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Economiadi Carlo Cipiciani & Alessandro D'Amato
pubblicato il 25 settembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Coloro che denigrano il Cavaliere perché è un piacione, fa troppo il simpatico, ha un po’ qualche pensiero da dittatore, fa sempre l’amico dei preti al momento giusto e così via, in realtà lo sopravvalutano. Perché Silvio, quando ci si impegna, riesce a dire delle emerite cretinate anche quando parla di una materia che dovrebbe conoscere

Luogo: New York. Occasione: Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Chi: Silvio Berlusconi. Quando? L’altroieri. Il nostro premier, quello che, nominalmente, dovrebbe essere a capo di una maggioranza di centrodestra in questo paese, ha dichiarato: “La speculazione sui prodotti alimenap 6794040 24290 Berlusconi non capisce nemmeno di economiatari (grano, riso e soia) ha determinato gravi crisi, specialmente nel continente africano. Le drammatiche fluttuazioni del prezzo del petrolio hanno contribuito a loro volta all’instabilità finanziaria ed economica. Il prezzo del greggio è aumentato da 70 a 150 dollari il barile, per scendere poi a 32 dollari e tornare ora a 70 dollari, nonostante una diminuzione del consumo mondiale di quasi il 2% nell’ultimo anno. Sappiamo bene che queste oscillazioni del prezzo sono determinate dalle speculazioni per cui un barile di petrolio viene venduto da 4 a 6 volte prima di raggiungere il consumatore finale e che è quindi interesse degli speculatori sospingere il più possibile in alto il prezzo del barile. E’ quindi assolutamente prioritario regolamentare in modo stringente il mercato dei futures. Ci è parso che dovremmo anche considerare un sistema globale di riserve strategiche di materie prime per neutralizzare sul nascere le tensioni speculative. Occorrerebbe anche affidare un severo ruolo di controllo ad agenzie specializzate neutrali tra le quali quelle dell’Onu“. Ebbene, il cavaliere in un solo colpo è riuscito a dire prima una stupidaggine, e poi – udite udite – qualcosa di comunista.

LA STUPIDAGGINE – Ne parla anche il professor Carlo Stagnaro su Chicago Blog: esiste una “componente speculativa incorporata nel prezzo del barile, anche se è molto difficile quantificarla”. Silvio Berlusconi, campione di liberismo e fautore del mercato, dovrebbe sapere che una componente speculativa nei mercati esiste per definizione. E, se mantenuta entro limiti decenti, è “sana”. Ma il professor Stagnaro va al cuore del problema: “la speculazione, da sola, non é in grado di spingere in alto (o in basso) il prezzo del greggio, a meno che i fondamentali sottostanti non si trovino in una condizione tale da consentirlo”. Non è chiaro, signor Presidente? Cerchiamo di spiegarlo in un modo “semplice”, data la nostra non particolare competenza in materia. Qualsiasi mercato, quello del petrolio come quello di qualsiasi bene, si basa sulla domanda e sull’offerta. Uno compra, un altro vende. Dall’incontro di questi due soggetti (siano la massaia dal fruttivendolo, gli investitori istituzionali, i governi, le banche centrali, gli “speculatori”) viene fuori il prezzo del bene. Per non farla difficile, facciamo un esempio.

PROVIAMO CON LE MELE – Se una famiglia ha un gran bisogno (o desiderio) di mele, e il fruttivendolo non ha mele in negozio, il prezzo sarà alto. Se invece quella famiglia  non le vuole perché le piacciono altri cibi, oppure se il fruttivendolo ha una grande quantità di mele sul banco, il prezzo sarà basso. Fin qui è facile. Bisogna considerare anche un’altra cosa: le aspettative. Se la nostra famigliola pensa che tra non molto le mele scarseggeranno, oppure se ritiene che ora non ha fame di mele, ma domani ne avrà tantissima, sarà disposta a pagare al futures Berlusconi non capisce nemmeno di economiafruttivendolo un prezzo superiore, anche se le mele ora ci sono. E il prezzo delle mele tenderà a salire. Ovviamente, in caso contrario, il prezzo tenderà a scendere. Ora, immaginiamo che oltre alla famiglia e al fruttivendolo, ci sia gente che “scommette” sul prezzo futuro delle mele. Se questi tipi pensano che le mele tra un mese scarseggeranno, o che le famiglie ne vorranno acquistare molte di più, saranno disposti a “scommettere” su un aumento del prezzo delle mele. Diranno: sono disposto a comprare oggi un chilo di mele prodotto tra un mese a 4 euro, invece che al prezzo di mercato attuale, perché sono sicuro che tra un mese le mele costeranno 4,5 euro. E le potrò rivendere, appunto tra un mese, guadagnandoci.

LE SCOMMESSE – E’ così difficile? Come era stato spiegato qui su Giornalettismo, queste “scommesse” nei mercati mondiali si fanno con i futures, contratti standard e quindi negoziabili sui mercati con i quali ci si impegna ad acquistare alla scadenza ed al prezzo prefissati un certo bene. Perché, ovviamente, ci si aspetta che a quell’epoca il prezzo “effettivo” sia superiore, così da guadagnarci. Chi li acquista si aspetta che il prezzo salirà, chi li vende che il prezzo scenderà. Ora, però, per non diventare difficili, torniamo alle nostre mele. Immaginiamo che tutti i produttori di mele non usino i giusti concimi, non annaffino i frutteti, si “dimentichino” di raccogliere le mele e le mandino a male. Che cosa penseranno i nostri scommettitori (o se preferite, speculatori)? Che tra qualche mese ci saranno meno mele da vendere. Immaginiamo che al tempo stesso scoppi la mele-mania, che un sacco di “esperti” dicano che “l’unico frutto dell’amor…è la mela”. Oppure, che nel quartiere arrivi un sacco di gente nuova, e che altra ne verrà tra qualche mese. Insomma, che ci sarà sempre più gente che vorrà mangiare le mele, mentre la quantità di mele prodotte invece diminuirà.

UNA DOMANDA PER BERLUSCONI – Signor presidente, una domanda: secondo lei, che succederà al prezzo delle mele? Aumenterà? Molto probabilmente sì, vero? E secondo lei, sarà colpa di qualche “scommettitore” che avrà puntato su un loro aumento futuro (futures!)? Oppure non sarà colpa di quei produttori che non hanno pensato a far crescere la produzione aumentando le superfici coltivate o scegliendo sistemi di “coltivazione” più efficienti? E non sarà anche colpa di coloro che non hanno pensato che oltre alle mele ci sono altri ottimi frutti, come banane, pesche, pere, per saziare la fame berlusconi comunista Berlusconi non capisce nemmeno di economiadelle famiglie? E’ probabile che il prezzo delle mele sia in parte influenzato da qualche spinta speculativa, o dall’idea che siccome le mele sono meno deperibili delle pesche sia meglio tenersene in casa un po’ di scorta (non si sa mai). Ma sicuramente l’aumento del prezzo delle mele dipenderà soprattutto dalla loro scarsità o da un eccesso di domanda.

BERLUSCONI E’ COMUNISTA? – Ed ecco che allora, il nostro premier, anziché affidarsi al mercato, dire che per non far morire le famiglie per mancanza di mele ci vuole qualcuno (il governo, in questo caso il governo mondiale), che compra le mele quando il prezzo è basso, le surgela e poi le rivende quando il prezzo è alto. Intaccando anche le “riserve strategiche”, se del caso, quelle mele di scorta che servono a garantire il quartiere in caso un evento “imprevisto” (l’improvvisa mancanza di mele). In pratica, Berlusconi propone che il governo annulli i segnali del mercato così che, mentre le mele si stanno esaurendo (perché le famiglie ne vogliono troppe, o perché la terra non è più in grado di produrle) noi continueremmo allegramente a mangiarle. Ora che Berlusconi capisse poco di economia lo si sapeva già, ma che non abbia alcuna fiducia nel mercato, anche quando più o meno funziona, e desideri l’intervento (inutile se non dannoso) dello Stato mammone, proprio non ce lo saremmo mai aspettato.

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