L’università che lascia la ricerca in mezzo alla strada

20/06/2012 - Via Palestro. Una delle scuole archeologiche più importanti del mondo. La Sapienza ordina lo sgombero. Senza fornire una sede alternativa.

L'università che lascia la ricerca in mezzo alla strada

“L’eccellenza”, scrivono gli studenti di Archeologia dell’Università la Sapienza di Roma, “in Italia c’è già”. Ed è a via Palestro. Piccola palazzina nella zona della Stazione Termini, università di Roma, prima in affitto e successivamente acquistata dall’Ateneo stesso, per ospitare i locali del dipartimento di Scienze dell’Antichità. Archeologia classica, etrusco-italica, cristiana e medievale; Orientalistica; Preistoria e Protostoria; Filologia greca e latina; Storia, Epigrafia, Topografia antica. Giulio Tremonti, quando diceva che con la cultura non si mangia, probabilmente aveva in mente più o meno via Palestro.

ECCELLENZA ACCADEMICA - Non sono ingegneri. Non montano computer. Non costruiscono le spade laser. Eppure sono ugualmente importanti: studiano il passato, perché senza il passato non c’è futuro.

Il loro lavoro, che è l’unica cosa che è giusto chiedergli – non di badare al quattrino – lo fanno bene, molto bene. Spesso senza mezzi, senza dotazioni, senza sostegno. La struttura di Via Palestro contiene il quartier generale di sei dei Grandi Scavi che l’Università di Roma finanzia, almeno due dei quali in Vicino Oriente e fra i più importanti del mondo – senza scherzi.


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Quello di Ebla, Tell Mardikh in Siria, scoperta dal professor Paolo Matthiae nel 1964 – per gli archeologi di tutto il mondo, praticamente una divinità; quello di Mozia in Sicilia, colonia fenicia di primissima importanza, e di Malatya in Turchia. Tesori dell’antichità che le missioni italiane hanno scoperto, scavato, studiato approfonditamente e che a tutt’oggi rappresentano un faro e una meta di “pellegrinaggio accademico” per i membri della comunità scientifica di tutto il mondo. Nella piccola palazzina ci sono le documentazioni complete degli scavi, i musei con i ritrovamenti; una biblioteca di Scienze dell’Antichità celebrata a livello internazionale e del Fondo Librario Ciasca dove sono conservati moltissimi volumi, alcuni dei quali delle rarità introvabili altrove e quindi fondamentali per le attività di ricerca, nonché una delle più importanti biblioteche di Preistoria italiane.

SI CAMBIA - Insomma, a due passi dalla Stazione Termini, un polo della cultura mondiale, un tesoro per l’Università di Roma.  Che ha deciso, nell’ambito della sua politica edilizia, di sfrattarlo. Non di chiuderlo, ci mancherebbe altro: ma sta di fatto che la palazzina, scrivono i frequentatori abituali di Via Palestro – una piccola comunità – dovrà essere sgomberata entro l’estate perché l’Ateneo ha deciso di convertirlo, grazie al finanziamento del Ministero, in una residenza per studenti, in una foresteria universitaria. Lodevole, di certo: la questione degli spazi per gli studenti a Roma più che altrove è centrale da anni. Ma gli archeologi, i paleontologi, i docenti, ricercatori e studenti, con il patrimonio scientifico immenso che nella palazzina è conservato, dove andranno a finire? Mistero. Non si sa. Non è chiaro. Il rettore Luigi Frati non lo ha indicato, le autorità di Ateneo, interrogate dagli studenti, fanno più o meno spallucce: “Per ora circolano solo voci su un possibile trasferimento in sede centrale o nell’ex-edificio delle Poste di Via dello Scalo di San Lorenzo, dove però ancora devono essere ultimati i lavori di ristrutturazione”, scrivono gli studenti di Lettere sul loro giornale. E la mobilitazione si alza, e a livello internazionale per di più.

 

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