I sette giorni di ferie che Polillo vi vuole togliere

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I sette giorni di ferie che Polillo vi vuole togliere
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Puntuale come la morte, dopo che Dario Di Vico ieri gli aveva spiegato che produrre di più in un periodo di stretta della domanda non è una soluzione intelligente per uscire dalla crisi, Gianfranco Polillo scrive una lettera al Corriere della Sera per aggiungere chiacchiera a chiacchiera, barzelletta a barzelletta, dibattito parolaio e inutile a dibattito parolaio e inutile. Eccolo qua, per i fanatici del nichilismo più spinto:

Comprendo le obiezioni avanzate da Dario Di Vico (Corriere della Sera di ieri) alla mia proposta (rinunciare a una settimana di ferie per dare impulso al Pil in ragion dell’1%, ndr). Rientrano nella buona e sana tradizione keynesiana. Se non c’è domanda effettiva—questo è il senso—è inutile produrre. Ed allora è meglio scavar buche per poi riempirle nuovamente. Il limite di questo ragionamento è il suo disallineamento con la reale situazione italiana. Due i punti critici. In Italia il meccanismo di accumulazione è bloccato. Il margine operativo lordo della media delle imprese è tornato ad essere quello del 1995 (dati Banca d’Italia). Il rendimento marginale del capitale è prossimo allo zero. Keynes, in questi casi, teorizzava l’eutanasia del rentier. Ipotesi immaginifica in un contesto internazionale segnato dalla preminenza del «capitale finanziario»: dieci volte il Pil mondiale. Secondo dato. Il deficit delle partite correnti della nostra bilancia dei pagamenti (circa il 3% del Pil) ci costringe, ogni anno, a contrattare all’estero prestiti per 50 miliardi di euro, che vanno a sostenere—visto che gli investimenti sono inesistenti— i nostri consumi. Siamo una piccola America, senza avere la possibilità di stampare moneta. Ed ecco allora le possibili soluzioni se non vogliamo comprimere ulteriormente la domanda, per azzerare il gap della bilancia dei pagamenti. Aumentare il margine operativo lordo. Produrre cioè a minor costo, per rilanciare gli investimenti e con essi l’occupazione. E se quest’ultima aumenta, aumentano anche i consumi. Si interrompe il meccanismo perverso della crisi. E nasce una speranza. Gianfranco Polillo Sottosegretario all’Economia

La risposta paziente di Di Vico:

Propongo al sottosegretario Polillo una moratoria: lasciamo riposare in pace Lord Keynes. Lo strattonano già in tanti! Ragioniamo invece con sano pragmatismo. Oggi aumentare il margine operativo lordo delle imprese, alzando le ore lavorate senza intervenire sui salari, non avrebbe effetti concreti sulla domanda interna che resterebbe stagnante. La scelta fatta negli anni 90 di puntare su un modello con basse retribuzioni non si è rivelata felice ed è stata ampiamente criticata anche dal centrodestra. Penso, ad esempio, a Maurizio Sacconi. In regime di economia globale, inoltre, non saremmo nemmeno sicuri che gli extra-profitti generati dal taglia-ferie verrebbero investiti in Italia. Ergo, meglio girar pagina.

A patto che si sappia leggere, ovviamente.

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4 Commenti

  1. Alberto scrive:

    In effetti il ragionamento di Polillo non lo capisco. Se la fiat non chiudesse ad agosto non è che risolverebbe i suoi problemi. I suoi conti sono in rosso per mancanza di liquidità dei cittadini che non possono permettersi di cambiare auto non perchè non riescono a produrne di più. Inoltre mi sembra che quella settimana eliminata affosserebbe il terziario turistico. Già ci sarà un calo del turismo , ma eliminando ferie immagino che i numeri diminuirebbero maggiormente. Ma soprattutto perchè quando c’è da fare sacrifici si spennano sempre quelli dell’industria e gli operai in genere che già di loro fanno lavori usuranti mentre non ci si rivolge mai ad altre categorie?

  2. stefania scrive:

    Non capisco perchè dobbiamo essere noi lavoratori a rinunciare a una settimana di ferie all’anno quando “loro” i politici sono in ferie quasi tutto l’anno!!!! Io proporrei di tagliare una settimana no anzi due di stipendio a tutti i politici forse non farà aumenterà il pil, ma farà sorridere tutti noi.

  3. Daniele scrive:

    Polillo dovrebbe iniziare lui a rinunciare a 8 ( OTTO ) settimane di ferie, se secondo lui gli italiani lavorano 9 mesi all’anno. Io ad esempio ne lavoro 11, come credo faccia un pò qualunque lavoratore dipendente presso qualsiasi azienda.

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