A settembre due elezioni su tre sono state vinte da forze progressiste, ma i successi socialdemocratici ottenuti in Portogallo e Norvegia impallidiscono di fronte alla crisi della SPD. Il più antico partito socialista del mondo, la casa di Marx, del riformista Bernstein e di alcune figure chiave della storia europea ha subito la più drammatica sconfitta del dopoguerra alle legislative di ieri. La Germania vira a destra, ma la svolta di governo è accompagnata da una rivoluzione che ha sconquassato il sistema politico del più grande Paese della UE.
Angela Merkel ha ottenuto la nuova alleanza di governo da tempo auspicata, visto che una nuova Grande Coalizione, dopo aver sfiancato fino alla distruzione i socialdemocratici, avrebbe potuto danneggiare la Cdu in modo irreparabile. I conservatori detengono nettamente la palma di primo partito, ma il boom dei liberali ridefinisce i rapporti di forza in maniera inaspettata.
L’ultimo governo giallo-nero era formata con l’Union, l’alleanza tra la nazionale Cdu e la bavarese Csu, sopra il 40%, e la Fdp 5 volte più piccola. Ora i liberali hanno un peso elettorale pari alla metà di quello dell’Union, e hanno più che doppiato la consorella bavarese dei cristiano democratici, precipitata al 41% nel Libero Stato, il suo peggior risultato della storia. Un tracollo di quasi venti punti percentuali rispetto al boom del 2002. Se il campo borghese si è ridefinito, il fronte progressista è stato completamente rivoluzionato. Per la prima volta dal 1994 i partiti a sinistra del centro hanno meno consenso dei loro avversari moderati, e dopo 56 anni la Spd precipita a poco più del 20%, mettendo completamente in crisi la sua identità di Volkspartei, concetto traducibile come grande partito popolare ed interclassista. I socialdemocratici ritornano così a rappresentare meno di un quarto della società tedesca, un dato che negli anni ’50 spinse l’ Spd ad abbondare il marxismo nel congresso di Bad Godesberg.
Nel 2009 trionfa però il radicalismo della Linke, che per la prima volta supera la Spd nelle parti più deboli della società, e che minaccia di distruggere l’identità di governo che la socialdemocrazia si è data negli ultimi decenni. L’errore storico di Schroeder e Fischer, l’aver evitato il dialogo coi post-comunisti sperando nella loro scomparsa quando i rapporti di forza erano molto più favorevoli, ha fatto pagare un conto salatissimo ad uno dei principali responsabili dei governi rosso-verdi, il (non) candidato alla cancelleria Frank Walter Steinmeier. Il brillante risultato dei Verdi, arrivati al massimo storico, impallidisce rispetto alla Linke, che è ormai la metà della Spd, un partito ancora spaccato su quale sia il corso da seguire rispetto alla formazione di Lafontaine. Oskar il Rosso è il secondo trionfatore di queste elezioni, dove ha ottenuto quella vendetta su Schroeder cercata dal 1999, quando l’allora Ministro delle Finanze lasciò perché non condivideva la linea moderata perseguita dai rosso-verdi.
A sinistra, più che a destra, è nata la Repubblica di Berlino, un sistema politico completamente diverso rispetto a quello creatosi durante gli anni di Bonn capitale. I due grandi partiti della Germania, che storicamente rappresentavano circa l’80% dell’elettorato tedesco, sono ora poco oltre il 50%. Se nel 2002 Verdi e Linke valevano insieme un terzo della Spd, ora hanno più o meno la stessa forza, e la direzione di marcia delle due forze progressiste è praticamente opposta, con gli ecologisti in marcia verso il centro e i secondi ormai consolidati nel loro messaggio anti sistema. Per il più antico partito della Germania si prospettano i 4 anni più difficili della sua storia, perché le continue sconfitte a livello regionale non le consentono neanche di avere un credibile ricambio di classe dirigente. Münterfering e Steinmeier, gli schroederiani chiamati un anno fa per salvare il salvabile, non sono riusciti ad impedire il tracollo, anche perché un rafforzamento della Spd si sarebbe tradotto in una nuova Grande Coalizione, che nessuno voleva più.
Sembra un amaro paradosso della storia il fatto che dopo la prima Grosse Koalition è arrivato il primo governo a guida socialdemocratica, mentre dopo la seconda è arrivata una disfatta potenzialmente in grado di mettere in discussione il futuro del partito. La sinistra europea può trovare una leggera consolazione nella conferma di due governi socialisti in Norvegia e Portogallo, ma la tragica sconfitta della Spd rende ormai i progressisti marginali in tutti i più grandi Paesi dell’Unione Europea, dopo la batosta subita alle europee. Una situazione di crisi che sarà con ogni probabilità acuita dalla fuoriuscita del Labour Party da Downing Street. L’effetto Obama deve aver sbagliato Oceano, visto la recente vittoria dei democratici in Giappone e il crollo progressista avvenuto sulla sponda atlantica. Chissà se il nostromo Veltroni individuerà nelle prossime interviste il cambio di direzione.






















La Linke è un partito antisistema; se la SPD si illude di poter governare con loro, non ha che studiarsi le gioie dlela presenza dei comunisti nelel coalizioni governative italiane. Il dramma è che, mentre per i DS-PD la presenza della sinistra comunista ed estremista era un dato proveniente dalla storia, la forza della Linke è il frutto di un errore della dirigenza SPD e della miopia di un estabilishment culturale che non ne ha riconosciuto in tempo la minaccia.
Sorry, Falkenberg, ma stento a seguire il tuo ragionamento.
Scrivi: “La Linke è un partito antisistema…”. Ok, posso essere d'accordo. Infatti anche la SPD è stata tanto d'accordo che fino ad ora la ha emarginata, appunto perché ne ha riconosciuto questa caratteristica. Risultato: la Linke continua a crescere perché evidentemente lo scontento per i risultati del “sistema” c'è (e la Linke non è nata dal nulla: ricordati che una parte della Germania è stata a lungo comunista). Può non piacere (a me, per esempio), ma è così.
Allora, quale sarebbe stato l'errore della dirigenza SPD? Quello di illudersi di poter governare con la Linke, cosa che non ha fatto, o forse proprio quello di non averlo fatto? Purtroppo sembra che sia stato il secondo.
Per un liberale è difficile accettare il fatto che quando i rappresentanti del laburismo non riescono a trovare il punto di equilibrio tra diventare ostaggio delle forze estreme ed emarginarle poi queste trovano spazio e succedono disastri, ma sembra storicamente essere così. A volte quel punto di equilibrio va temporaneamente al dilà del ragionevole, come per esempio nel caso della Cgil nell'ultimo anno, ma se poi riporta tutto nell'alveo della ragionevolezza (vedi di nuovo la Cgil degli ultimissimi tempi) è sempre meglio che lasciar crescere delle forze totalmente antisistema.
E' un po' così anche a destra: se non c'è nessuna forza politica di ispirazione ragionevolmente moderata che sa andare a intercettare e smorzare le pulsioni oscurantiste o xenofobe quando cominciano a svilupparsi, poi si rischia che montino e fermarle diventa sempre più difficile.
Sono operazioni politicamente rischiose e poco gradevoli per il gusto di un liberale, ma a quanto pare necessarie al “sistema”, in determinate circostanze. Ci ho messo tanto a capirlo e ad accettarlo, ma alla fine ci sono arrivato. Sono considerazioni che faccio con amarezza, perché preferirei una competizione senza inutili estremismi, ma sto rinunciando a vedere realizzato questo ideale nel corso della mia vita.
finalmente ' Europa sta trovando la strada maestra che aveva perso a causa di queste ideologie buoniste del Kaiser di tutela delle minoranzen in tanno telle majjioranzen
per un' unica Europa cattolica, ariana, bianca, bionda e bella
“Per un' unica Europa cattolica, ariana, bianca, bionda e bella”.
La Merkel è protestante e dire che è bella è molto azzardato. Come la mettiamo, Adi?
Accidenti, mi spiace essere in disaccordo con Falkenberg – proprio oggi!
– ma mi tocca dar ragione al sig. Grano. Dire che la Linke sia un partito antisistema è, secondo me, esagerato. Ha raccolto i voti di quella sinistra vecchiotta (Lafontaine) che non ha mai digerito la disinvolta modernizzazione di Schroeder all'Ovest, e quella sinistra “retrograda” ma connaturata ai ritardi culturali di mezzo secolo di comunismo che non poteva che svilupparsi all'Est. Insomma rappresenta un pezzo di Germania non grande ma neanche “estremista” nel vero senso della parola.
Grano – se ne sarà accorto, spero – ha fatto un grande elogio a Berlusconi. Quando io scrissi un articolo auspicando – realisticamente – un grande partito socialdemocratico italiano che sapesse raccogliere la sinistra intera (la sinistra, non i teodem, non i centristi e conmpagnia cantante) intendevo proprio quello che ha scritto lui qui sopra.
P.S. Nessuno parla, a quel che vedo, nei giornali dello smottamento “leghista” in Baviera. Parlano di crollo della CSU ma non spiegano perché. Attenzione ai Freie Wahler, che hanno preso il 10% in Baviera: mutatis mutandis sono i leghisti tedeschi, e si sviluppano proprio in quel Lombardo-Veneto cattolico-conservatore che è la Baviera.
è che per lui basta che respirino
Scusate, mi sa che ho preso una grossa cantonata, per quanto riguarda la Baviera. Il risultato bavarese che ho indicato è quello delle regionali del 2008. Come non detto!!!
JIUSTEN……CE COJI SEMPITERNEN
Zamax, in Italia un equivalente della Linke che sia necessario imbrigliare sinceramente non lo vedo, per cui il “partito federatore della sinistra” non lo vedo attualmente necessario.
Quello che è necessario, invece, è un partito o una coalizione che sappia finalmente smuovere l'Italia dallo stato di semiibernazione in cui si trova senza essere costantemente condizionato/a o dai problemi personali del leader o dalle contiguità con questa o quella lobby (chiesa, sindacato, magistratura, insegnanti, immobiliaristi…) o rete clientelare o dalle pulsioni localiste. Ovviamente né il Pdl preso da solo né il centrodestra nel suo complesso lo sono, almeno per ora, ed idem come sopra per il Pd (o per il centrosinistra) ed anche per l'Udc.
La prima soluzione credibile che si presenterà farà sfracelli. Mi sorprenderebbe però se lo fosse la Santa Alleanza D'Alema-Casini-Fini-Tremonti che si sta delineando.
Quanto a Berlusconi, gli riconosco effettivamente il merito storico di aver sdoganato An (sulla gestione della Lega ho qualche perplessità in più e infatti sul lato destro della democrazia italiana c'è qualche falla), ma visto quello che ha combinato quando è stato al governo continuo a pensare che nonostante tutto sarebbe stato meglio se il centrodestra targato Silvio fosse rimasto fino ad ora all'opposizione.
Tornando alla Germania, con una Merkel sostanzialmente poco attaccabile, oggi come oggi, sia sul fronte della giustizia sociale sia su quello ambientale sia su quello dei diritti civili, alla SPD resta in effetti poco margine di manovra come alternativa di governo per l'immediato. Meglio che per ora ritorni a fare il prezioso lavoro di “normalizzatrice della sinistra” in vista di un futuro nel quale CDU+FDP mostreranno la corda e la Germania avrà bisogno di cambiare (prima o poi, fisiologicamente, capiterà).
Ciao, sono stato poco chiaro. Condivido il tuo giudizio sulla preferibilità di un partito socialdemocratico ad uno più estremista, nel contesto attuale. Il problema della SPD secondo me è proprio che non ha saputo né trovare il punto di equilibrio di cui parli, spingendo così una parte del partito e della base elettorale nelle braccia di Lafontaine, né impostare una campagna culturale e politica che facesse efficacemente muro contro il genere di idee di cui la Linke è portatrice. Ha scelto l'ostracismo al partito, senza sviluppare una delle due strategie per tagliare loro l'erba sotto i piedi: concedere spazio ed ascoltare le pulsioni di una parte della “sinistra interna”, mediandole, oppure andare allo scontro anche sul piano culturale, contestando la legittimità della Linkspartei a rappresentare correttamente le istanze dei lavoratori. Per usare una metafora militare, la SPD ha provato ad uscire dalle trincee e sfondare al centro, senza curarsi delle retrovie: avrebbe dovuto scegliere se presidiarle seriamente o distruggerne le fortificazione. Le ha invece lasciate sguarnite, ma non ha rinunciato a denunciare come nemici chi le ha occupate in seguito. La dirigenza SPD di Bad Godesberg riuscì nell'impresa, la SPD moderna non ce l'ha fatta, nonostante abbia argomenti molto più validi per contestare la validità delle soluzioni politiche proposte dai propri nemici di sinistra.
Zamax, la Lega in Baviera corrisponde alla CSU ed al BayernPartei. Il leghismo è al governo dai tempi del mitico Strauss
I FW sono delle liste civiche, voti in libera uscita dalla CSU e normalmente pronti a tornarvi. Dalle parti di Monaco, le elezioni del 2008 furono rilevanti soprattutto per il balzo in avanti della FDP
Quando i liberali vincono e i socialdemocratici perdono, e' sempre un bel vedere. Speriamo che prosegua cosi' fino all'estinzione, sia dei Linke che dell'SPD.
Però il successo dei FW l'anno scorso fu dovuto proprio al fatto che per una parte dell'elettorato CSU il partito stava diventando “moscio”, sempre più lontano da quello del “mitico” e assai poco politicamente corretto Strauss. Incuriosito l'anno scorso cercai di capirne di più, ma trovai solo roba tedesca, e io il tedesco lo capisco un po' ma proprio un pochettino. E mi parve di vedere molto localismo, cose di buon senso, terra terra, magari un po' meschine. Ma forse fu solo la cinquantenne supersexy Gabriele Pauli a folgorarmi… probabile..
Poi non li ho più seguiti. A quanto pare si sono volatilizzati.