Fini non torna all’ovile: Berlusconi offrirà di più?
22/09/2009 - Silvio promette qualcosa sugli organi di partito, e rimprovera Gianfranco per le critiche a Tremonti. Ma alla fine il presidente della Camera non firma la resa. Ed è pronto a continuare la propria battaglia. Di metodo e di merito Lo
Silvio promette qualcosa sugli organi di partito, e rimprovera Gianfranco per le critiche a Tremonti. Ma alla fine il presidente della Camera non firma la resa. Ed è pronto a continuare la propria battaglia. Di metodo e di merito
Lo hanno chiamato vertice Berlusconi-Fini, ma a parlare è stato soprattutto Gianni Letta. Un po’ perché il dovere di padrone di casa glielo imponeva, un po’ perché i due ospiti si guardavano leggermente in cagnesco, soprattutto all’inizio. E pensare che Gianfranco non aveva voglia, all’inizio, di vedersi in casa dell’ex direttore del Tempo: meglio una sede del partito, molto più neutrale e soprattutto in tema con uno degli argomenti di cui parlare. Però è vero che l’incontro tra il presidente della Camera e quello del Consiglio è stato soprattutto interlocutorio. Questo per espressa volontà di Gianfranco: “Parliamo di metodo, poi parleremo del merito“, faceva capire a un Silvio più accomodante che negli ultimi tempi, forse perché ieri in ogni caso non era il giorno giusto per incendiare la giornata politca, visto il lutto nazionale. Eppure Fini un no secco lo ha detto. E’ stato quando, a fine incontro, Letta gli ha chiesto di dettare una bella dichiarazione alle agenzie di ritrovata armonia e pace e serenità.
PERCHE’ NO – Questo, il presidente della Camera, non lo ha voluto fare. Un po’ perché si aspettava una proposta del genere, e sapeva benissimo che non vedevano l’ora, in tanti, di gridare per l’ennesima volta al ritorno all’ovile della pecorella (o, i più educati, raccontare il rientro del figliol prodigo). Indebolendone così la posizione e l’immagine. Per questo, nel suo giro di telefonate successivo all’incontro, ha fatto sapere che lui non avrebbe parlato. Qualche minuto dopo è arrivata la molto concordata dichiarazione di Italo Bocchino alle agenzie di stampa: “L’incontro da un lato ha ribadito l’esistenza di due visioni diverse di partito ma è anche emersa la volontà reciproca di dar vita a quel percorso che abbiamo auspicato negli ultimi giorni e che può portare a un rafforzamento del Pdl e a una sua strutturazione sul territorio con una costante convocazione degli organi e quindi un autentico funzionamento democratico. Le condizioni ci sono tutte. Ora bisogna passare dalle parole ai fatti. Se son rose fioriranno… Fini e Berlusconi sono due persone che lavorano insieme da 15 anni. Sono emerse le condizioni per avviare il percorso che noi avevamo auspicato“. Non male come sviolinata, per un incontro comunque interlocutorio e non decisivo. Anche se Berlusconi qualcosa l’ha promesso, per fare contenta la controparte.
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IL GRANDE COMUNICATORE – Il Premier ha cominciato quasi scusandosi, e assicurando che non è lui a volergli fare la guerra. Anzi, gli ha anche ricordato che adesso Giulio Tremonti ce l’ha anche un po’ con lui, perché in una delle sue ultime uscite pubbliche ha osato criticare la politica economica del governo. “Non è vero che non stiamo facendo niente, Gianfranco, come puoi dirlo?“, gli ha sussurrato Silvio, ricordandogli l’ira di Giulio, chissà quanto tattica. Poi è passato alle aperture: sì al dibattito interno, un’ampia riflessione sugli organi di partito, affinché garantiscano la collegialità nelle decisioni, la scelta di uomini che rappresentino davvero tutti all’interno dell’organigramma. Insomma, il solito Silvio: quello che promette a qualcuno le cose che ha già promesso a qualcun altro, lasciando poi a sherpa e ambasciatori la matassa da sbrogliare. Fini ne è stato ufficialmente felice, anche se sotto sotto si sarà domandato se non finirà anche stavolta come in altre occasioni. Una cosa è certa, però: per ora, Gianfranco non cede.
IL PROSSIMO FRONTE – In attesa del nuovo incontro, le questioni di merito incombono. Anche se non se ne è parlato. Non è escluso che cominci ad arrivare qualche segnale dal fronte del testamento biologico. E’ lì che i ‘finiani’, vecchi e nuovi, potrebbero tornare discretamente a battere. Magari non con troppo frastuono, perché in questo momento non è il caso: suonerebbe come un’ulteriore provocazione. Ma il punto si tiene. In attesa delle rose che fioriranno, per dirla alla Bocchino. Oppure, della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Ieri circolava la voce, ripresa anche dal sito Dagospia, di una sentenza ‘diplomatica’ che supporterebbe questa tesi: “i “magnifici 15″ della Corte potrebbero arrivare alla conclusione che con il dettato legislativo scritto dalle manine sapienti di Alfano-Ghedini, si privilegiano solo le quattro più alte cariche dello Stato. Questo principio sarebbe quindi “restrittivo” e dunque in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione sull’eguaglianza dei cittadini, e soprattutto con l’articolo 68 sull’immunità dei parlamentari, per cui nell’attuale formulazione non potrebbe essere accettato a meno di un’applicazione estensiva all’intero Parlamento.In pratica il cavillo dovrebbe portare a una mezza bocciatura che tuttavia spalanca la porta in nome della coerenza con le altre norme sull’immunità previste dalla Carta Costituzionale. L’immunità o si toglie a tutti o si cambia per tutti!“. Se è questa l’ultima idea geniale di qualche leguleio, auguri. A parte che rappresenterebbe comunque una bocciatura, l’idea di reintrodurre l’immunità a tutti (le cariche dello Stato, nessuna esclusa? I parlamentari?) sicuramente verrebbe accolta con scarso entusiasmo da un’opinione pubblica che di letteratura sulla Casta della politica ne ha già digerita abbastanza. Anche nella maggioranza: sarebbe difficile, per la Lega, spiegare che è necessario ingoiare anche questo ai propri elettori. Insomma, la voce pare piuttosto infondata. Ma una cosa è certa: la partita vera si comincerà a giocare un minuto dopo la sentenza. Fini e Berlusconi lo sanno benissimo. Entrambi.













D'accordo! Fini non è l'ottimo.Non tanto perchè era un fascista,ma semplicemente perchè è un politico dell'era attuale.Prevaricatori e utilitaristi.Io non vado a votare da molti anni.Male!,direte Voi. Ma per chi votare? Ho scelto Fini come MALE minore. Berlusconi e Bossi devono sparire anche per l'immagine dell'Italia,oggi nelle mani di sbruffoni sporcaccioni e di ignoranti conclamati. Concordo anche sugli altri nominativi,ma solo ,RIPETO,come male minore.