Viaggio nella crisi. L’ultima barricata della (fu) Stalingrado del Sud

28/09/2009 - DIAMO I NUMERI – A Castellammare però non è solo la crisi del comparto cantieristico a mordere in modo così feroce. Il territorio di quest’area, come quello dell’intera Regione Campania peraltro, sta probabilmente vivendo la fase più intensa di crisi

     
 

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DIAMO I NUMERI – A Castellammare però non è solo la crisi del comparto cantieristico a mordere in modo così feroce. Il territorio di quest’area, come quello dell’intera Regione Campania peraltro, sta probabilmente vivendo la fase più intensa di crisi degli ultimi 20 anni. Il recente rapporto della Banca d’Italia parla chiaro. Prima area del paese per indice di povertà; -2,5% nel fatturato dell’industria, -1,8% per le esportazioni, -2,2% nel numero degli occupati con un tasso di disoccupazione di quasi il 14%, -15% nelle compravendite mobiliari, -3,8% nel settore turistico. A ciò va aggiunta una brusca stretta al credito che, per il settore manifatturiero, tocca il -7,3%. A sua volta lo Svimez (l’istituto economico per lo sviluppo del Mezzogiorno) segnala per l’intera Regione una previsione d’ulteriore decrescita del Pil per il 2009 pari al -2,8%. In Campania lavora solo il 40% della popolazione e le donne in attività sono la percentuale più bassa di tutto il Meridione: il 30%. Nel 2002 circa il 72% dei diplomati s’iscrivevano alle università; tale quota nel 2007 è scesa al 64%. Ciò vuol dire che negli ultimi anni emergono segnali di un certo scoraggiamento nei giovani ad investire nell’istruzione avanzata. Studiare, purtroppo, serve soprattutto ad emigrare, in particolare per coloro che non possono godere di quel sistema di relazioni informali che rappresenta ancora uno dei principali canali d’accesso al mercato del lavoro. In quasi tutti i rapporti e bollettini statistici, questa regione si piazza nelle ultime posizioni di tutti gli indicatori monitorati: tempo medio per i pagamenti delle amministrazioni, livello delle prestazioni socio-sanitarie, numero delle procedure amministrative concluse, servizi offerti ai cittadini e alle imprese, livello dei servizi pubblici locali, tempi della giustizia, qualità dell’offerta formativa. Non vi è dubbio sul fatto che questi numeri amari vadano interpretati anche alla luce degli effetti che la grande crisi mondiale ha complessivamente prodotto sull’Europa, e in particolare sull’Italia, Paese con un tessuto produttivo non particolarmente robusto e consolidato. E non vi è dubbio anche che le conseguenze dello shock finanziario e poi economico e sociale, si sono avvertite in misura particolare nel Sud, laddove continuano a permanere condizioni di debolezza ed arretratezza rispetto al resto del Paese. Per questo il ruolo dello Stato deve tornare ad essere decisivo in funzione anticiclica, specie in una fase di crisi profonda come quella che stiamo attraversando. Ma questo ruolo non può essere meramente assistenzialista se non si vogliono foraggiare solamente un po’ di vecchie e nuove clientele. Infatti, questa difficile congiuntura è anche figlia di palesi incapacità politiche, a tutti i livelli istituzionali.

CONVERTITEVI! – A Castellammare, in particolare, le varie amministrazioni succedutesi – dal 1992 tutte di centrosinistra – hanno provato a ripensare “l’idea” stessa di città, puntando su una riconversione turistica dell’intera area. Ma ad oggi non è ancora chiaro se dovrà trattarsi di un turismo di massa o di élite. Forse è vero che l’uno non esclude l’altro, ma si sta in ogni caso forzando in più direzioni spesso troppo divergenti e inutilmente dispendiose. Si è costruito uno dei porti turistici più grandi del Mediterraneo, che, però la città stenta a sentire suo, poiché è distante ed isolato dal contesto cittadino. Ad oggi, la stessa ricaduta occupazionale, è stata assai modesta. Si vogliono costruire ancora alberghi e centri di lusso. Strutture per chi può investire e in seguito per chi potrà permettersele. Ma anche queste, a molti, rischiano di apparire come nuove “cattedrali nel deserto”. Castellammare, per molti detrattori dell’amministrazione comunale guidata dall’ex parlamentare Ds ed ora esponente di Sinistra e libertà Salvatore Vozza, è “una città in svendita”. La prova sarebbe che troppi beni vengono lasciati nel degrado più totale per anni, senza manutenzione, e poi sono venduti (o svenduti) al miglior offerente, perché altrimenti irrecuperabili o recuperabili solo con i fondi dei privati. Anche le Terme, un tempo vanto riconosciuto della città, oggi versano in una pesante crisi. Solo i sacrifici dei lavoratori hanno tenuto in piedi la società partecipata, la cui dirigenza ha annunciato che nei prossimi anni pareggerà il bilancio. Ma il parco delle Nuove Terme non si è presentato mai così malandato come nell’estate appena trascorsa. La manutenzione è stata trascurata forse per far quadrare i conti sballati, diciamo così, da una gestione fin troppo allegra.

DULCIS IN FUNDO – Castellammare, purtroppo, è anche terra di camorra. Qui, circa nove mesi fa, fu assassinato a colpi d’arma da fuoco nella sua automobile, mentre era in compagnia del figlio tredicenne, il consigliere comunale del Pd Gino Tommasino. Si sono formulate varie ipotesi congetture. Fatto sta che ad oggi non si conoscono né i mandati né gli esecutori materiali dell’agguato. Si dà per certo solo che sia stato un omicidio di camorra. Qui, del resto, stanno per arrivare molti milioni di Euro di Fondi europei che, a detta degli stessi amministratori, dovrebbero ridisegnare il volto della città. Inutile ricordare che quei soldi fanno gola a molti. Criminalità organizzata inclusa.

     
 

7 Commenti

  1. comicomix scrive:

    Veramente bello il pezzo, veramente triste quello di cui ci informa.
    Un dato che ho letto nei recenti dati Istat sulle foze di lavoro, e che è devastante, è la riduzione delle persone che CERCANO il lavoro nel sud.

    E anche la stima Svimez per il 2009, che sembra apaprentemente positiva (-2,9% di fornte a un -5% dell'Italia) è in realtà pesantissima.

    Con questi chiari di luna, mentre si riconferma la necessità di una svolta forte nel modo di governare regioni ed enti locali, si riafferma anche la necessità di rimettere al centro del diabttito nazionale il lavoro e lo sviluppo del sud.

    Ma a parte le dichiarazioni, non c'è nulla.

    C.

  2. Corsaro rosso scrive:

    Chapeau all'autore per aver descritto in modo tanto preciso e brillante la triste realtà di questa città (che ben conosco) e più in generale, di questa Regione. La crisi non è solo industriale ed economica ma ormai, dopo tanti anni di abbandono e malgoverno (locale e nazionale), sociale e civile.

  3. Un panorama desolante; mi sento molto vicina all'operaio con i tre figli.

  4. Leftorium© scrive:

    Eh, e non ho parlato della Regga d Quisisana…

  5. Leftorium© scrive:

    Almeno, lui, è un dipendete Fincantieri. Quelli che stanno messi peggio sono quelli delle “ditte” esterne. Peggio in termini di sicurezza sul post di lavoro, di diritti ecc.

  6. Pingback: Anche a Castellammare si misura la crisi del Pd

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