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Inchiestadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 30 settembre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Quante volte vedendo cantieri aperti per anni, o aspettando contributi pubblici che non arrivano mai ci chiediamo dove vanno a finire i soldi pubblici? La risposta non è, come molti credono, nelle tasche dei politici. La realtà è meno colorita, ma non meno grave: dentro il bilancio dello Stato

La Ragioneria Generale dello Stato, organo del Ministero dell’economia retto da Giulio Tremonti ha il compito di predisporre tecnicamente il bilancio e la legge finanziaria, ha pubblicato un voluminoso Rapporto sulla spesa delle Amministrazioni centrali dello Stato, che analizza i programmi di spesa dei ministeri e il loro utilizzo. E’ un documento ponderoso e molto tecnico, ma spulciandolo a fondo vengono fuori un sacbilancio1 Viaggio allucinante nello spreco dei nostri soldico di notizie interessanti. Che un ministro competente come il nostro dovrebbe conoscere. O di cui si dovrebbe ricordare.

I DATI ECLATANTI – Il bilancio dello Stato vale circa 752 miliardi di euro. Una cifra enorme, che rappresenta poco meno della metà del Pil italiano. Sono i soldi che lo Stato acquisisce, soprattutto con le tasse, e che spende per pagare pensioni, stipendi dei dipendenti pubblici, per la sanità, la scuola, la giustizia, ecc. Su queste cifre vengono costruite le leggi e i provvedimenti economici di cui sentiamo sempre parlare in tv o di cui scrivono i giornali. Ma quello che non viene messo in evidenza è che questi soldi non sempre vengono impegnati. Tra il 2003 e il 2008 una cifra tra i 10 e i 30 miliardi di euro, ossia tra l’1,3% e il 4,3% degli stanziamenti iniziali non è stata impegnata. E soprattutto una quantità enorme di denaro, circa 90 miliardi di euro all’anno, il 20% (euro più euro meno) degli stanziamenti, pari a 4-5 manovre finanziarie, restano lì, nel bilancio, inutilizzati per anni, a volte per sempre. Vediamo meglio.

RUDIMENTI DI BILANCIO – Il bilancio delle aziende private è un consuntivo, rappresentando la gestione dell’anno precedente, informando il pubblico (creditori e azionisti in testa) sui risultati di gestione. Quello dello Stato e degli altri enti pubblici è invece un bilancio preventivo: l’autorizzazione del Parlamento al governo a compiere determinati interventi di spesa ed a reperire le risorse che servono a finanziarle. Ma spendere i soldi in una pubblica amministrazione è un percorso ad ostacoli. Si parte dagli stanziamenti, che rappresentano il limite di risorse disponibili per una certa materia: se lo stanziamento per le politiche sociali è 500 milioni di euro, lo Stato in quell’anno non potrà fare interventi oltre quella somma. Gli stanziamenti iniziali vengono decisi con l’approvazione della Legge finanziaria o con i suoi collegati, oppure – come accade sempre più spesso – con Decreti legge varati in corso d’anno. Ma sono gli assestamenti e delle variazioni grandi opere2 Viaggio allucinante nello spreco dei nostri soldidi bilancio, di cui non si parla mai, che stabiliscono in corso d’opera gli stanziamenti definitivi, che possono modificare, talvolta anche sensibilmente, le previsioni iniziali in termini di livello e/o di composizione.

IMPEGNI PAGAMENTI E RESIDUI - Meno ancora si parla delle fasi successive, quelle in cui i soldi pubblici vengono veramente utilizzati. La fase successiva è quella degli impegni, ovvero l’assunzione di un obbligazione nei confronti di altri soggetti, o più semplicemente la programmazione di interventi o di attività di cui beneficeranno persone fisiche, imprese o altri enti pubblici. Continuando con le politiche sociali, lo stato potrebbe impegnarsi a finanziare un certo numero di social card, a trasferire un po’ di quei soldi ai Comuni per specifici programmi di spesa o altro. Ma non è ancora finita. L’effettiva attuazione degli interventi si ha con i pagamenti, l’erogazione materiale delle risorse stanziate. Tra il momento in cui lo stato decide di assegnare i 500 milioni per le politiche sociali, o i 5 miliardi per il Ponte sullo stretto, o i 2 miliardi per la detassazione degli utili reinvestiti  e quello di realizzazione dell’intervento possono passare giorni, mesi, anni. Le somme stanziate ma non vengono impegnate si chiamano residui di stanziamento, mentre le somme che vengono impegnate ma non pagate si chiamano semplicemente residui passivi. Somme che si trascinano, anno dopo anno, caricando impropriamente il bilancio di voci, capitoli, progetti. Non è, come potrebbe sembrare, una specie di  risparmio occulto: è solo un aggravio di costi e di gestione. Perché quelle somme restano esigibili sempre, anche quando vengono “cancellate” dal bilancio per la cosiddetta “perenzione amministrativa” dando origine a molte gestioni fuori bilancio che complicano ulteriormente la situazione.

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