Inchiesta

I grandi buchi di Milano

25 settembre 2009

A pochi anni dall’Expo il capoluogo lombardo è disseminato di cantieri, alcuni più piccoli, altri imponenti: e molti di questi sono destinati a non concludersi mai.

Se c’è una città italiana che più di tutte le altre ha cercato negli anni di costruirsi una reputazione da grande metropoli europea, quella è sicuramente Milano. L’ex capitale morale vive da tempo un suo particolare tipo di conflitto interiore: da un lato la dichiarata volontà di innovare e di promuovere lo sviluppo e l’integrazione, con il costante riferimento a modelli come Barcellona, Parigi o Berlino; dall’altro lato l’incapacità della sua classe dirigente di trovare – per l’appunto – una qualunque direzione chiara in cui focalizzare lo sforzo, e di staccarsi da certe pessime abitudini tutte italiane che tengono al palo l’intera città. Anche l’assegnazione dell’Expo 2015, che pure poteva essere un’occasione di salutare rinnovamento, ha incoraggiato una serie di grandi progetti di restauro del tessuto urbano milanese, ma non ha trovato, finora, una guida seria e coerente da parte dell’amministrazione. La città è già adesso piena di cantieri aperti, ma ben pochi sembrano in condizioni di arrivare a conclusione.

IL QUARTIERE SANTA GIULIA - Il progetto forse più ambizioso è (o meglio, era) quello dell’area Montecity – Rogoredo, nella periferia sud-est della città. Qui, sulle ex aree dismesse di Montedison e Redaelli, doveva sorgere il nuovo quartiere di Milano Santa Giulia, per mano della Risanamento S.p.A. di Luigi Zunino. Il megaprogetto, affidato a Sir Norman Foster, prevedeva la realizzazione di una vera e propria città in miniatura, fornita di strutture residenziali, negozi, scuole e un parco di oltre 30 ettari. Nei pressi della stazione ferroviaria doveva anche sorgere lo Sky Village: nuova sede, uffici, parcheggi e studi televisivi dell’emittente. I lavori sono iniziati, un po’ a rilento, nel 2006, ma se in questi giorni passaste per caso da Rogoredo non trovereste nessun operaio al lavoro: nel luglio scorso, infatti, il Tribunale di Milano ha convocato la Risanamento S.p.A. per la dichiarazione di fallimento. Zunino, in poche parole, è sommerso dai debiti. Il piano di ristrutturazione, preparato dalle numerose banche esposte e già bocciato dalla procura, sarà valutato dopo il 15 ottobre: nel frattempo Zunino, dopo aver venduto le aree Falck, ha dovuto fermare i lavori su Santa Giulia.

IL RISULTATO - A Rogoredo sono state quindi completate la sede Sky e le strutture residenziali ai lati di Via del Futurismo e di Via Cassinari, nella zona sud. Ma Via Cassinari doveva essere una grande promenade, ed è invece rimasta un lungo cantiere aperto tra due stretti marciapiedi, mentre il grande parco tra le due strade principali non è altro che una desolante distesa abbandonata. La grande area a nord, con le residenze di Foster e le nuove strutture, invece, non è stata mai neppure iniziata, ed è semplicemente sterpaglia incontaminata. Un duro colpo per i numerosi cittadini che avevano comprato casa nel quartiere attratti dalle grandi prospettive pubblicizzate all’inizio dei lavori, e che si trovano oggi in una zona scarna, isolata, molto diversa da come l’avevano immaginata e da come era stata loro descritta.

PORTA VITTORIA - Un altro grande buco, questa volta nel cuore della città, è quello di Porta Vittoria. La riqualificazione dell’area della vecchia stazione ferroviaria è affidata alla Ipi S.p.A., l’immobiliare torinese guidata dal 2005 al 2007 da Danilo Coppola. Il progetto prevede la costruzione di residenze, parcheggi, strutture commerciali, un cinema multisala, e soprattutto il fiore all’occhiello, la grande Biblioteca Europea progettata da Peter Wilson. Gli scavi iniziano nel 2006, ma ben presto i problemi di Ipi vengono a galla. Coppola viene arrestato con l’accusa di bancarotta, riciclaggio, associazione a delinquere e appropriazione indebita nel marzo del 2007, e i lavori si interrompono pressoché immediatamente. Procede soltanto la sistemazione di Via Monte Ortigara, sul lato sud, e della palazzina residenziale a nord est, ai piedi della quale sorge ormai da anni un ameno ufficio vendite che ha il sapore di una presa in giro. Il resto del cantiere è poco più di un enorme cratere fermo da oltre due anni. Le strade circostanti hanno subito restringimenti e rallentamenti. I soldi per la Biblioteca Europea, ovviamente, non si sono ancora trovati. E un mese fa la notizia: Coppola ricompra l’intera area da Ipi, oggi controllata dalla famiglia Segre, per 134 milioni di euro, attraverso la sua Tikal Plaza. Ma i fondi necessari per portare avanti il progetto, stimati in circa 165 milioni, non saranno affatto facili da trovare: Coppola potrebbe vendere a terzi. Un altro giro di valzer, e intanto il buco rimane.

5 commenti a I grandi buchi di Milano

  1. MI AVETE FOTTUTO IL PEZZO… LADRI… IO AVEVO L'INTERVISTA CON CROCI… E ORA NON VE LA MANDO… :)

  2. comicomix

    Grandissimo pezzo.
    Ci ho ritrovato alcune cose che sapevo vagamente di mio e molte altre informazioni.
    So che “noi l'avevamo detto” e più volte…
    Ma non mi consola, questo grande insuccesso italiano ormai difficile da rimettere in carreggiata. (io continuo a sperarci, ma la vedo dura, con quello lì al comando…)

    POvera MIlano, povera Italia.

    Un sorriso STANCo

    C.

  3. Z

    Sì, bel pezzo…magra consolazione per noi milanesi che viviamo ogni giorno questo strazio sulla nostra pelle.

    L'unica cosa positiva dell'Expo (in teoria) è che rappresenta una sorta di metro di misurazione dell'efficienza dell'apparato burocratico lombardo e milanese e del sistema lobbistico che ruota attorno alla capitale lombarda in generale. Ma sappiamo benissimo che i burocrati italiani sono degli specialisti di slalom speciale quando si tratta di evitare i paletti che li metterebbero in imbarazzo. Credo quindi che questo expo sarà un grande fallimento, ma che ciononostante questa classe dirigente troverà il modo di perpetuarsi e collocarsi al di là del bene e del male.

    Qua in Lombardia, credo più che in ogni altra regione, il potere della struttura di lobbying è superiore a qualsiasi altra struttura democraticamente eletta o di controllo.

    Far parte di CL conta più che vincere le elezioni, il Lion's Club conta più della procura.

    E la cosa più preoccupante è che alle sorti di questa regione sono legate, per molti versi, le sorti dell'Italia intera.

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