Che barba che noia il giuoco del calcio
21/09/2009 - I DUE CUORI DELLA MOLE – A Torino invece piove e splende il sole. Juve e Toro sono prime nei rispettivi campionati di competenza: la Juve in serie A, il Toro tra i cadetti senza eredità. Il Toro di suo
I DUE CUORI DELLA MOLE – A Torino invece piove e splende il sole. Juve e Toro sono prime nei rispettivi campionati di competenza: la Juve in serie A, il Toro tra i cadetti senza eredità. Il Toro di suo non è antipatico. Ha un presidente editore puro e duro, quello delle Cairo Edizioni, che è talmente puro da spararne a vista. L’ultima, quando ha detto che col
Bordeaux gli juventini allo stadio eran così pochi che prossima volta per far bella figura con la televisione dovrebbero arruolare i granata. E su questo non ne dubito: non hanno molto da fare e son sicuro che pagando te li compri tutti. E così duro specialmente di memoria da aver in pochi anni ingaggiato ed esonerato, probabilmente a caso o per oroscopo, sempre gli stessi allenatori. Riproponendo nel calcio la ruota della fortuna o degli esposti. Ora ha un allenatore vero, uno che il Palermo dell’anno scorso non era di Ballardini ma suo. Pensi a tenerselo perché vista la vicinanza con dei ladri conclamati hai visto mai. Nella Juve è tornato Camoranesi dopo un’assenza mentale durata quasi un anno. Da quando aveva attaccato Ranieri al chiodo del suo accappatoio, s’era come scaricato. Demotivato. Ovviamente mai aveva pensato a un ritiro, perché fanciullo, Camoranesi, non lo è mai stato. Sabato sera contro un Livorno oberato dalla presenza assenza di uno statico Lucarelli oramai fuori come i veri comunisti dal Parlamento del calcio giocato, il Pittore, il bastardo italo argentino è tornato. Partiti. Quattro passaggi consecutivi sbagliati. Rotola verso il quattro anche stasera. Buio. Storto come la faccia fatta a Iaquinta martedì col Bordeaux, quando su di un pallonetto nell’area francese Iaquinta s’era messo di mezzo tra lui, lui, lui, lui e il suo pallone. Iaquinta roso dalla fatica a scusarsi, Lui torvo e ribelle sui fianchi a smetterla lì di giocare, che ritornasse lui o Marchisio a riprender la palla. Ottavo del match col Livorno, prima scocca un sinistro a giro fenomenale. Poi detta la testa a Iaquinta. Poi regala a Marchisio il suo momento di gloria, come un ospite divenuto padrone smolla gli avanzi della torta proprio al festeggiato. Dovrebbe stare a destra e sta al centro inevitabilmente. Poulsen lo asseconda, Ferrara lo asseconda dandogli il centro quando esce Giovinco. Fa una regia benevola, accorta e palla al piede spietata. Nel finale prima di cedere all’incolpevole Marrone che chi altri se non un giovane senza potere potrebbe sfidar la sua collera si abbandona di nuovo al vecchio vizietto in solitaria ma con lui non ce n’è per nessuno negli uno contro (da fermo). Insomma, contro il Genoa giovedì, nel big match della giornata, potrebbe bastare. Lui o Iaquinta magari all’ultimo minuto. Quando non ci riprendono più. Potrebbero. E forse no. Non fatevi ingannare dal risultato a Verona. Il Genoa non è quello di trasferta. Assolutamente. Né negli uomini, perché lì Gasp fa spesso il turn over. Né nell’essenza. A Verona figuratevi che c’era il sole. Quando mai. Il Genoa è una creatura notturna. Io lo girerei alla Liga con la scusa del calcio coi baffi, del calcio sotto i riflettori, del calcio corrida, muerte y corazon. Anzi. Se fate una sottoscrizione per vendere il Genoa ad un altro campionato, firmo subito. Il Genoa è un vampiro: succhia sangue col favore delle tenebre nella sua tana. Non è una squadra. Ma la dependance italiana dei talebani. Però i genoani stanno politicamente messi molto meglio dei loro colleghi afghani. Basti pensare al Genoa-Juve della Pasqua scorsa, quando facemmo la parte dell’Agnello: goal regolare annullato a Iaquinta, goal di quell’infedele di Thiago Motta con la Juve ferma per il fischio dell’arbitro che poi dinanzi la minaccia dell’ambiente nega pure di saper fischiare, secondo goal di Motta dopo un colpo d’anca di quelli che fanno male ma non fan dossier, espulso proprio il Pittore. Anche il Napoli lo scorso anno a Genova pagò la dimma e tante altre ancora e di quest’anno ne vogliam parlare ? Prima di campionato, Biava-Menez, nulla, abrogata la chiara occasione da goal. Anche se per me in teoria aveva ragione l’arbitro, fa lo stesso, la pratica è tutt’altra cosa. Alla terza, il rigore su Sculli. Insomma. Il Genoa in casa è oggettivamente aiutato dagli arbitri ma non lo si dice perché è una squadra che essendo piccola fa simpatia. Per passarla liscia in Italia devi avere il fisico morale.













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