Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
di Luca Massaro
pubblicato il 25 settembre 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Leader a confronto: promesse, menzogne e sangue. Per fortuna arriva Obama.

Anche questa volta i leader di ogni nazione hanno parlato dal pulpito del Palazzo di Vetro; e nella maggioranza dei casi con discorsi retorici di buona fattura, accanto ad alcune riprovevoli eccezioni di tiranni moderni. Alcuni esordiscono addirittura ringraziando Dio il Grande Escluso ap 6794040 24290 Palazzo di specchidall’Assemblea che tutti vorrebbero rappresentare. Quando si diviene leader potenti spesso ci si dimentica di essere umani, di appartenere cioè a una stessa specie, di abitare nello stesso posto sperso in un angolo d’universo.

IL GRAN BALLO… - Sono queste, tuttavia, buone occasioni di osservazione reciproca per confermare la propria instancabile differenza che non sarà mai colmata. Il vuoto rimane sempre e non passa inosservato. Aldilà di tutto cosa resta di questi incontri diplomatici collettivi? Si riesce a raggiungere un obiettivo comune, un minimo comun denominatore di intenti condivisi, oppure restano soltanto parole a mezz’aria sospese? Le più volte si ritorna a casa con la solita tristezza in cui ognuno coltiva il desiderio di aver rappresentato degnamente la propria nazione, i propri concittadini. Purtroppo però nessuno torna nel proprio paese con l’idea che, nel mondo, ci sono troppe bandiere e che ognuna è sporca di sangue. Salvo eccezioni, infatti, ogni nascita di nazione ha comportato lotte fratricide, sangue innocente versato.

SANGUE E MENZOGNE - E lo scandalo maggiore, inestirpabile e inconfessabile, è proprio questo: che la bandiera, il simbolo, la rappresentazione hanno usurpato il trono all’individuo, al suo esserci, al suo corpo esteso. L’umano nella sua essenza, nella sua nudità, fa ancora paura, ci richiama all’attenzione la realtà della nostra storia e della nostra origine che con solerzia cerchiamo di nascondere o camuffare. Da qui deriva il rifiuto puerile del darwinismo che è in primo luogo rifiuto dello specchio. Per tale ragione molti leader (non tutti) avrebbero dovuto parlare con uno specchio di fronte, interlocutore privilegiato delle proprie menzogne. Guardandosi allo specchio l’inganno ha minor efficacia perché è inutile raccontare bugie a se stessi. Lo specchio comporta poi un di più di pericolo: il trovarsi ridicoli, pietosi, da ricovero immediato. È meglio avere accanto fedeli lacchè a blandire i nostri difetti, il nostro fiato perso e ascoltato via cavo grazie alla 1252947515497 0 Palazzo di specchimediazione di provetti traduttori.

CONTA SOLO IL PRIMO – Per fortuna c’è Obama! La sua presenza da sola infonde sicurezza. Non so se avete avuto l’occasione di vederlo al David Letterman Show di pochi giorni fa. Beh, è stato straordinario e ha dato prova di profonda intelligenza, grazia e notevole umorismo: una sua risposta, infatti, sarà accolta come degna erede della migliore tradizione marxista (di Groucho, intendo). A Letterman, che gli chiedeva qualcosa sul razzismo rinfocolato dalle recenti polemiche sulla riforma sanitaria statunitense, Obama ha risposto: «Penso sia importante capire una cosa: io ero nero già prima di diventare presidente». Sì, Obama infonde speranza, speranza nell’essere umano, perché è uno dei pochi leader che pensa prima di parlare, che riflette sulle azioni da intraprendere e sulle conseguenze derivanti dall’agire, o non agire, politico. In poche parole, Obama dà la sensazione di comprendere la complessità del reale. Sensazione di certo non offerta da Ahmadinejad, da Chavez, da Gheddafi, da Berlusconi. Meno male che quest’ultimo si è accodato al Presidente USA dichiarando: «Obama ha espresso sentimenti, speranze e traguardi che condivido e che anche io intendevo proporvi». Peccato ch’è arrivato secondo.

0 commentistampa - fallo leggere