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pubblicato il 23 settembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

E il conduttore non ha affatto intenzione di fare dietrofront, nonostante in queste settimane sul loro conto l’azienda abbia tentennato. La Rai teme l’Authority, che le ha già inviato, a gennaio, un bel segnale: rischiate il 3% del fatturato e la sospensione delle trasmissioni

20071126 rai viale mazzini 21 Travaglio, ecco perché la Rai rischia grosso   Domani Marco Travaglio andrà in onda. Su RaiDue, ad Annozero. E’ stato proprio Michele Santoro a chiedere a tutti di farla finita con illazioni o falsi sospetti di abdicazione del suo collaboratore, e, a scanso di equivoci, di farla finita lo ha chiesto pure al diretto interessato durante la conferenza stampa di ieri: “Quando Travaglio dice se ci sarà o meno… basta! Lui c’è! E se non c’è lui non c’è Annozero!”, ha sentenziato. Inequivocabile. Travaglio sarà, dunque, almeno per la prima puntata, un ospite come tutti gli altri poi dovrebbe essere reintegrato a pieno titolo nello staff: fino a domani sera, infatti, non ci sarà a disposizione il tempo tecnico necessario per sedersi ad un tavolo e firmare un contratto di collaborazione come quello che lo ha legato all’azienda negli ultimi anni. Si ricomincia daccapo, insomma, a ricostruire informazione senz’altro scomoda, se non altro, all’attuale maggioranza di governo. La temibile Autorità Garante per le Comunicazioni non potrà ostacolarlo in questa fase di avvio. “Posso garantire che non esiste una legge in Italia che dà ad Agicom il potere di una censura preventiva”, ha affermato nella conferenza stampa di presentazione di Annozero Santoro, secondo cui l’Authority e’ “un arbitro” che non può “dire preventivamente se commetteremo un fallo”. La sanzione di 50.000 euro maturata ad inizio anno in seguito ad un comportamento che l’Authority definiva non “improntato ai canoni di correttezza, lealtà e buona fede dell’informazione che devono obbligatoriamente caratterizzare i programmi della concessionaria del servizio pubblico” (critiche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), è acqua passata.

MAGGIORANZA – VIGILANZA – Ma la trasmissione non è del tutto al riparo da rischi. L’Authority sembra comunque schiacciata sulle posizioni della maggioranza, sembrano muoversi all’unisono. Dice, ad esempio, oggi il parlamentare del Pdl Alessio Butti, capogruppo in Commissione di Vigilanza Rai, rispondendo alle dichiarazioni di Antonio Di Pietro, difensore a spada tratta di Travaglio e Santoro: “Lo so, sono un inguaribile ottimista. Da cittadino voglio e mi aspetto che Di Pietro comprenda il significato di servizio pubblico. Da cittadino voglio e mi aspetto che qualsiasi opinionista-conduttore del servizio pubblico Rai non abbia come unico bersaglio il Governo e la maggioranza che lo sostiene e non scada sistematicamente in calunnie gratuite e falsità”. E aggiunge: “Da cittadino voglio e mi aspetto che come minimo, ripeto come minimo, il dottor Travaglio abbia un contraddittore all’interno del programma Annozero. Da cittadino voglio e mi aspetto che il concetto di servizio pubblico venga rispettato da tutti i conduttori e opinionisti Rai”. Era proprio ciò che auspicava e, in un certo senso, ordinava l’Authority nella diffida del 21 gennaio scorso, della quale abbiamo ampiamente parlato ieri: “Un adeguato contraddittorio – si leggeva nel testo – avrebbe potuto consentire quantomeno una informazione completa e, quindi, imparziale ai telespettatori; la carenza di contraddittorio, per contro, ha aggravato la lesività delle affermazioni formulate, quindi, senza possibilità di replica, le quali sono perciò risultate particolarmente idonee a minacciare la percezione sociale del valore delle persone offese”.

marco%20travaglio Travaglio, ecco perché la Rai rischia grosso   LE GARANZIE DEL GARANTE – Potrebbe trattarsi di suggestione, certo. Ma anche no. In fondo quali fossero le simpatie politiche del Garante delle Comunicazioni, Corrado Calabrò, non è un mistero. Non che avere delle simpatie significhi necessariamente esercitare la propria professione di giudicante in maniera parziale. Però il suo addio al Tar del Lazio nello stesso giorno in cui escluse dalle elezioni la lista di Alessandra Mussolini, che poteva dare fastidio ad Alleanza Nazionale, ancora lo si ricorda. Quali sono i precedenti di Calabrò nei confronti di Annozero? Mentre la sanzione lascia il tempo che trova, l’Authority, nella diffida di cui sopra ha lanciato più di un semplice avvertimento a Travaglio, Santoro e alla trasmissione tutta, qualcosa che fa molta più paura di un esborso di 50.000 euro e di cui oggi l’azienda non può non tener conto, anche in virtù delle poche simpatie che evidentemente può vantare da quelle parti. Secondo la diffida, qualora in casa Santoro dovessero essere riscontrate nuovamente “frasi gratuitamente e ingiustificatamente offensive, lesive dei diritti alla onorabilità e reputazione delle persone”, come quelle oggetto della diffida, quelle gridate dal palco di Torino da Beppe Grillo il 25 aprile 2008 riproposte poi nella trasmissione, la Rai rischierebbe di dover pagare una sanzione pari al 3% del fatturato o addirittura la sospensione delle trasmissioni. Ecco cosa si leggeva nel testo: “L’Autorità diffida la società Rai dal reiterare la violazione degli obblighi di sevizio pubblico generale radiotelevisivo oggetto del presente provvedimento. Si precisa che l’inottemperanza alla presente diffida comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria fino al 3 per cento del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notificazione della diffida stessa, e che, nei casi di reiterata inottemperanza, l’Autorità può disporre la sospensione dell’attività di impresa fino a novanta giorni”. Anche per questo, su Travaglio la Rai ci pensa su.

COME ERAVAMO – Cosa ne guadagna il giornalismo italiano in tutto questo? Di sicuro poco, visto che viene sempre più strumentalizzato ed echitettato come, non il cane da guardia di questo o quel potere, ma più semplicemente come il suo cane da passeggio. E in tal senso i due protagonisti della vicenda danno due chiavi di lettura interessanti. Durante la conferenza stampa diceva ieri Santoro: “Il confine del proibito si è enormemente allargato. Se io facessi le mie trasmissioni degli anni ’90 oggi sarei considerato un dinamitardo. Eppure allora non succedeva niente. Il Presidente della Rai di allora oggi è sindaco di Milano, un personaggio di centrodestra. Quando si è suicidato il maresciallo Lombardo, il presidente della Rai, di centrodestra, ha difeso la nostra trasmissione con tutta la sua energia. Era un prodotto della Rai, era la Rai. Un’azienda che ci ha sempre compreso tutti. Parlavo col direttore generale della Democrazia Cristiana, una persona con idee completamente diverse dalle mie, ma essendo colleghi, c’era il rispetto che c’è tra due che fanno al televisione insieme. E’ assurdo che i colleghi della Rai non reagiscano a quello che sta succedendo”Loro, insomma, non demordono. La parola, ora, spetta ai controllori.

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