Le “teorie complottiste” sostengono che i grattacieli del World Trade Center non furono distrutti dai due aerei che li colpirono, ma da cariche esplosive piazzate anzitempo dal governo americano.
Questa rubrica tratterà serialmente il debunking di miti internettiani e non. A tenerla, il “terribile” John di crono911
La mattina dell’11 settembre 2001, due voli di linea, American 11 e United 175, si schiantarono contro la Torre 1 (North Tower) e la Torre 2 (South Tower) del World Trade Center, un complesso di sette edifici di proprietà dell’Autorità Portuale di New York. Le due torri gemelle alte 110 piani, simbolo di Manhattan, crollarono entrambe nel giro di un’ora e mezza, provocando la morte di oltre 2.500 persone compresi centinaia di soccorritori e la distruzione dell’intero complesso.
I “complottisti” sostengono che l’impatto dei due aerei fu uno stratagemma utilizzato per nascondere la vera causa dei crolli: cariche esplosive predisposte all’interno dei grattacieli del complesso, in maniera da massimizzare la distruzione e la perdita di vite umane e giustificare le azioni militari già pianificate contro l’Afghanistan e l’Iraq.
L’ARGOMENTAZIONE LOGICA “CUI PRODEST?” E QUELLE TECNICHE - I sostenitori della teoria dell’auto-attentato fanno notare che il Governo americano è quello che ha beneficiato maggiormente degli attacchi: sotto la bandiera della “guerra globale al terrorismo” gli USA hanno invaso due paesi e hanno allargato la propria sfera di influenza nel mondo. Sulla base del principio che i latini sintetizzavano con la locuzione “cui prodest?”, una volta individuato chi si è avvantaggiato di un delitto, sappiamo anche chi lo ha commesso. I complottisti spiegano che le torri gemelle ressero agli impatti. Poi però crollarono “ufficialmente” a causa degli incendi innescati dal carburante trasportato dai velivoli. Ma le torri avevano una struttura in acciaio e non è mai successo che una struttura in acciaio sia crollata a causa di un incendio. L’acciaio, infatti, fonde a temperature di gran lunga superiori rispetto a quelle provocate dall’incendio del carburante degli aerei. Inoltre i grattacieli crollarono troppo velocemente e in modo troppo preciso: se avessero ceduto nel punto in cui erano stati colpiti dagli aerei, la parte superiore avrebbe dovuto inclinarsi lateralmente e in ogni caso le strutture inferiori – ancora illese – avrebbero dovuto opporre una considerevole resistenza rispetto al fronte del collasso. Ci fu poi un terzo grattacielo di 47 piani (il WTC 7) che crollò inspiegabilmente nel pomeriggio collassando con precisione su se stesso pur non essendo stato colpito dagli aerei. In tutti e tre i casi – concludono i complottisti – i video mostrano strani sbuffi di fumo che fuoriescono improvvisamente al di sotto dei piani che cedevano e si sentono strane esplosioni.
LA VERITÀ “ALTERNATIVA” - Secondo i complottisti, tutto ciò porta a una sola conclusione: la distruzione fu causata da cariche esplosive predisposte secondo le tecniche usate dai demolitori professionali.
La prova determinante sta nel fatto che molti giorni dopo i collassi, i soccorritori trovarono tra le macerie vere e proprie “pozze” di acciaio fuso: questo dimostra che furono raggiunte temperature compatibili solo con l’uso di esplosivi e non con un incendio di carburante. Questa teoria è sostenuta anche da personaggi con notevoli competenze tecniche e scientifiche: il fisico nucleare Steven Jones è uno di questi, ma non manca un nutrito gruppo di sedicenti architetti e ingegneri rappresentati nel sito web AE911Truth. In Italia la teoria è appassionatamente ripresa in alcuni film e libri realizzati dall’europarlamentare Giulietto Chiesa, dal giornalista Maurizio Blondet e dal regista Massimo Mazzucco.
IL DEBUNKING LOGICO - La teoria della demolizione controllata si contraddice da sola. Se le torri fossero cadute davvero “troppo velocemente”, il problema si porrebbe non solo per un collasso da cedimento strutturale ma anche per un collasso innescato da esplosivi.
Che una colonna ceda per effetto del sovraccarico o per effetto di una carica di esplosivo, poco o nulla cambia nella velocità con cui la struttura viene giù. A meno di voler ipotizzare che gli esplosivi siano stati piazzati su tutti i piani inferiori, allo scopo di distruggere le colonne man mano che il fronte del collasso si avvicinava… ma perché avrebbero dovuto fare una cosa simile? Soltanto per far cadere le torri più velocemente? E che differenza avrebbero fatto 10 secondi in più o in meno, a fronte di tutti i rischi connessi a una simile operazione di minamento? La questione non ha alcun senso logico. Anche l’argomentazione del “cui prodest” lascia il tempo che trova: da ogni evento, anche il più funesto, c’è chi ne trae beneficio pur non avendolo causato, come ben sanno le imprese di pompe funebri. Né pare che la situazione economica americana versi oggi in condizioni migliori rispetto al 2001 e le invasioni di Afghanistan e Iraq hanno portato molte più rogne che vantaggi, per non parlare del prezzo del petrolio che è più che raddoppiato.


























Ma i palazzi negli USA vengono costruiti esattamente in modo che il crollo sia “controllato”, cioè che le strutture convoglino il “peso” verso l’interno in modo che, qualsiasi sia la causa, i palazzi “collassino” senza inclinarsi.
La quantità di modo di un aereo a 700kmh dovrebbe essere sufficiente a “tranciare” le strutture di un piano (si vedono entrare come burro lasciando impresso il profilo dell’aereo sulla parete), e quindi creare il sovraccarico necessario, e il crollo avrebbe, date le tecniche costruttive, per forza le caratteristiche di una implosione.
Inoltre pongo un problema che non hai toccato (o forse non ho letto?). Ma quei palazzi sono fatti solo di acciaio o c’è anche cemento (e simili)? Perché non è necessario che “cuocia” l’acciaio, può cuocere anche il cemento, che sgretolandosi crea pressioni su parti della struttura a questo non deputate.
Se stiamo a sentire tutte le campane finisce che o le torri sono state tirate giù dagli alieni, oppure che è tutta una bufala e non sono cadute ma sono state nascoste in un magazzino in Arizona. E comunque è un problema del piffero, questo, che non mi spiega un tubo in merito ai “mandanti” dell’attentato.
Grande John B. dacci dentro.
Ciao Leonardo, ti ringrazio per il tuo intervento, serio e pertinente.
I limiti di battute imposti dalle esigenze editoriali mi impediscono di approfondire al meglio questi argomenti, che peraltro possono anche tediare gran parte dei lettori, per cui questi sono solo dei “flash” per inquadrare in generale le vicende. I due siti segnalati contengono però tutta la documentazione (o i relativi link) per approfondire qualsiasi argomento.
Venendo alle questione tecniche che hai rimarcato: in realtà le Twin Towers non vennero giù proprio diritte.
Il blocco dei piani superiori al punto d’impatto cedettero asimmetricamente. Quella massa enorme si incuneò in gran parte nel core strutturale interno (una specie di gabbia) sfondando l’edificio fino a terra e in parte rovinò lateralmente.
In ogni caso, esaminando video, foto e rapporti tecnici troverai risposte più competenti.
Di recente il NIST ha anche pubblicato il suo rapporto definitivo sul WTC7, che imputa la causa del collasso al cedimento di un preciso elemento strutturale. In questo caso la sequenza di collasso è stata molto simile all’implosione da te accennata.
Sul cemento. C’era cemento nelle Twin Towers, ovviamente, e in gran quantità, ma non aveva funzioni strutturali rilevanti. Era utilizzato per i piani orizzontali (i solai) sui quali poggiavano gli allestimenti, i pavimenti ecc…
Quanto ai mandanti dell’attentato… se hai tempo e voglia e una certa conoscenza dell’inglese, ti consiglio la lettura di “10.000 years for revenge”, di Peter Lance, un libro amato e spesso citato a sproposito dai complottisti, che probabilmente non l’hanno mai letto dall’inizio alla fine.

Risponde a molte domande, anche a qualcuna che non ci eravamo mai posti.