Sono passati quattro anni da quando a un imprenditore e astronauta sudafricano, Mark Shuttleworth, è venuta l’idea di creare Ubuntu, il “Linux for human beings”. Linux per esseri umani, facile, gratuito. Possiamo dire ‘missione compiuta’?
PROVA SU STRADA - Il 24 aprile 2008 Ubuntu lancia una nuova sfida: versione 8.04, nome in codice “Hardy Heron” (Airone audace) ed io con i potenti mezzi di giornalettismo (un portatile economico da ipermercato e un pc vecchio di quattro anni) l’ho testata in anteprima per voi lettori. Dimentico tutte le mie competenze tecniche vere o presunte e mi lancio alla scoperta di Ubuntu sforzandomi di mettermi nei panni dell’utente medio che usa ancora Windows XP e orgogliosamente ignora ogni superfluo tecnicismo, il che significa che voglio una installazione completamente grafica, con poche e semplici domande a cui rispondere premendo grossi bottoni colorati. Il ricorso alla console testuale è severamente bandito.
Il live cd si avvia in pochi minuti: ci sono tutti i programmi – liberi e gratuiti – ai quali ci siamo ormai tutti abituati sul sistema operativo del Moloch monopolista, evviva! Certo, non fa una bella impressione il misto di Manzoni e Shakespeare con cui si presentano menù, documentazione e applicazioni. Help? Quit? Fortunatamente sul desktop c’è una rassicurante icona “Installa“. Avanti!
FUNZIONA? – Poche semplici domande, la lingua, l’ora, il nome dell’utente. È fatta. Al riavvio una schermata mi consente di scegliere se continuare ad usare il PC con il solito Windows o provare, come mi accingo a fare, il brivido di partire con Linux. Enter, e il desktop appare dopo pochi secondi, veloce e fiero del suo aspetto grafico appena ritoccato,
anche se mezzo mondo chiede da eoni che si smetta il solito tema marrone-fogliamorta in favore di qualcosa di meno deprimente. Poco male, personalizzare l’estetica qui è questione di un attimo.
Per il resto sul pc fisso funziona tutto bene, a parte roba di poco conto. Sorvolo sul fatto che l’orologio sia misteriosamente finito due ore avanti; mi infastidisce piuttosto che sia ancora assente uno strumento grafico più completo per configurare la rete. Laddove su Windows basta un click, qui devo smazzarmi questa documentazione, in inglese of course. Faccio finta di non capire l’inglese informatico e di non essere capace di usare google per trovare una versione italiana del doc e mi arrangio. Nel complesso, comunque, l’hardware è riconosciuto e il computer funziona molto bene. Inizio subito a lavorarci e, mi azzarderei a dire, questo pinguino mi sembra un bel po’ più veloce del vecchio XP. E tutto sommato è stato semplice…
NOT IN MY NOTEBOOK – Sul portatile la situazione invece vira verso il tragico. Il wireless, innanzitutto. In teoria la mia scheda dovrebbe funzionare, nella pratica il produttore non fornisce il driver aggiornato per quel modello particolare. Un dramma dal quale potrei uscire vivo seguendo queste istruzioni (sempre, ahimè, in inglese). La scheda grafica integrata è pure di quelle problematiche: sebbene sia anch’essa – teoricamente – supportata, sullo schermo si vedono caratteri bruttarelli e strane righe. Mi dicono che per risolvere dovrei “usare sudo, aprire vi ed editare il file /etc/X11/xorg.conf“.
Io, che sto fingendo di essere un utente normale, guardo il mio interlocutore espertone con la stessa espressione con cui squadrerei un alieno vestito da Elvis: “parli la mia stessa lingua?“. Devo rassegnarmi alla dura realtà di un sistema desktop che ancora non possiede una utility davvero funzionante per configurare lo schermo in pochi clic, cosa che Windows aveva già quando ancora si chiamava 95 e andava in crash ogni quarto d’ora.
(NON) È L’ANNO DI LINUX - Si capisce perché nel 2008 Windows sia ancora installato sulla quasi totalità dei nostri PC, mentre Linux pur essendo una certezza in ambito server e enterprise non sfonda tra gli utenti domestici, fermo da anni ad un mesto 2-3% del mercato. Ogni anno si è annunciato l’exploit di Linux in ambito desktop, e regolarmente lo si è dovuto rimandare al successivo; nel frattempo Windows checché se ne dica ha consolidato la sua posizione dominante anche facendo progressi tecnici enormi proprio dove era più debole (stabilità e sicurezza), mentre il padre padrone del pinguino, Linus Torvalds, si è mostrato troppo conservatore e poco disposto a rivoluzionare la sua creatura, il kernel ovvero “il nucleo” di Linux, affinché restasse ben distinta dai prodotti di Microsoft e Apple. Un dittatore benevolo per alcuni, un dittatore e basta per altri: la pensava così Con Kolivas, una delle migliori menti dietro lo sviluppo del kernel, quando decise di andarsene sbattendo la porta e affermando che il suo lavoro per rendere il sistema di Torvalds più competitivo sui normali PC di casa veniva snobbato.
MA UBUNTU C’È – Nonostante Linux non stia attraversando un periodo particolarmente eccitante Ubuntu va nella giusta direzione. Pur non ancora perfetta, rispetto a una qualunque distribuzione di qualche anno fa i passi in avanti in termini di semplicità d’uso sono tanti e apprezzabili. Superate le purtroppo ancora possibili difficoltà in fase di configurazione, raramente – se non mai – sarà necessario ricorrere alla famigerata riga di comando nel lavoro di tutti i giorni. Se non è missione compiuta, di sicuro l’impresa di creare un sistema sicuro, affidabile e libero, accessibile anche alla “gente normale”, non solo a tecnici e ingegneri, procede ancora e procede bene. Il progetto Ubuntu è ben gestito dalla società di Shuttleworth,
che ha saputo dare obiettivi stabili e a lungo termine oltre a creare una struttura di lavoro organizzata e una vastissima comunità, fondamentale per il supporto agli utenti e la partecipazione allo sviluppo. Senza dimenticare che questo numero crescente di aficionados si prodiga anche in cose secondarie – ma non troppo – come il marketing virale, guardare per credere le numerose varianti sul tema (e parodie sexy) dell’ormai riconoscibilissimo logo. Cose non da tutti i giorni per un sistema operativo…
























Io, dopo un anno che lo uso, ho ancora la schermata di avvio cieca, perchè la risoluzione imposta da Ubuntu al login non è supportata dal monitor. Ma ormai mi sono abituato ad inserire username e password a tastoni. Bella analisi, just, soprattutto i logo sexy mi son piaciuti.
me l’ avevano consigliato. Grazie per averlo provato per me:)
Ottima analisi imparziale e veramente calata nei panni dell’utente comune.
Anche io vedo il pinguino come una speranza per il futuro, ma finché l’uso della lina di comando non sarà sporadica quanto lo è su Windows rimarrà un prodotto di nicchia per utenti esperti.
Dino, è chiaro che la parte finale l’ho pensata approssimamente per tributarti un omaggio
Per la cronaca, smessi i panni dell’”utente medio” e tornato in quello di ingegnere in fieri, ancora non sono riuscito (ma non mi ci sono nemmeno applicato per molto tempo) a far girare bene questa Ubuntu sul portatile.
Sul fisso, dopo il primo riavvio, anche la rete cablata ha “perso” le sue impostazioni e ho dovuto configurarla a mano (come ho sempre fatto negli anni). Tutto quanto è ancora un po’ in italiano e un po’ in inglese.
Sinceramente mi aspettavo molto di più… sarà per l’anno prossimo.
[...] Primo articolo, “di là”. Buona lettura. [...]
Commento leggermente OT: per essere un utente medio Ubunto 7.10 non mi dispiace moltissimo e, eccetto problemi di configurazione menuale del wireless sul portatile, lo trovo molto agevole. Non vedo l\’ora di provare l\’8.04
) e vede al volo rete wireless e PCMCIA.. se qulacuno vuole provare 
Ah, ho un vecchio portatile con soli 64MB di Ram e volevo metterci su qualcosa per riesumarlo e usarlo prevelentemente per internet.. ho trovato PuppyLinux: veloce, leggero (va anche su una chiavetta USB o addirittura su un CD in multisessione
Un saluto, Lisa
No no, non sei OT
Io uso Linux più o meno dal 2000-2001, e da allora le ho provate più o meno tutte. E ne sono cambiate di cose! Non esisteva un comodo manager per gestire le stampanti, bisognava montare e smontare i dischi a mano, cose così, davvero noiose, che oggi sono solo un ricordo. Di noie però ce ne sono ancora… eppure prima il mitico BeOS poi il MacOSX di Apple hanno dimostrato che in poco tempo si poteva mettere su un sistema basato su Unix e al contempo veloce, stabile e facile da usare. Servirebbero scelte di progetto decise e “in profondità” per seguire questa strada, cosa che non si sta facendo, e Ubuntu da sola non può farcela.
P.S: già provata anche Puppy, in virtualizzazione, mi pare molto ben fatta
Il discorso su Linux è sempre controverso.
Se è vero che un utente smanettone puo’ trovare tutto cio che occorre ( tool di programmazione, web server, cazzilli vari) è anche vero che:
- occorre del tempo per settare il pc, la rete, stampante e altre periferiche
- un utente con poco tempo potrebbe demotivarsi.
Detto questo, visto che dell’informatica non ne faccio una professione e non ho tempo da perdere nella configurazione del PC preferisco spendere 70 euro per comprare Windows xp.
L’attività primaria di un utente linux sembri essere quella di riuscire far funzionare compeltamente il proprio pc.
Il wireless sul mio pc non lo considero una conquista quando invece lo è per molti utenti linux, con kernel da ricompilare, driver da cercare e modificare (come hai anche fatto notare).
Insomma le mie brave notti sulla Suse 6.0 e sulla Red Hat le ho passate, ma alla fin fine vuoi per mancanza di programmi ( Non ci provate: Gimp non è come Photoshop, Openoffice non è come MS Office, non esiste nulla paragonabile a Dreamweaver), vuoi per un approccio mediamente complesso a una qualsiasi risoluzione di un problema, ho capito che per l’utente normale linux è ancora acerbo.
Ubuntu chiaramente è un bel tentativo, come lo è stato la Mandrake, e funziona abbastanza.
Ma poi per NON installare la stampante CANON(sicuramente errori miei, ma ho letto su vari forum che la Canon è una stampante ostica e di orientarsi su altre marche) ho passato una giornata intera su internet tra driver e forum.
Avrei dato volentieri 70 euro a qualcuno per spicciarmi il problema
La mancanza dei programmi non è colpa né di Linux, né di Ubuntu.
Diverso il discorso dell’hardware, dovuto (in parte) a una precisa scelta, ovvero quella di disincentivare il più possibile la distribuzione di driver proprietari in formato binario per favorire l’inclusione di driver a sorgente aperto. Cosa in teoria bella e buona, nella pratica è un problema.
Pensa a un driver per windows: in molti casi lo stesso driver è persino compatibile con diverse versioni del SO, da NT a WindowsXP e forse anche Vista, attraverso tutti gli aggiornamenti e i service pack. Cambia solo la versione, se hai quella a 32bit o a 64bit, ma lì non ci si può far nulla.
Un driver linux compilato per una versione specifica del kernel funziona solo su quella: prova a compilare un driver su Ubuntu kernel 2.6.24 e caricalo su un’altra macchina con kernel 2.6.25, ben che ti vada ti dà errore. Per questo le aziende dovrebbero a) impazzire a creare un driver per ogni distribuzione e ogni singolo kernel esistente b) rilasciare tutti i sorgenti e le specifiche nella speranza che “qualcuno” crei un driver decente abbastanza, magari da essere incluso nel kernel. Linux “deve restare puro” e libero. Una scelta politica (ideologica, filosofica) più che tecnica della quale all’utente non potrebbe fregare di meno, visto che vorrebbe solo avere un pc funzionante.
Nel mio caso il wireless non va perché a) la casa produttrice ha rilasciato solo un vecchio driver binario per Debian b) dovrei ricompilarmi a mano – e lo farò – il sorgente volenterosamente modificato da un utente.
Ubuntu: african word to say “I’m not able to use Debian”
@ Just: usa ndiswrapper
>> usa ndiswrapper
Eh si, lo so
Ma in un sistema operativo “semplice” non si dovrebbe ricorrere a questi accrocchi
@Just beh non puoi accusare Ubuntu se non ha il driver della tuo chip wifi. Accusa il produttore dell’hardware. E un pochino te stesso per aver comprato un prodotto così poco supportato (sempre dal suo produttore).
Senza entrare nei dettagli dell’articolo. Ti sfugge un punto fondamentale. Ubuntu ha ancora qualche piccolo inconveniente di setup, spesso dovuto a problemi legali. Ma proviamo a paragonare i problemi che hai su Windows e quelli hai su Linux.
Per dire la cosa principale: Windows si paga. O si cracca. Le app su Windows si pagano o si craccano. Windows è vittima di malware di tutti i tipi. Windows Vista richiede un hardware notevole, Ubuntu a parità di hardware ti dà molto di più. Ecc ecc ecc
flaaaa ma just è un ubuntu lover, non credere
ha solo cercato di essere imparziale :p
@Just beh non puoi accusare Ubuntu se non ha il driver della tuo chip wifi. Accusa il produttore dell’hardware. E un pochino te stesso per aver comprato un prodotto così poco supportato
Chi ha accusato Ubuntu? È un problema di fondo di linux, ne ho parlato anche nei commenti.
Anzi, nell’articolo dico che ho molta fiducia in Ubuntu, forse l’unico progetto che persegue ancora con convinzione il sogno di portare Linux sui desktop della gente comune. Per dire: Red Hat e Novell hanno mollato e lo hanno fatto sapere chiaramente che a loro interessa solo l’enterprise.
Però pane al pane: non possiamo pretendere che l’acquirente senza grosse conoscenze informatiche vada a scoprire che il chip RTL8187 è supportato da linux, e il RTL8187B no. O non gli si può dire “scaricati il driver windows e mandalo in emulazione con ndiswrapper”.
Per riuscire in qualcosa bisogna pur saper ammettere con sincerità a che punto si è e quali sono i problemi da risolvere. Inutile perdere tempo col dire peste e corna di Windows, che tra l’altro più che fatti ormai sono luoghi comuni risalenti a quando Windows era -davvero- pessimo, cioè all’incirca prima di Win2000.
Incapaci. Mia madre, che ha superato i settanta, gioca ogni sera a Mahjong. Mio figlio, che ne ha sette, ha già installato la sua prima distro.
evviva il mac
@Walter
Ma chiedi a mammina se è capace di leggersi pagine su pagine di discussioni su forum (inglesi) su come patchare, ricompilare e installare un driver per una scheda wireless.
Io ne sono capace, intendiamoci.
E voglio così bene a Ubuntu (come diceva giustamente Loska) e alla sua missione (portare Linux facile a tutti) che invece di trincerarmi dietro un falso ottimismo (va tutto bene, è tutto una meraviglia) mi metto a fare pelo e contropelo.
Critica utile, se vogliamo. Senno stiamo a pettinà le bambole e a farci i complimenti a vicenda, chiusi nelle nostre piccole community esclusive di fan di linux.
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
…
Ubuntu: Linux per gente normale @ Giornalettismo…
Sono passati quattro anni da quando a un imprenditore e astronauta sudafricano, Mark Shuttleworth, è venuta l’idea di creare Ubuntu, il “Linux for human beings”. Linux per esseri umani, facile, gratuito. Possiamo dire ‘missione compiuta’?…
Ubuntu: Linux per gente normale…
Un test in anteprima della versione 8.04 di Ubuntu,nome in codice “Hardy Heron” (Airone audace)…
Evita di chiamare mammina mia madre, con quel tono. Intesi? A ciascuno, poi, lasciamo le cose adatte all’età. Che mia mamma sia capace di accendersi il PC con ubuntu e da sola giocare ad un gioco, per me è segno di capacità. Quella che manca a un ventenne o trentenne o quarantenne come te che hai scritto questo articolo e dichiari anche di essere ingegnere. In più ora vedo i commenti “clicca e vota” e tutto è chiaro…
Non è chiaro proprio nulla, quelli sono trackback e non ce li ho mica messi io. Devo spiegarti cos’è un trackback? Lasciamo perdere…
In verità cosa è chiara: non hai letto l’articolo (e nemmeno i commenti) se non proprio di volata, hai pensato che fosse contro Linux e ti sei precipitato furiosamente ad insultare (incapaci) prima ancora di capire qualcosa.
Un fenomeno diffuso, non preoccuparti, non sei il solo.
Invece sì che è tutto chiaro, Just. E’ chiaro che ancora non hai imparato a riconoscere le trollate di dinophis.
Porca zozza è vero!!! XD
Però dai, era così bello, hai rovinato tutto uffa
Sempre il solito guastafeste!
Più che altro rompic… però mi ha dato l’idea: mettere un coso che mostri (soltanto a me, dehehe) sotto il permalink anche l’IP di chi commenta.
Saluti alla mammina, dille di provare Gentoo!
l’ip? Tu sbagli a pensare all’ip. Io non ho guardato l’ip. Dinophis lo riconosci dal tono …
Tu formazione umanistica, io tecnica.
Io guardo l’IP.
Conosco a memoria anche il range di indirizzi che bazzichi abitualmente, direttò.
Imparerò a conoscere, ma non biblicamente beninteso, anche Dinophis.
E poi, diciamocelo, io non spero altro che arrivi uno come Walter nel bel mezzo di una discussione. Grazie dino per le emozioni che ci regali!
Per l’utente medio italico Ubuntu basta e avanza.
Non mi ricordo di aver mai compilato nulla in anni di Linux, ci sono i pacchetti pronti da installare per tutte le distribuzioni.
Non venitemi a parlare di Dreamweaver e Photoshop, che un utente medio non comprerà mai, quindi i paragoni non stanno in piedi.
Mai usato Photoshop in vita mia, sempre e solo The Gimp. Dreamweaver non so manco cosa sia :p
Quanto alla “avventura” di Ubuntu sul mio portatile, sono riuscito a sistemare la scheda grafica soltanto editando a mano il file xorg.conf, il tool grafico per cambiare risoluzione semplicemente non funziona (impostava 1280×720 invece di 1280×800, e segnalava un refresh di 0Hz!).
La rete cablata con il Network Manager (che già da tempo è fonte di lamentele e segnalazioni sui forum di ubuntu) non funziona con l’IP statico, ad ogni riavvio “dimentica” continuamente l’indirizzo di eth0.
Non ho fatto in tempo a sistemare il wireless, con ndiswrapper installo la scheda ma non funziona, con il driver nativo patchato e ricompilato invece funziona, ma non sono ancora riuscito a collegarmi al router (e comunque pare che questo driver non funzioni con la crittografia WPA-PSK, che a me serve).
Lati positivi: questa Ubuntu è -fottutamente veloce-, gradevole lavorarci su, facile installare i programmi se sono presenti nei repository.
Quando avrò finito di configurarla (speriamo bene) forse toglierò del tutto Vista, anche se questo -devo ammetterlo- a me Vista non sembra neanche tutto stò schifo che si dice in giro, anzi.
Photoshop è uno standard riconosciuto e nell’utilizzio piu’ “intuitivo” di Gimp.
Dreamweaver è un programma per la realizzazione dei siti internet ( e capisco che non tutti gli utenti ne abbiamo sentito parlare).
Quando vado in vacanza e devo solo navigare su internet/posta elettronica mi porto la PSP, che oltre ai giochi, ha anche il suo bravo browser e la connessione wireless ( 169 euro tutto compreso).
Articolo linkato da Linux on laptops, sezione Fujitsu, visto che il portatile provato per la “recensione” è un Fujitsu-Siemens Amilo La1703.
UPDATE: ad oggi, non esistono driver decenti per linux che facciano andare su questo dannato portatile il wireless con crittografia WPA, e tantomeno la scheda grafica in modalità 3D.
Vado ancora con Vista, uff.
Queste sopra sono tutte sciocchezze e disinformazioni: non è Ubuntu il non plus ultra dell’usabilità per Linux, ma come fate a scrivere
queste cose, o siete in male fede o non ci state
con la testa, Mandriva è molto più semplice da installare e usare.
lou turturro: “Mandriva è molto più semplice da installare e usare”
Come ben saprai, la semplicità che un utente medio trova nell’usare una distribuzione GNU/Linux deriva in larga misura dagli aiuti che gli vengono forniti dalla comunità. Se un utente non ha mai avuto bisogno di rivolgersi alla comunità per un aiuto significa che non è tanto inesperto, e che magari può cimentarsi anche con una distribuzione più stabile, veloce, bella, ma meno semplice.
Mandriva è semplice da usare, più di Ubuntu forse, ma la comunità di Ubuntu (in Italia) è la più numerosa, è molto probabile quindi che qualunque problema dovesse affrontare un utente di Ubuntu sia stato già affrontato e risolto da altri utenti, che grazie alla loro esperienza riusciranno ad aiutare questo utente. Se hai una scheda audio/grafica particolare, se ti compri una webcam strana, se hai un modem usb ecc. Con Mandriva forse riesci a configurarlo da solo, ma se non ci riesci? Potresti non trovare aiuto, o trovarlo con difficolta’. Con Ubuntu invece un aiuto lo trovi quasi di sicuro, e molto più rapidamente, grazie all’enorme comunità che si è creata.