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pubblicato il 28 settembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Micromega massacra con un’inchiesta i rappresentanti locali del partito. E il suo direttore rincara la dose sul quotidiano di Travaglio e Padellaro. Ora Tonino che farà?

dipietro1 Flores contro Di Pietro: Il suo un partito a illegalità diffusaUn partito da rifondare. Opaco.Commissariato. E con illegalità diffusa“. Per una volta, Paolo Flores D’Arcais non ce l’ha con il solito Berlusconi, ma addirittura con Antonio Di Pietro e la sua “creatura”, l’Italia dei Valori. E in un’intervista al Fatto Quotidiano polemizza apertamente con l’ex magistrato di Mani Pulite: rinfacciandogli diverse cosette sui temi che stanno più a cuore, come la trasparenza e l’onestà.

TU QUOQUE? – Solo ed esclusivamente in nome della legalità, della trasparenza e del rispetto delle regole dice di agire il partito guidato da Di Pietro. Ma non sempre è così:anzi, è un’Italia dei Valori a due velocità quella che corre sui binari della politica italiana. Se, infatti, da una parte può bearsi dei successi ottenuti alle elezioni europee e alle ultime politiche grazie alla candidatura di noti ed autorevoli esponenti della società civile, impeccabili dal punto di vista della loro condotta civile e morale, dall’altra l’Idv non può sempre vantare rappresentati locali degni di una così nobile reputazione. A mettere il dito nella piaga, però, si badi bene, non sono i soliti nemici berluscones o nemmeno gli alleati scomodi del Partito Democratico, bensì qualcuno che Di Pietro per molti aspetti potrebbe definire amici. Ecco cosa scrive nel pezzo Marco Zerbino dell’ultimo numero uscito venerdì: “Gli ultimi congressi in Piemonte, Campania e Puglia risalgono al 2005, in Veneto è commissariata Treviso, in Toscana è commissariata Lucca, in Umbria è garante Orlando, nelle Marche sono commissariate tutte le sezioni provinciali. Il commissario calabrese Ignazio Messina nel 2004 sostenne il candidato sindaco di FI. In Liguria Giovanni Paladini, ex Ppi e poliziotto ha inserito in lista alle europee, Marylin Fusco, definita “sua fiamma”. Nello Formisano in Campania e Felice Belisario, in Puglia, poi, secondo Zerbini, hanno riempito l’Idv di faccendieri e arrivisti, di provenienza soprattutto Dc. Con Formisano sono entrati Mimmo Porfidio (ex Udeur, che verrà indagato dalla Dda di Napoli per il 416 bis), Nicola Marrazzo, capogruppo nel consiglio regionale campano (a 4 delle sue imprese nel settore dei rifiuti è stato ritirato il certificato antimafia). Formisano poi ha fatto entrare l’Idv sistematicamente in giunte di centrodestra. Belisario ha fatto arrivare nel partito tra gli altri Schiavone (ex Udeur), condannato per esercizio abusivo della professione. odontoiatrica.Nelle Marche tutto è in mano all’ex fondatore regionale di FI, Davide Favia. Tra le candidature Idv alla Camera risulta anche quella di Pino Aleffi, iscritto alla P2. E tra i cambiatori di casacca ci sono Cosma, Borriello, Pisicchio, Di Nardo”. L’altra faccia dell’Idv.Flores2 Flores contro Di Pietro: Il suo un partito a illegalità diffusa

RINCARARE LA DOSE - Paolo Flores, nell’intervista al quotidiano diretto da Antonio Padellaro, non ci va nemmeno troppo cauto: “Micromega analizza minuziosamente regione per regione, evidenziando sia casi di illegalità, che di semplice malcostume politico all’interno della legalità e di arroccamenti burocratici che sono del tutto legali ma fanno parte di una nomenclatura politica. Vorrei ricordare il detto “la moglie di Cesare non solo dev’essere onesta ma anche apparirlo”. In troppe regioni ci sono casi di opacità“. Insomma, il mio bianco è molto più bianco del tuo. Anche se il problema pare circoscritto agli apparati regionali: “Il fatto che Di Pietro sia in grado di imporre quello che vuole a questi gruppi locali potrebbe ancora essere positivo se utilizzasse il suo potere per sbarazzarsi di una certa classe dirigente e puntasse tutto su una nuova leva che è poi quella dei nuovi elettori. A quel punto l’Idv diventerà un vero partito radicalmente nuovo. Bisogna capire se Di Pietro ha il coraggio di lanciarsi in mare aperto o ha paura di questa straordinaria chance che gli elettori democratici gli hanno dato”.

NON BASTANO I JOLLY – Evidentemente se un giornalista come Carlo Vulpio, un simbolo antimafia come Sonia Alfano e un magistrato come Luigi De Magistris posso spianare la strada ad un boom in termini numerici sul piano nazionale, non si può dire di poter ottenere un simile successo con la stessa faciltà nel caso di elezioni comunali, provinciali e regionali. O, almeno, è più difficile impostare una campagna incentrata sulla integrità morale dei candidati nelle liste. Pare che il partito di Tonino non riesca, infatti, a liberarsi facilmente di professionisti della politica con una condotta morale non conforme alle regole e ai principi verso i quali l’Idv, almeno dall’esterno, si mostra così tanto intransigente nel farli rispettare. Insomma, fin quando si tratta di fare campagna elettorale attraverso i media tradizionali e il web, l’Idv fa man bassa di consensi; quando, invece, la battaglia si gioca sul territorio, e c’è bisogno di uomini capaci di racimolare preferenze dalla circoscrizione fino alla regione, beh, non mancherebbero personaggi dal passato controverso perchè macchiato da condanne e condotte che con la legalità hanno poco a che fare. Spesso sono reduci della prima Repubblica, in altri casi riciclati dal passato trascorso nelle liste avverse come Forza Italia, Udeur e quant’altro. Insomma, Il destino dell’IdV, se davvero vuole radicarsi sul territorio, pare segnato. Sporcarsi, oppure diventare davvero lindi come vorrebbe Flores. Ma con il rischio di ritrovarsi con le urne vuote.

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