Mafia: per Schifani è quasi sconfitta, per Fini proprio no

29/09/2009 - Per il presidente della Camera è un “pericolo per la democrazia”. Ma quello del Senato rassicura: è un “cancro quasi debellato”. Chi ha ragione? Fanno bene il Presidente della Camera e quello di Confindustria ad invitare a tenere alta la

     
 

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Per il presidente della Camera è un “pericolo per la democrazia”. Ma quello del Senato rassicura: è un “cancro quasi debellato”. Chi ha ragione?

Fanno bene il Presidente della Camera e quello di Confindustria ad invitare a tenere alta la guardia contro la criminalità organizzata. L’occasione è venuta ieri, con la presentazione a Montecitorio del libro di Elio Veltri e Antonio Laudati, “Mafia Pulita”, durante la quale si son ascoltate dichiarazioni sicuramente molto condivisibili, ma che lasciano qualche perplessità su come venga affrontato il problema nei dibattiti pubblici.

FALCONE AD OLTRANZA – Gianfranco Fini ne ha approfittato per rispolverare Giovanni Falcone, salvo poi, purtroppo, contraddirlo a distanza di poco tempo. “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un inizio, un’evoluzione e una fine”, ha ricordato l’ex Presidente di An, riprendendo la nota espressione del giudice vittima della strage di Capaci. “Non si pensi – dirà poi dopo – che la lotta debba essere delegata ad altri, alle istituzioni, serve il coinvolgimento della società civile”, smentendo quanto riferiva lo stesso Falcone un ventennio fa. Per il giudice palermitano, infatti, la mafia non doveva essere combattuta richiedendo il sacrificio di cittadini inermi, ma esclusivamente sfruttando al meglio gli uomini e i mezzi che lo Stato aveva a disposizione. Non vogliamo pensare che in certe uscite pubbliche faccia comodo scomodare qualche illustre martire della battaglia solo a scopo propagandistico o più semplicemente per rendere di più alto profilo il proprio intervento, senza poi condividere fino in fondo le posizioni e le idee del personaggio citato. Lo speriamo vivamente.

IL CANCRO DEBELLATO, O NO? - Emma Marcegaglia parla  di “cancro che avvelena la vita civile del Paese”, di “fenomeno globale che vale mille miliardi di dollari”. Fini incalza sottolineando giustamente il “pericolo per la democrazia e per la convivenza civica del Paese”, propone un “patto nazionale tra le varie forze politiche, la magistratura e le forze dell’ordine” o, addirittura, una “guerra culturale” per sanare una piaga che priva la parte sana del Paese di ricchezza e libertà. “Una situazione come questa condanna tutti”, avverte la terza carica dello Stato. La seconda carica dello Stato, Renato Schifani, invece, aveva usato parole e toni decisamente diversi solo pochi giorni fa intervenendo sulla stessa questione. A Palermo, in occasione della commemorazione del giudice Cesare Terranova e del maresciallo Lenin Mancuso, uccisi in un agguato mafioso 30 anni fa, Renato Schifani aveva parlato della mafia come un male prossimo alla sconfitta. “Si è fatto tanto contro la mafia – affermava – e si continua a combatterla per sconfiggerla con leggi sempre più rigorose e catture di latitanti sempre più pericolose”. Questo il suo punto di vista: “Siamo a buon punto per debellare questo cancro che affligge la nostra terra”. Dei due chi ha ragione? Gli allarmisti o i rassicuratori?

PAROLA DEL MINISTERO – Per dare una riposta a questa domanda andiamo a leggere l’ultima relazione del Ministero dell’Interno al Parlamento (relativa al secondo semestre 2008) sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia. Ecco, tra l’altro cosa si legge nella premessa: “Cosa nostra ha tentato di rigenerare la propria architettura organizzativa storica; la ‘ndrangheta ha aperto nuove importanti rotte nel narcotraffico internazionale; la camorra ha manifestato, specialmente nel territorio casertano, condotte delittuose particolarmente violente, addirittura con epigoni stragisti; la criminalità organizzata pugliese ha visto la crescita delle dialettiche di scontro tra i principali sodalizi, con l’aumento dei fatti omicidiari correlati; il variegato arcipelago della criminalità organizzata di matrice esogena ha messo in luce segnali di crescita di nuove forme associative”. E ancora: “Nel semestre in esame, le matrici mafiose endogene hanno continuato ad evidenziare la capacità di infiltrazione nel mondo imprenditoriale, talvolta riuscendo a concretizzare strumenti di penetrazione, diffusi ed altamente efficienti, rivolti a settori di mercato particolarmente remunerativi, quali la grande distribuzione commerciale ed il ciclo dei rifiuti. I riscontri investigativi continuano a deporre per l’esistenza di significative condotte di condizionamento mafioso di talune espressioni della pubblica amministrazione locale, attraverso strumenti corruttivi ed un sofisticato mimetismo. Nel semestre in esame, lo spettro delle attività criminose primarie, perpetrate dai sodalizi, è rimasto sostanzialmente invariato, specie per quanto attiene l’aspetto del racket estorsivo e l’elusivo fenomeno dell’usura”. Cancro debellato? Insomma, quando si parla di criminalità organizzata spesso si tira fuori qualche espressione o qualche nome anche se non ce ne sarebbe bisogno, solo perché, in fondo, così è più bello. Così, esce fuori il nome di Falcone per bocca di qualcuno che non condivide fino in fondo le sue visioni del problema, preferendo soluzioni diverse. E così può capitare pure che qualcuno dica di aver quasi risolto un serio problema e venga poi smentito poco dopo. Ma, si sa, un pizzico di marketing e di populismo non guasta mai.

     
 

3 Commenti

  1. makia scrive:

    Il bello di questi personaggi è che nessuno parla delle infiltrazioni camorristiche e mafiose nella politica, vedi le rivelazioni dei pentiti che hanno indicato ( come già riportato dall' inchiesta dell' Espresso ) il coinvolgimento di Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl in Campania e papabile candidato alla presidenza della regione Campania, nelle inchieste sui casalesi

  2. Corsaro rosso scrive:

    Attenzione a metterti contro Cosentino. Non tanto per le sue amicizie e frequentazioni della Terra di lavoro… quanto per il fatto che potrebbe definire pure te: “froscia della politica”. :)

  3. Francesco scrive:

    A costo di scatenare flames, ribadisco il grido conclusivo della manifestazione dell'Agenda Rossa: FUORI LA MAFIA DALLO STATO!

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