Sport

Fuori i secondi!

30 settembre 2009

Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, e finendo poi nel dimenticatoio

Ungheria 1938: il 13 agosto 1936 il Congresso FIFA di Berlino decide di far ospitare il terzo mondiale alla Francia. Battute Germania (nonostante… “giocasse” in casa) e Argentina, che per tutta risposta si ritira dal torneo, assieme a tutte le sudamericane, anche per la “granaPerú delle Olimpiadi berlinesi. Unica eccezione, il Brasile che spera di poter coronare finalmente i suoi sogni di gloria. Fra le varie pretendenti al titolo s’annovera l’Ungheria, eliminata dall’Austria nei quarti 4 anni prima. Ora questo pericolo non c’è più, giacché l’Austria sparisce dalle cartine e dalla fase finale causa annessione al Terzo Reich. L’Ungheria deve conquistare il biglietto per la Francia in modo assai agevole: una sola gara, e per giunta in casa, contro la migliore fra Grecia e Palestina. Tocca agli ellenici, che rimangono sepolti per 11-1 a Budapest (e con rete della bandiera al 90’); Zsengeller ne approfitta per segnare la prima cinquina della storia della Coppa del Mondo.

PARTITI! – Gli organizzatori francesi hanno una gran fretta ed effettuano i sorteggi per la fase finale – ancora ad eliminazione diretta – a qualificazioni in corso: l’Ungheria (o la Grecia) è testa di serie, e quindi evita rogne nel primo turno. Anche in questo caso è compilato l’intero tabellone: per una serie di coincidenze la parte bassa, dove sono gli ungheresi, risulta assai più facile di quella alta, dove risiede l’Italia (mai particolarmente fortunata in tali circostanze), denominata “girone di ferro”. Infatti, oltre all’Italia, vi sono Francia, Brasile e Cecoslovacchia. Nella parte bassa l’unico ostacolo vero che rimane è la Germania. L’Austria, come detto, non esiste più e non si riesce a sostituirla nemmeno invitando l’Inghilterra, per cui la Svezia, avversaria dei mitteleuropei, è già nei quarti, mentre Cuba all’ultimo non rinuncia e quindi si evita di “richiamare” l’Argentina. Non solo: i magiari evitano pure gli USA che ritentano il giochetto del Mondiale precedente. Iscrittisi in ritardo, 4 anni prima si videro gratificati dalla FIFA che impose al Messico, regolarmente qualificato e già in Italia, di giocarsi l’accesso agli ottavi proprio contro gli USA in uno spareggio “a tempo scaduto” a Roma. Ora dovrebbero affrontare in analogo confronto le Indie Olandesi, avversarie designate dell’Ungheria negli ottavi. Gara che non ha luogo e l’Ungheria inaugura il suo Mondiale il 5 giugno 1938 a Reims con un 6-0 agli asiatici che la porta ai quarti. Ad attenderla non vi è la Germania, l’unico spauracchio rimasto, come visto. I tedeschi, arricchiti da alcuni austriaci, si sono fatti superare, seppur dopo la “bella”, dalla Svizzera che inaugura l’innovativo schema difensivo detto verrou. La gara del 12 giugno a Lilla è risolta col classico 2-0 con un gol per tempo, di Sarosi al 42’ e Zsengeller al 68’. Ma nemmeno la semifinale, programmata per il 16 giugno a Parigi, è un ostacolo di una certa difficoltà per gli ungheresi: se la vedono contro la Svezia, che pure passa in vantaggio al 4’ con Nyberg ma al triplice fischio deve inchinarsi sotto il peso di 5 reti. Insomma, per un motivo o per un altro, l’Ungheria non può certo dire di essere giunta sudando alla finale contro l’Italia: le 4 vittorie su 4, con un tabellino reti che recita 24-2, e Zsengeller mattatore con 10 segnature, non paiono proprio il frutto di una squadra schiacciasassi quanto piuttosto il risultato di una serie fortunata di avversari più che abbordabili. Insomma: oltre alla bravura una dose non indifferente di fortuna.

SECONDO TEMPO - In effetti, al cospetto del primo avversario di un certo spessore, l’Ungheria si squaglia: nonostante il fulmineo pareggio di Titkos al primo vantaggio italiano di Colaussi, il 3-1 con cui il 19 giugno a Parigi allo stadio Colombes gli Azzurri, difensori al meglio del proprio titolo, chiudono il primo tempo è assai stretto (Piola prende anche un palo). La ripresa scorre via senza molti sussulti, coll’Italia che pensa bene di tirare i remi in barca e non correre pericoli inutili: Biavati colpisce un secondo legno ma Sarosi al 70’ riapre la gara sul 3-2. Il sogno della rimonta dura 12’, quando Piola fa il quarto gol e chiude ogni discorso. L’Ungheria non può nemmeno consolarsi col titolo di capocannoniere: Zsengeller, rimasto all’asciutto in finale secondo “tradizione” (non proprio ferrea), si vede superare dal brasiliano Leonidas, che segna due reti in meno (ed in sole 3 gare), ma tutte nella sola fase finale (Zsengeller aveva realizzato metà bottino nell’unica gara di qualificazione). L’Ungheria tornerà ai Mondiali nel 1954, dove conoscerà un’altra, immensamente più cocente però, delusione in finale. Sarà quello il canto del cigno dei magiari, capaci poi di arrivare ai quarti nel 1966 come miglior risultato, e che a tutt’oggi mancano dalla fase finale dei Mondiali da Messico 1986.

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