Quante volte vedendo cantieri aperti per anni, o aspettando contributi pubblici che non arrivano mai ci chiediamo dove vanno a finire i soldi pubblici? La risposta non è, come molti credono, nelle tasche dei politici. La realtà è meno colorita, ma non meno grave: dentro il bilancio dello Stato
La Ragioneria Generale dello Stato, organo del Ministero dell’economia retto da Giulio Tremonti ha il compito di predisporre tecnicamente il bilancio e la legge finanziaria, ha pubblicato un voluminoso Rapporto sulla spesa delle Amministrazioni centrali dello Stato, che analizza i programmi di spesa dei ministeri e il loro utilizzo. E’ un documento ponderoso e molto tecnico, ma spulciandolo a fondo vengono fuori un sac
co di notizie interessanti. Che un ministro competente come il nostro dovrebbe conoscere. O di cui si dovrebbe ricordare.
I DATI ECLATANTI – Il bilancio dello Stato vale circa 752 miliardi di euro. Una cifra enorme, che rappresenta poco meno della metà del Pil italiano. Sono i soldi che lo Stato acquisisce, soprattutto con le tasse, e che spende per pagare pensioni, stipendi dei dipendenti pubblici, per la sanità, la scuola, la giustizia, ecc. Su queste cifre vengono costruite le leggi e i provvedimenti economici di cui sentiamo sempre parlare in tv o di cui scrivono i giornali. Ma quello che non viene messo in evidenza è che questi soldi non sempre vengono impegnati. Tra il 2003 e il 2008 una cifra tra i 10 e i 30 miliardi di euro, ossia tra l’1,3% e il 4,3% degli stanziamenti iniziali non è stata impegnata. E soprattutto una quantità enorme di denaro, circa 90 miliardi di euro all’anno, il 20% (euro più euro meno) degli stanziamenti, pari a 4-5 manovre finanziarie, restano lì, nel bilancio, inutilizzati per anni, a volte per sempre. Vediamo meglio.
RUDIMENTI DI BILANCIO – Il bilancio delle aziende private è un consuntivo, rappresentando la gestione dell’anno precedente, informando il pubblico (creditori e azionisti in testa) sui risultati di gestione. Quello dello Stato e degli altri enti pubblici è invece un bilancio preventivo: l’autorizzazione del Parlamento al governo a compiere determinati interventi di spesa ed a reperire le risorse che servono a finanziarle. Ma spendere i soldi in una pubblica amministrazione è un percorso ad ostacoli. Si parte dagli stanziamenti, che rappresentano il limite di risorse disponibili per una certa materia: se lo stanziamento per le politiche sociali è 500 milioni di euro, lo Stato in quell’anno non potrà fare interventi oltre quella somma. Gli stanziamenti iniziali vengono decisi con l’approvazione della Legge finanziaria o con i suoi collegati, oppure – come accade sempre più spesso – con Decreti legge varati in corso d’anno. Ma sono gli assestamenti e delle variazioni
di bilancio, di cui non si parla mai, che stabiliscono in corso d’opera gli stanziamenti definitivi, che possono modificare, talvolta anche sensibilmente, le previsioni iniziali in termini di livello e/o di composizione.
IMPEGNI PAGAMENTI E RESIDUI - Meno ancora si parla delle fasi successive, quelle in cui i soldi pubblici vengono veramente utilizzati. La fase successiva è quella degli impegni, ovvero l’assunzione di un obbligazione nei confronti di altri soggetti, o più semplicemente la programmazione di interventi o di attività di cui beneficeranno persone fisiche, imprese o altri enti pubblici. Continuando con le politiche sociali, lo stato potrebbe impegnarsi a finanziare un certo numero di social card, a trasferire un po’ di quei soldi ai Comuni per specifici programmi di spesa o altro. Ma non è ancora finita. L’effettiva attuazione degli interventi si ha con i pagamenti, l’erogazione materiale delle risorse stanziate. Tra il momento in cui lo stato decide di assegnare i 500 milioni per le politiche sociali, o i 5 miliardi per il Ponte sullo stretto, o i 2 miliardi per la detassazione degli utili reinvestiti e quello di realizzazione dell’intervento possono passare giorni, mesi, anni. Le somme stanziate ma non vengono impegnate si chiamano residui di stanziamento, mentre le somme che vengono impegnate ma non pagate si chiamano semplicemente residui passivi. Somme che si trascinano, anno dopo anno, caricando impropriamente il bilancio di voci, capitoli, progetti. Non è, come potrebbe sembrare, una specie di risparmio occulto: è solo un aggravio di costi e di gestione. Perché quelle somme restano esigibili sempre, anche quando vengono “cancellate” dal bilancio per la cosiddetta “perenzione amministrativa” dando origine a molte gestioni fuori bilancio che complicano ulteriormente la situazione.
























Ma pensa tu: era da quando dovevo affrontare gli esemi di maturità che scoprii che si parlava del bilancio dello stato che esercizio dopo esercizio usava il metodo inerziale invece di adottare il più adatto “ripartire da zero”. Vedo che 20 anni sono passati per niente.
quello che serve probabilmente è un'altra classe dirigente che non sia selezionata per raccomandanzioni e tangenti ma per competenza, capacità e rigore morale.
Oddio certo se riflettiamo sul fatto che in fondo la nostra classe dirigente ce la scegliamo noi grazie ai meravigliosi meccanismi della democrazia forse quello che serve è direttamente un altro popolo.
[...] Fonte: Giornalettismo [...]
[...] Giuseppe anch’io ritengo che questo articolo meriti un post di segnalazione, non solo una notifica su [...]
io son una di quelle persone che pensava che i soldi finissero nelle tasche dei politici. E invece. Grazie Carlo. Splendido pezzo
REVISIONE DEGLI ENTI PUBBLICI…
Per tutti i colleghi e colleghe che si dedicano alla revisione di enti pubblici, segnalo questo interessantissimo articolo: "Viaggio allucinante nello spreco dei nostri soldi"…
Articoli così ti fanno cascare le braccia. Ti rendi conto che al di là delle differenze di colore, ciò che unisce i politici, più di ogni altra cosa, è la mancanza di volontà “politica” di voler rispettare il loro mandato: amministrare la “cosa” pubblica nel nome dell'interesse collettivo.
bisognerebbe anche parlare di perenzione (i perenti sono messi a bilancio separatamente dalla corte dei conti). La capacità di spesa della stato si è ridotta nel tempo. Da un'analisi condotta solo sui capitoli di spesa del ministero dell'ambiente (MATT) alcuni anni fa era evidente come le spese in conto capitale a competenza fossero di difficile spesa ed andassero presto in perenzione, soprattutto durante i governi di centro destra, mentre la spesa corrente era più facile da fa decollare aumentando la performance media del ministero.
Non ho capito. Non capisco dove finiscono i soldi non spesi. Se io prendo soldi e non li spendo rimangono nelle mie tasche. Se io preventivo una spesa e non la faccio, o prendo i soldi preventivamente e rimangono nelle mie tasche, o non li prendo e allora non accade nulla.