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Tecnologiadi Francesco Laricchia (Signor Frank)
pubblicato il 24 aprile 2008 alle 09:01 dallo stesso autore - torna alla home

Sono passati quattro anni da quando a un imprenditore e astronauta sudafricano, Mark Shuttleworth, è venuta l’idea di creare Ubuntu, il “Linux for human beings”. Linux per esseri umani, facile, gratuito. Possiamo dire ‘missione compiuta’?

Ubuntu linuxPROVA SU STRADA - Il 24 aprile 2008 Ubuntu lancia una nuova sfida: versione 8.04, nome in codice “Hardy Heron” (Airone audace) ed io con i potenti mezzi di giornalettismo (un portatile economico da ipermercato e un pc vecchio di quattro anni) l’ho testata in anteprima per voi lettori. Dimentico tutte le mie competenze tecniche vere o presunte e mi lancio alla scoperta di Ubuntu sforzandomi di mettermi nei panni dell’utente medio che usa ancora Windows XP e orgogliosamente ignora ogni superfluo tecnicismo, il che significa che voglio una installazione completamente grafica, con poche e semplici domande a cui rispondere premendo grossi bottoni colorati. Il ricorso alla console testuale è severamente bandito.

Il live cd si avvia in pochi minuti: ci sono tutti i programmi – liberi e gratuiti – ai quali ci siamo ormai tutti abituati sul sistema operativo del Moloch monopolista, evviva! Certo, non fa una bella impressione il misto di Manzoni e Shakespeare con cui si presentano menù, documentazione e applicazioni. Help? Quit? Fortunatamente sul desktop c’è una rassicurante icona “Installa“. Avanti!

FUNZIONA? – Poche semplici domande, la lingua, l’ora, il nome dell’utente. È fatta. Al riavvio una schermata mi consente di scegliere se continuare ad usare il PC con il solito Windows o provare, come mi accingo a fare, il brivido di partire con Linux. Enter, e il desktop appare dopo pochi secondi, veloce e fiero del suo aspetto grafico appena ritoccato, Ubuntu 1anche se mezzo mondo chiede da eoni che si smetta il solito tema marrone-fogliamorta in favore di qualcosa di meno deprimente. Poco male, personalizzare l’estetica qui è questione di un attimo.

Per il resto sul pc fisso funziona tutto bene, a parte roba di poco conto. Sorvolo sul fatto che l’orologio sia misteriosamente finito due ore avanti; mi infastidisce piuttosto che sia ancora assente uno strumento grafico più completo per configurare la rete. Laddove su Windows basta un click, qui devo smazzarmi questa documentazione, in inglese of course. Faccio finta di non capire l’inglese informatico e di non essere capace di usare google per trovare una versione italiana del doc e mi arrangio. Nel complesso, comunque, l’hardware è riconosciuto e il computer funziona molto bene. Inizio subito a lavorarci e, mi azzarderei a dire, questo pinguino mi sembra un bel po’ più veloce del vecchio XP. E tutto sommato è stato semplice

NOT IN MY NOTEBOOK – Sul portatile la situazione invece vira verso il tragico. Il wireless, innanzitutto. In teoria la mia scheda dovrebbe funzionare, nella pratica il produttore non fornisce il driver aggiornato per quel modello particolare. Un dramma dal quale potrei uscire vivo seguendo queste istruzioni (sempre, ahimè, in inglese). La scheda grafica integrata è pure di quelle problematiche: sebbene sia anch’essa – teoricamente – supportata, sullo schermo si vedono caratteri bruttarelli e strane righe. Mi dicono che per risolvere dovrei “usare sudo, aprire vi ed editare il file /etc/X11/xorg.conf“. Ubuntu notebook (no, non sono io!)Io, che sto fingendo di essere un utente normale, guardo il mio interlocutore espertone con la stessa espressione con cui squadrerei un alieno vestito da Elvis: “parli la mia stessa lingua?“. Devo rassegnarmi alla dura realtà di un sistema desktop che ancora non possiede una utility davvero funzionante per configurare lo schermo in pochi clic, cosa che Windows aveva già quando ancora si chiamava 95 e andava in crash ogni quarto d’ora.

(NON) È L’ANNO DI LINUX - Si capisce perché nel 2008 Windows sia ancora installato sulla quasi totalità dei nostri PC, mentre Linux pur essendo una certezza in ambito server e enterprise non sfonda tra gli utenti domestici, fermo da anni ad un mesto 2-3% del mercato. Ogni anno si è annunciato l’exploit di Linux in ambito desktop, e regolarmente lo si è dovuto rimandare al successivo; nel frattempo Windows checché se ne dica ha consolidato la sua posizione dominante anche facendo progressi tecnici enormi proprio dove era più debole (stabilità e sicurezza), mentre il padre padrone del pinguino, Linus Torvalds, si è mostrato troppo conservatore e poco disposto a rivoluzionare la sua creatura, il kernel ovvero “il nucleo” di Linux, affinché restasse ben distinta dai prodotti di Microsoft e Apple. Un dittatore benevolo per alcuni, un dittatore e basta per altri: la pensava così Con Kolivas, una delle migliori menti dietro lo sviluppo del kernel, quando decise di andarsene sbattendo la porta e affermando che il suo lavoro per rendere il sistema di Torvalds più competitivo sui normali PC di casa veniva snobbato.

MA UBUNTU C’È – Nonostante Linux non stia attraversando un periodo particolarmente eccitante Ubuntu va nella giusta direzione. Pur non ancora perfetta, rispetto a una qualunque distribuzione di qualche anno fa i passi in avanti in termini di semplicità d’uso sono tanti e apprezzabili. Superate le purtroppo ancora possibili difficoltà in fase di configurazione, raramente – se non mai – sarà necessario ricorrere alla famigerata riga di comando nel lavoro di tutti i giorni. Se non è missione compiuta, di sicuro l’impresa di creare un sistema sicuro, affidabile e libero, accessibile anche alla “gente normale”, non solo a tecnici e ingegneri, procede ancora e procede bene. Il progetto Ubuntu è ben gestito dalla società di Shuttleworth, Ubuntu sexy logoche ha saputo dare obiettivi stabili e a lungo termine oltre a creare una struttura di lavoro organizzata e una vastissima comunità, fondamentale per il supporto agli utenti e la partecipazione allo sviluppo. Senza dimenticare che questo numero crescente di aficionados si prodiga anche in cose secondarie – ma non troppo – come il marketing virale, guardare per credere le numerose varianti sul tema (e parodie sexy) dell’ormai riconoscibilissimo logo. Cose non da tutti i giorni per un sistema operativo…

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