Class action, la Danone multata per 35 milioni di dollari
23/09/2009 - L’azione legale collettiva negli Usa è il vero incubo delle multinazionali, e, soprattutto, una potentissima arma in mano ai cittadini consumatori. Stavolta a cadere nelle maglie della legge è stato il colosso francese dell’alimentare. Tra pochi mesi entrerà in vigore
L’azione legale collettiva negli Usa è il vero incubo delle multinazionali, e, soprattutto, una potentissima arma in mano ai cittadini consumatori. Stavolta a cadere nelle maglie della legge è stato il colosso francese dell’alimentare. Tra pochi mesi entrerà in vigore anche da noi, ma non sarà la stessa cosa
Oltre al rimborso milionario ai promotori dell’azione legale collettiva
(Class action, appunto) la sentenza di condanna, depositata nel 2008, ha imposto alla società di cambiare l’etichettatura dei suoi prodotti “Activia” e “DanActive” in cui, sostanzialmente, si ravvisa una deplorevole forma di “Pubblicità ingannevole”. Lo spot pubblicitario, infatti, sostiene che i due prodotti sarebbero in grado di rafforzare le difese del corpo e di regolare la digestione grazie ai particolari batteri che contengono. La Danone, attraverso i suoi legali, pur negando l’accusa ha accettato il verdetto, facendo buon viso a cattivo gioco, al fine di evitare qualsiasi contenzioso ed ogni ulteriore aggravio dei costi. Inoltre, tutti i clienti che hanno acquistato yogurt “Activia” o “DanActive” nel 2006 e nel 2007, ovvero gli anni in cui i due prodotti sono stati rispettivamente immessi sul mercato, potranno esigere il rimborso. La Danone infine, informa in un comunicato, cambierà anche l’etichettatura e la commercializzazione dei due prodotti impegnandosi ad “Aumentare la visibilità dei nomi scientifici dei ceppi probiotici che sono in ciascuno di questi prodotti”.
NEGLI USA - Fin qui la cronaca, che rende plastica dimostrazione di come funziona in America la Class action. Basta un prodotto difettoso, un danno alla salute dei clienti, e negli Stati Uniti scattano sanzioni economiche che possono mettere in ginocchio le più grandi multinazionali: dal tabacco all’automobile. In nessun altro paese la protezione del consumatore è così efficace. A partorire, sostanzialmente, la Class action fu 1965 l’iniziativa dell’avvocato Ralph Nader – sì, quello stesso Ralph Nader che molti anni dopo si candiderà come indipendente alle presidenziali americane, sottraendo molti voti al candidato democratico Al Gore e favorendo così, indirettamente, l’ascesa alla Casa bianca del repubblicano George W. Bush – che mise sotto accusa un modello della General Motors, la Chevrolet Corvair, in un best-seller intitolato “Unsafe at any speed” (insicura a qualsiasi velocità). La GM che ancora si credeva intoccabile lo trascinò in
tribunale per diffamazione e perse, fu condannata a pubbliche scuse e a risarcire Nader. Da quella vittoria nacquero riforme legislative – la cintura di sicurezza, i paraurti rinforzati, i test antishock obbligatori per i nuovi modelli – che dagli Stati Uniti si sono diffuse nel mondo intero. Le vittorie di giovani avvocati militanti riuniti attorno a Nader aprirono poi la strada a migliaia di emulatori, finché la “Tort litigation” (le cause civili per danni) è diventata una delle più grandi industrie d’America. Di recente molti studi legali hanno cominciato ad esaminare un nuovo filone promettente, le cause contro i fast-food per il dilagare dell’obesità infantile. Proprio perché i costi per l’industria americana sono altissimi, il partito repubblicano e la vecchia Amministrazione Bush hanno più volte proposto di riformare la “Tort litigation” in senso restrittivo, riducendo la possibilità dei risarcimenti punitivi. La lobby degli avvocati – al primo posto tra i finanziatori del partito democratico e di Barack Obama – viceversa ne è stata un avversario agguerrito. L’importanza della Class action, fonda sul principio che consente ad un’intera collettività di costituirsi parte civile. Se una multinazionale mette sul mercato un prodotto difettoso, tutti i clienti che l’hanno comprato possono essere rappresentati come una singola parte lesa, da uno studio di avvocati. E non solo: è consentito ad uno studio di avvocati “promuovere” il processo alla stessa società, poi pubblicizzarlo fra i consumatori, in modo da reclutare via via un numero sempre più ampio di clienti. La Class action ha l’effetto di riequilibrare i rapporti di forza. Se un singolo consumatore fa causa ad una grande azienda, rischia di essere schiacciato dall’arsenale della difesa avversaria. Ma se decine o centinaia di migliaia di consumatori fanno tutt’uno, diventano essi stessi una potenza.
DA NOI INVECE - La cosiddetta “Class action all’italiana” sarebbe dovuta entrare in vigore a partire dal 30 giugno 2008: finalmente si sarebbe potuto mettere alla prova la reale efficacia dell’azione collettiva risarcitoria, introdotta nel Codice del Consumo dalla legge Finanziaria per il 2008, all’esito di una intensa stagione di dibattito che ha interessato gli studiosi ed entrambi i rami del Parlamento nell’arco di due legislature. In una prima versione, contrariamente al caso americano, non si può proporre una Class action per far valere qualsiasi diritto ma solo nei casi previsti dalla norma: come i contratti stipulati mediante l’uso di formulari, o comunque contratti le cui clausole non sono state oggetto di negoziazione fra i contraenti (ad esempio, tutti i contratti di telefonia, servizi, assicurazioni, bancari). I danni da fatti illeciti extracontrattuali (ad esempio, danni da prodotto difettoso). I danni derivanti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali. In tutti i casi occorre che sussista l’interesse collettivo dei consumatori o utenti. Dove per “interesse collettivo” il legislatore ha inteso ogni interesse leso che faccia capo ad una pluralità di soggetti. In caso contrario, sarebbe pressoché impossibile proporre Class action in Italia. Chi può allora iniziare una Class action? Può essere intrapresa solo da associazioni e comitati che siano adeguatamente rappresentativi d’interessi collettivi fatti valere in giudizio. Non potranno dunque proporre class action i singoli consumatori, o gruppi di consumatori che non siano organizzati in comitati o associazioni riconosciute.
ARRIVA BERLUSCONI - In questi mesi d’attesa si erano alternati gli annunci di un rinvio per via delle molte perplessità dei giuristi e degli addetti ai lavori che avevano scandagliato in lungo ed in largo i sei commi dell’art. 140-bis raccogliendo alcuni seri dubbi sulla capacità del neonato istituto di svolgere la sua funzione: riequilibrare la posizione di debolezza del consumatore ogniqualvolta -e l’osservazione della realtà dimostra che accade sempre più frequentemente- egli patisce la lesione di un diritto di scarso valore economico tale da indurlo a rinunciare alla tutela in giudizio perché antieconomica rispetto al danno subito. Il Governo Berlusconi ha colto la palla al balzo ed ha deciso di rivedere il procedimento, così assumendosi la responsabilità di fronte ai cittadini – nel silenzio però dei
media… – di svuotare, di fatto, tutto l’iter. Infatti, denunciano numerose associazioni di consumatori, la “nuova” legge sulla Class action, approvata nella scorsa legislatura è stata definitivamente sostituita da quella recentemente passata al senato senza alcuna modificazione rispetto al testo approvato dalla camera, ne blandisce gli effetti privandola del significato di vera e propria istanza sociale, voluta dalla gente come necessario strumento di governo del mercato”.
IL FUTURO - Cosa cambierà concretamente nel nostro sistema non è facile dire prima che siano sciolti, per opera della giurisprudenza, alcuni importanti nodi interpretativi: solo fra qualche tempo avremo una più chiara idea sulla concreta capacità dell’azione di classe di incidere sul mercato. Perché si possa realisticamente pensare di essere ad un (definitivo) punto d’arrivo forse c’è ancora da conquistare la vetta più impervia: dimostrare che l’istituto ottenga, in tempi rapidi, un risultato concreto in termini di risarcimento del danno per i soggetti lesi.













Ah be'… preferisco conservare vasetti vuoti di yogurt
Scusate l'ignoranza, ma cosa dice o prevede la legge passata recentemente in senato?
La questione è assai interessante, magari si potrebbe approfondire.
Sei un tesoro!
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Ma allora L'Activia funziona. guarda come li ha purgati?