La new economy della sicurezza contro le morti sul lavoro
24/09/2009
Anche ieri i giornalisti seri, quelli buoni e coscienziosi, hanno preso i vecchi file sempre disponibili sul desktop e, cambiando qualche nome, località giorno ed ora, hanno confezionato gli ennesimi sdegnati articoli sulle morti sul lavoro. Solo quelli coscienziosi che, nonostante l’opinione pubblica se ne freghi, continuano a scrivere in 10°, 15° o 20° pagina, del solito muratore precipitato da un capannone, della solita macchina utensile falcia operai, del solito agricoltore che è finito sotto un trattore. O quelli come Carlo Soricelli, che testimonia nel suo blog lo stillicidio quotidiano di queste vittime, di questi eroi.
Ma dalla parte dell’opinione pubblica nulla accade. Non ci sono autisti che si rifiutano di salire sui loro autobus perché sgangherati ma solo perché hanno paura del contagio dell’influenza più buona degli ultimi anni, nessun operaio sale sul soffitto del capannone o su una gru perché non ci sono le condizioni di sicurezza ma (anche giustamente) per paura di perdere il lavoro, nessuna fiaccolata a difendere i diritti degli edili di colore che saltellano sulle impalcature.
Di conseguenza nonostante gli appelli del Presidente della Repubblica nessuna reazione viene da parte del governo a queste notizie. Se infatti da una parte si è addirittura alleggerita la normativa che punisce i reati legati alla scarsa sicurezza sul lavoro, nessun investimento degno di nota è stato fatto in questo campo. I motivi di questo disinteresse (che i morti sul lavoro condividono con quelli per incidenti stradali), sono intrinseci alla stupidità dei governanti e alla natura più intima del carattere degli italiani. Infatti tutta l’enfasi sulla risoluzione del problema si è concentrata negli ultimi anni sulla necessità di maggiori controlli. Si è puntato insomma sempre su azioni punitive e mai su quelle preventive.
In questo modo la percezione è che maggiori controlli, essendo gli italiani allergici ad ogni regola, possano colpire ognuno di noi molto più di quanto possano fare gli incidenti stessi (che capitano sempre agli altri). E quindi gli italiani non tifano per controlli più accurati e i politici li accontentano lasciando ad un gruzzoletto di ispettori del lavoro le montagne delle infrazioni. La realtà invece è che è talmente alto il costo sociale del lavoro (decine di miliardi di euro all’anno) che anche piccole percentuali di queste cifre rappresenterebbero delle opportunità di crescita e business enormi. Infatti la sicurezza potrebbe essere fatta anche di tecnologie, di investimenti, di formazione che non necessariamente dovrebbe pesare sulle aziende, visto che le conseguenze di una invalidità permanente sono a carico della collettività e non delle singole aziende.
Obbligare e magari anche finanziare con sgravi fiscali le aziende ad avere flotte di autovetture più sicure, ad esempio con tecnologie che evitino il colpo di sonno o la guida in stato di ebbrezza, dotare tutti i trattori agricoli di roll-bar efficienti, fornire protezioni personali, anche avanzate, e corsi gratuiti o anche retribuiti di sicurezza sul lavoro alle ditte edili sarebbero solo alcune delle migliaia di possibili innovazioni che oltre a costituire business permetterebbero di migliorare la sicurezza sul lavoro senza “danneggiare” le aziende.
Allo stesso modo in cui si proclama la nascita di una economia verde si dovrebbe pensare insomma ad una new economy della sicurezza che pesca le risorse tra quelle che possono essere risparmiate dalla collettività se ci fossero meno infortuni sul lavoro. Sarebbe bello ed invece tutti si rassegnano ai mantra dello sdegno e dei maggiori controlli. E per domani altri giornalisti sono a lavoro con il loro taglia e cuci degli articoli di un mese, una settimana o anche di un solo giorno fa.













Gran pezzo, privo di retorica e che affronta il tema partendo da quella che dovrebbe essere la vera maniera di affrontarlo: non lacrime di coccodrillo, ma investimento in prevenzione e in sicurezza.
Ciao, un sorriso “paterno”
C
credo che il primo periodo di questo pezzo possa considerarsi una metafora di come va il mondo
bravo
Concordo pienamente, ma impedite a google adwords di sporcare il blog con pubblicità aziendali ingannevoli, tipo DVR a 250 euro !!
Sono stanco della situazione italiana relativa alla sicurezza sui luoghi di lavoro.
Sono stanco di una sicurezza di carta, dove basta il consulente buono per preparare i documenti e un buon avvocato in caso di incidente.
Sono stanco di leggi leggine decreti circolari fatte solo per gonfiare il portafoglio dei consulenti di cui sopra.
Sono stanco di controlli inesistenti, sicurezza reale a 0, impianti fatiscenti, attrezzature inadeguate.
Mancano la cultura della sicurezza, ci ispiriamo ai paesi nordici ma non siamo in grado di importare la loro esperienza. Lasciamo stare!
Continuo a vedere la gente che si fa male nonostante i mille documenti da preparare, la sicurezza non è il DVR in sè, la sicurezza è conoscere REALMENTE i rischi ed evitarli. Meglio un corso SERIO sui rischi fatto ai dipendenti che tonnellate di carta che nessuno leggerà mai! Se devo salire su un tetto metto la cintura, ma non perchè me lo dice il DVR, ma perchè dentro di me ho sviluppato la coscienza di non volermi fare del male. Continuo però a vedere gente che firma mille POS e poi si arrampica a destra e a sinistra senza il minimo di protezione.
In ItaGlia pultroppo funziona una sola cosa: Le punizioni.
Quindi W i controlli (a sorpresa) e W le punizioni, che forse qualcuno capirà che la sicurezza non è solo un optional.
Scusate lo sfogo…