore della vita?In che razza di società viviamo? Io credo che possa cambiare Giamba. Occcorrerebbe mettersi tutti ma proprio tutti a braccia conserte e rifiutare in massa di seguire certe logiche
@Giamba:ma chi ti dice che questo sistema lo si voglia? Se solo passasse l’ idea dell’importanza della vita su tutto…sulle nostre ambinzioni, sui nostri desideri d’ acquisto, su tutto…
se solo si riuscisse a far sentire dannati, soli, terribilmente fuori luogo ed impotenti quelli che comodi comodi nelle loro poltrone si prestano a fare di questo sistema il sistema…
Ma se ti ho scritto che io, come Pasolini, preferisco una lucciola a tutte le aziende italiane..
A me lo vieni a dire?
Ma ci sono delle implicazioni..
Mi dicono che questo sistema fa vivere meglio..
Produce ricchezza..
E io che cazzo ve devo di?
Se pensate che questo sistema fa vivere meglio e produce ricchezza ve dovete tene pure i morti..
Perchè questo sistema è basato sul profitto e non sulla difesa della vita.
D’altronde che vi dicono gli industriali?
Vi dicono che se gli fate pagare le sanzioni sulle misure di sicurezza falliscono..
Non solo non volgiono migliorare le condizioni di sicurezza, perchè costano.
Non vogliono manco paga le sanzioni se non le mettono..
E allora..
Lo vedi che è come dico io..
Fai sciopero..
Sbaraccano e vanno in un’altra nazione che li fa lavorare in condizioni di sicurezza ancor più precarie.
LA LOGICA E’ IL PROFITTO.
NON LA VITA UMANA.
AUT AUT.
Gli stessi operai, gli stessi dipendenti delle fabbriche ragionano secondo questa logica..
Qui dove vivo io ci sta una fabbrica che sta in mezzo al centro abitato..
E le statistiche dicono che i tumori al polmone in quella zona sono dieci volte più del normale..
Operai che lavorano in quella fabbrica e che c’hanno familiari morti di tumore al polmone dicono che quella fabbrica per loro è il alvoro e non si può togliere.
Gli operai, non i titolari dell’azienda..
Che vengono cresicuti dalla culal alla tomba che questo sistema è il migliore dei sistemi possibili..
Che lavorano quindici ore al giorno per guadagnare di più e poi restituire il salario insieme agli interessi consumando più di quantyo guadagnano e ricorendo a fidi e mutui che non possono pagare..
Che nella migliore della ipotesi gli rinnovano facendogli pagare le spese e gli interssi in più..
Nella paggiore delle ipotesi je fanno paga portandojese via la casa..
Se siete tutti in preda alla allucinazione collettiva del denaro io che ve posso fa ?
“Mi dicono che questo sistema fa vivere meglio..
Produce ricchezza..
E io che cazzo ve devo di?
..” é questo forse il punto. Ci vendono l’ illusione che la vita sia altro da quello che è, che dovrebbe essere.Chi lo fa?Chi ci illude?E’ da lì che occorre cominciare, se è possibile. Messaggi su messaggi che pubblicizzano falsi sillogismi di benessere, fallacie. Tu DEVI dire la tua, anzi, la devi urlare e se non ti sentono, devi trovare il modo per far capire a chi ti illude che è una mmerda, una vittima di se stesso,un impotente, uno che ha rinunciato alla propria natura per prestarsi ad altro.Se lo fai da solo forse non servirà, ma se lo fanno in tanti…
a volte penso che occorrerebbe un grande crisi generale, qualcosa di così forte da distruggere tutto e tutti e da consentire alle nuove generazioni di ricostruire il proprio futuro sulla base di valori umani
Si parla solo di morti nei cantieri e nelle fabbriche, ma ci sono migliaia di persone che muoiono sul lavoro senza essere dipendenti, come agenti di commercio morti sulle strade per esempio, delle quali non frega un ciufolo a nessuno. La sicurezza comunque è fondamentale , quello che però è sbagliato è il modo di affrontarla standardizzando tutto. Se uno ha una fabbrichetta da 5 dipendenti deve investire in sicurezza tanto quanto la TYSSEN, cosa assurda, anche in virtu del fatto che poi questi colossi non fanno nulla pagano i controllori e muoiono 10 operai, e il piccolo imprenditore se non adempie e TUTTE le regole finisce nella melma fino al collo.
Non c’è nessun giudizio di merito, futuro. Ho avuto a disposizione questa testimonianza e l’ho resa pubblica. Però capisci che qui, oltre alla questione della morte bianca, c’è il ricatto sotteso a cui non si può sfuggire. Ad ogni modo perchè non ci scrivi un pezzo e lo mandi per la rubrica dei lettori?
@FUTURO Dammi una ragione valida perché l’operaio con soli altri 4 colleghi dovrebbe rischiare la vita più di chi lavora insieme ad altre mille persone.
@LOSKA ok ci proverò!
@JUST Te ne do mille di ragioni
1. la regolamentazione non tiene molto conto del tipo di lavoro che si svolge all’interno dell’azienda ma tiene conto del numero di impiegati, indipendentemente dal fatto che questi siano impiengati o operai. Ergo devo adempiere alla 626 anche se ho solo una segretaria, tanto come uno che invece ha 100 operai che lavorano con forge e torni.
2. la sicurezza del lavoro, la sicurezza del lavoratore, la sicurezza del posto a tempo inderminato, la sicurezza dello stipendio…. sarebbe stupendo se ci fosse la sicurezza del lavoro anche per l’impresa, e mi ricollego al fatto che un operaio dovrebbe essere SEMPRE amico dell’azienda, ma con questo no nvoglio dire che l’imprenditore debba essere un cinico figlio di madre ignota, e mettere a lavorare la gente senza sicurezza, dico solo che le regole dovrebbero essere studiate caso per caso dagli stessi operai, in collaborazione con l’azienda, ma questo è impossibile a causa del rapporto tra forza lavoro e proprietà. Un sogno irragiungibile in quanto, e parlo per esperienza su tutti e due i fronti (operaio prima – imprenditore poi) si ha sempre la sensazione che ci stiano fregando se siamo operai e che si abbiano troppe pretese se si è imprenditori.
Per riassumere : SICUREZZA SPECIFICA PER UN LAVORO SPECIFICO
SCUSATE AGGIUNGO:
@JUST
IN oltre se io ho un’azienda s.p.a. da migliardi di € l’anno, ho ovviamente un’altro approccio ad una spesa per la sicurezza, ma se lotto come un leone per stare a galla e devo investire 15.000 € l’anno per la sicurezza, che poi sono cose che non mi servono pre il tipo di lavoro che faccio, allora mi girano le bolle! Piuttosto fammene spendere 10.000 su cose che servono davvero, non in base a protocolli che non sono utitli a nessuno.
Bel pezzo Maddalena. Vorrei dire una cosa a tutti, anche se forse è banale. Dobbiamo renderci conto che siamo tutti lavoratori, operai, giornalisti, insegnanti, informatici non fa differenza. In quanto lavoratori (salariati) abbiamo molti interessi in comune.
Dobbiamo organizzarci e sentirci parte della stessa cosa. Questa cosa una volta si chiamava “classe sociale” e possiamo continuare a chiamarla così.
Brecht diceva:
Nessuno o tutti – o tutto o niente.
Non si può salvarsi da sé.
il problema è che a taranto esiste solo l’ilva e questi parassiti ne approfittano poi c’è la triplice cioè il sindacato che si muove solo quando muore qualcuno e poi fa la pappa con Riva,il comune se ne fotte anzi invece di diversificare il potere gli da concessioni in esclusiva o quasi( vedi porto) e i vari moli di attracco, abbiamo un inquinamento che sta distruggendo la nostra vita e dei controllida terzo mondo i parametri sono al di sopra di qualunque legge europea ,
@falvio
Andiamo bene se torniamo alla lotta di classe ! Un bel passo verso un paese moderno …… come il NEPAL
@Futuro, definisci “moderno” plz. Purtroppo le classi sociali esistono. E non si individuano in base alla “ricchezza” ma alla funzione che svolgi nella società. I lavoratori hanno interessi fondamentalmente diversi che da chi li “impiega”. Se non d’accordo sei libero di argomentare. Ti leggerò con interesse.
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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Discesa nella fabbrica delle nuvole @ Giornalettismo…
Un operaio precipitato da 15 metri, le morti bianche, la polemica sulla sicurezza. Eppure certe cose, all’Ilva di Taranto, sono quasi all’ordine del giorno. Abbiamo parlato con un operaio che ci ha spiegato perchè….
Discesa nella fabbrica delle nuvole…
Un operaio precipitato da 15 metri, le morti bianche, la polemica sulla sicurezza. Eppure certe cose, all’Ilva di Taranto, sono quasi all’ordine del giorno. Abbiamo parlato con un operaio che ci ha spiegato perchè….
vabbè, lotta di classe mò… ho appena venduto l’eskimo! XD cmq nella mia incommensurabile ignoranza penso che dovremmo assumere innanzitutto una coscienza da consumatori…è vero che in alcune nazioni le condizioni per una lotta di classe sussistono ancora, ma siamo noi in primis da qui a creare le basi per quelle condizioni, non serve imbracciare i fucili e prendere la ciudad se poi compriamo nestlè e compagnia bella, e lo stesso vale x l’energia e tutte gli altri metodi per tenerci per le palle. forse dico banalità, forse è troppo indiretta come soluzione, ma come mai i sindacati non rivolgono critiche anche alle aziende che con l’Ilva collaborano e dalla quale magari acquistano, pur sapendo cosa fa? Oltretutto con l’esternalizzazione all’estero del lavoro a prezzi bassi i lavoratori qui hanno anche perso potere contrattuale. Voglio dire, usiamo pure un pò la fantasia, sai com’è. Siccome per fortuna o purtroppo il bolscevismo non ha conquistato il mondo e viviamo secondo logiche di mercato, sarebbe bene non rimuovere la realtà e vedere cosa si può fare tramite quello che abbiamo a disposizione oggi, e non nel ‘68. Appurato, a decenni di distanza da Adorno e Fromm, che la società industriale fa schifo, vogliamo andare oltre? cerchiamo di capirla? Berlusca e co. l’hanno capita da un pezzo, e noi stiamo ancora qua a citare Pasolini. Detto questo, ribadisco che magari su molte di queste cose non so cosa dico. magari mi mangiate vivo, ma ben venga se mi illuminate