La strage inesistente
21/06/2012 - Quasi cento vittime nella violenza contro i Rohingya
In un mese, più di ottanta morti. E’ questo il bilancio della violenza che non accenna a fermarsi nello stato più occidentale della Birmania, al confine del Bangladesh. Le principali vittime sono sempre loro, le popolazioni di etnia Rohingya; colpevoli, fra le (poche) altre cose, di essere musulmani in un paese buddista. In un paese che ha conosciuto il terribile destino del vivere sotto un regime repressivo – militare: e che, però, curiosamente non rinuncia alle violenze contro questo gruppo etnico, soggetto a veri e propri continui pogrom. La violenza è ormai dilagante, e da qualsiasi parte inizi, conduce a nuovi morti e feriti.
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UN CENTINAIO? - Il governo, dicevamo, fornisce le stime che finiscono sulle agenzie anche in Italia. Ci sarebbero”71 morti causati da una settimana di scontri, oltre ai 10 musulmani linciati all’inizio del mese da buddisti furenti per lo stupro e l’omicidio di una donna.
Il 10 giugno, nello stato di Rakhine, nel’ovest del Paese, e’ stato dichiarato lo stato di emergenza, che non sembra pero’ esser bastato a riportare la calma”. Come spiegavamo ieri, queste popolazioni ormai in fuga disordinata cercano rifugio nel confinante Bangladesh che però dimostra di non saper che farsene, e non si fa problemi a respingerli: Radio Free Asia riporta delle testimonianze al limite dell’incredibile.
FUOCO SULLE NAVI - “Gli elicotteri hanno aperto il fuoco sulle barche che portavano i musulmani Rohingya verso il Bangladesh, nel tentativo di fuggire dalla violenza nella Birmania Occidentale. Bambini sono stati visti annegare e morire di fame durante il viaggio. La sparatoria ha avuto luogo quando la polizia di frontiera del Bangladesh ha respinto sei barche di rifugiati mentre tentavano di entrare nel paese”. Il problema è particolarmente acuto se si pensa che ad oggi non si è in grado di sapere con certezza quante persone di religione musulmana ci siano in Birmania: “I dati statistici birmani non sono particolarmente affidabili né precisi”, scrive Meridiani Online, media di relazioni internazionali: “Le stime più attendibili ci dicono che i musulmani birmani sono fra gli 800.000 e i 2 milioni. Secondo altri, i fedeli di Allah arrivano a 8 milioni. Si oscilla così fra il 4 e il 16% dell’intera popolazione birmana”.
SITUAZIONE CRITICA - Secondo i birmani questa gente è essenzialmente “immigrata dal Bangladesh”, tanto che vengono chiamati in maniera dispregiativa “bengalesi”; scrive Dawn.com che in effetti nel paese confinante vivono 300,000 Rohingya, anche se come abbiamo visto qualsiasi nave si avventuri verso le acque bengalesi viene immediatamente respinta. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che “le piogge monsoniche hanno peggiorato le comunicazioni verso le zone”, così che è ulteriormente difficile per il governo agire nell’area. “Il programma alimentare mondiale afferma di aver fornito cibo a qualcosa come 65mila persone”, scrive il New York Daily News. Aung San Suu Kyi, leader dissidente della nuova Birmania, si mostra curiosamente poco netta verso questa ondata di violenza, riuscendo a dire solo di “mantenere la calma”: nel suo staff, comunque, ci sono “alcuni musulmani”, il che fa ben sperare.
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