Economia

Viaggio allucinante nello spreco dei nostri soldi

L’EFFICIENZA DEI MINISTERI – Spulciando tra i vari rapporti per ministero, tutti consultabili nel sito della RGS, se ne trovano di tutti i colori. Il Ministero della Infrastrutture conserva 3 milioni di euro per “migliora­re la qualità urbana” di tre Gela, Calta­nissetta e Quartu Sant’Elena, iscritti in bilancio da 11 anni. O i fondi per la Pedemontana veneta, 20 milioni assegnati alla Regione Veneto nel 2002 e mai toccati a tremonti3parte un piccolo pagamento effettuato il primo an­no.O i 9 milioni di euro a disposizione per il  nuovo ponte sul fiume Ticino, con attuazione a carico della provincia di Novara. Il Ministero del welfare conserva oltre 2 miliardi di residui del Fondo per l’occupazione, quello che finanzia l’indennità di disoccupazione o la Cassa integrazione, alcuni provenienti dal 1996. Il Ministero per lo Sviluppo Economico, ha il suo Fondo per la finanza d’impresa, 100 milioni di euro mai toccati, o il Fondo per gli interventi agevolativi alle imprese gestito da Sviluppo Italia, che presenta uno stock di residui rilevante (345 milioni di euro) assieme ad un livello di movimentazione degli impegni assai basso. O ancora i fondi destinati alla Mobilità locale, 96,3 milioni di euro disponibili dal 2001, ma fermi perché “non ci sono state richieste da parte dei Comuni”.

MA PERCHE SUCCEDE? – Nessuno “ruba” quei soldi, nessuno se li mette in tasca. Anzi, è il contrario: questi soldi vengono “accantonati”, e per il loro finanziamento magari si rinuncia ad altre spese, o si aumentano le imposte. Ma poi i soldi restano inutilizzati. Le cause di questa situazione sono tante. La prima è che le spese pluriennali per progetti di investimento complesse, che coinvolgono più soggetti istituzionali e diversi livelli di governo, richiedono procedure con tempi lunghi anche per l’adozione degli impegni, figuriamoci per i pagamenti: la realizzazione di una strada richiede fisiologicamente degli anni. Però anche la spesa corrente non corre, e resta spesso inutilizzata: a fronte di circa 748 miliardi di stanziamenti correnti, ci sono quasi 89 miliardi di residui all’anno. Una seconda causa è la cosiddetta “gestione” del bilancio, quella somma di incertezze, farraginosità e complessità di alcune procedure di spesa, un misto di inefficienza, burocrazia ottusa e complessità amministrativa. Una terza causa sono le misure di contenimento della spesa operate in corso di esercizio “stringendo sulla cassa”, che quindi rende inutilizzabili anche risorse disponibili nei capitoli di spesa. Ma è un meccanismo che viene aggirato in sede di assestamento del bilancio, e finisce esso stesso per generare un “esplosione” degli stanziamenti: si aumenta la massa spendibile, si “gonfiano” le “contabilità speciali dei vari funzionari delegati dei ministeri, che possono spendere discrezionalmente. E il gioco è fatto!

SEIMILA CAPITOLI DI BILANCIO – Ma ci sono anche altri problemi, legati al procedimento di formazione del bilancio: oggi come oggi i ministeri adottano un criterio conservativo, definito “inerziale”, che li porta a riproporre i programmi di spesa “storici”, senza ragionare mai sulla loro effettiva utilizzazione, creando una montagna di residui passivi di lunga durata anziché ragionare sulla riallocazione delle risorse non utilizzate. Il comportamento inerziale è agevolato dalla incredibile numerosità dei capitoli di bilancio, che sono più di 6 mila e rendono difficile un’analisi approfondita di ognuno di essi, della loro gestione, natura ed utilizzo. A meno di non leggersi le migliaia di pagine di questo rapporto della RGS. Infine, ed è un problema vecchio ma sempre attuale, anche se naturalmente nessuno se ne occupa, a partire dal ministro Brunetta, in tutt’altre faccende affaccendato, che è quello della “valutazione dell’efficienza e dell’efficacia della spesa non può infatti prescindere dalla misurazione, seppur nei limiti posti dalla natura peculiare dell’attivitàPonte4 svolta dall’operatore pubblico, dei risultati effettivamente conseguiti a fronte degli obiettivi prefissati e delle risorse utilizzate”. Dove anziché far applicare le norme già esistenti, si è preferito varare una commissione centrale di valutazione, che dovrà ridiscutere tutta la materia e ci metterà chissà quanti anni a varare criteri uguali per tutte le amministrazioni, dalla RGS al Comune di Canicattì.

COSA SERVIREBBE – Nello studio della RGS c’è scritto, nero su bianco, che i tagli di spesa “lineari”, generalizzati, quelli che piacciono tanto al ministro Tremonti, servono a poco se non a niente. La fissazione di vincoli alla possibilità di impegnare le risorse disponibili ed effettuare i pagamenti o la riduzione delle dotazioni di bilancio dei Ministeri, viene sistematicamente vanificata nei successivi assestamenti e con la mancata considerazione del pregresso. Quello che serve, dice la RGS, è un progetto di riorganizzazione delle attività e delle strutture finalizzato alla ricerca di una maggiore efficienza produttiva e organizzativa. Quello che serve è una preventiva verifica della congruità di medio-lungo termine degli stanziamenti rispetto ai servizi richiesti. Quello che serve è una razionalizzazione dei capitoli del bilancio dello Stato, che nel 2007 erano diventati poco più di 4 mila e ora sono toranti ad essere più di 6 mila. Quello che serve lo suggerisce la RGS con numerosi suggerimenti di dettaglio, ministero per ministero, capitolo per capitolo. Ricordandoci che questo è quello che aveva iniziato a fare la Commissione tecnica della finanza pubblica istituita da Tommaso Padoa Schioppa. Una Commissione che è stata sciolta non appena il ministro Tremonti si è insediato. A pensare male si fa peccato, ma viene da chiedersi: Perché?

9 commenti a Viaggio allucinante nello spreco dei nostri soldi

  1. radoilfigo

    Ma pensa tu: era da quando dovevo affrontare gli esemi di maturità che scoprii che si parlava del bilancio dello stato che esercizio dopo esercizio usava il metodo inerziale invece di adottare il più adatto “ripartire da zero”. Vedo che 20 anni sono passati per niente.

  2. Lelith

    quello che serve probabilmente è un'altra classe dirigente che non sia selezionata per raccomandanzioni e tangenti ma per competenza, capacità e rigore morale.
    Oddio certo se riflettiamo sul fatto che in fondo la nostra classe dirigente ce la scegliamo noi grazie ai meravigliosi meccanismi della democrazia forse quello che serve è direttamente un altro popolo.

  3. Pingback: Viaggio allucinante nello spreco dei nostri soldi | BNotizie Magazine

  4. Pingback: Weissbach » Dove vanno a finire i soldi pubblici?

  5. io son una di quelle persone che pensava che i soldi finissero nelle tasche dei politici. E invece. Grazie Carlo. Splendido pezzo

  6. Pingback: IL FISCALISTA

  7. Articoli così ti fanno cascare le braccia. Ti rendi conto che al di là delle differenze di colore, ciò che unisce i politici, più di ogni altra cosa, è la mancanza di volontà “politica” di voler rispettare il loro mandato: amministrare la “cosa” pubblica nel nome dell'interesse collettivo.

  8. Ai@ce

    bisognerebbe anche parlare di perenzione (i perenti sono messi a bilancio separatamente dalla corte dei conti). La capacità di spesa della stato si è ridotta nel tempo. Da un'analisi condotta solo sui capitoli di spesa del ministero dell'ambiente (MATT) alcuni anni fa era evidente come le spese in conto capitale a competenza fossero di difficile spesa ed andassero presto in perenzione, soprattutto durante i governi di centro destra, mentre la spesa corrente era più facile da fa decollare aumentando la performance media del ministero.

  9. libertyfirst

    Non ho capito. Non capisco dove finiscono i soldi non spesi. Se io prendo soldi e non li spendo rimangono nelle mie tasche. Se io preventivo una spesa e non la faccio, o prendo i soldi preventivamente e rimangono nelle mie tasche, o non li prendo e allora non accade nulla.

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