Esteri

In Inghilterra depenalizzato il suicidio assistito

20 settembre 2009

Essere malati terminali e dover affrontare il viaggio per la dipartita da soli e non assistiti da un familiare non sarà più un sogno in Gran Bretagna.

In questi ultimi anni sull’onda dei casi Welby ed Englaro si sta dibattendo  molto in merito all’eutanasia ed al suicidio assistito. In Inghilterra qualcosa inizia a cambiare a favore del diritto del malato terminale a voler incontrare la “signora in nero” in una veste più dignitosa. Apprendiamo infatti che la prossima settimana Keir Starmar, il nuovo capo della Procura Generale Inglese, annuncerà le linee guida in merito ai suicidi assistiti. Finalmente non sarà più punito chi aiuta al suicidio un malato terminale o un paziente disabile incurabile che ritiene sia arrivato il momento di “veleggiar verso altri lidi”. Contrariamente, continuerà ad essere punito chi induce e organizza il suicidio nei confronti di persone incapaci di intendere e psicologicamente vulnerabi nell’essere manipolate. Non è un caso che questa affermazione avvenga dopo che Debbie Purdy, malata di sclerosi multipla,  ha vinto la sua battaglia legale presso la Camera dei Lords.  Debbie Purdy ha visto riconosciuto il diritto di potersi recare in Svizzera presso la clinica Dignitas per procedere con il suicidio assistito accompagnata dal marito che, in merito a quanto stabilito dal verdetto della Camera, non sarà accusato di omicidio davanti allaOld Bailey.

E’ SOLO L’INIZIO - Il verdetto della Camera dei Lords ha posto un distinguo tra “l’incitazione malevola al suicidio” e il “sostegno compassionevole a chi ha deciso di morire”. Da questa vicenda esce chiaro e forte il segnale che la giurisprudenza  vuol dare cercando di andare oltre il giudizio formale e di guardare anche all’aspetto etico imposto dalla scienza medica nel momento in cui riesce ad allungare di molto la vita di un individuo anche se agonizzante o ridotto a semplice vegetale.  Di certo il compito affidato al Procuratore Generale non sarà dei più facili in quanto non si andrà ad eliminare il reato di suicidio assistito previsto dal Sucide Act del 1961, ma si andrà a chiarire la posizione delle persone che aiutano un proprio caro al “suicidio assistito compassionevole” e ciò andrà fatto analizzando e specificando in quali circostanze si potrà  essere incriminati ed in quali casi no.  La cosa certa è che dal 2000 ad oggi ben 115 britannici si sono rivolti alla clinica Dignitas viaggiando per la maggioranza da soli, con il loro male, consapevoli, per obbligo e non per scelta,  di non avere nessuno che lo assisterà nel momento della dipartita,   coscienti  del fatto che l’ultimo gesto che darà fine alla loro vita sarà compiuto in una anonima stanza angusta di un anonimo loft sito  all’interno di un cumulo di magazzini di fronte alla ferrovia nella periferia industriale di Schwerzenbach (CH). La chiamano la “morte dolce” alla clinica Dignitas, che costicchia circa 4.000,00 euro e non si capisce perché, essendo la clinica una ONLUS. Insomma tutto in questo campo sembra incerto dalle leggi che regolano il suicidio assistito al servizio offerto per uscire dal tunnel di una vita che non si accetta  più!

2 commenti a In Inghilterra depenalizzato il suicidio assistito

  1. credo che certe scelte, certe necessità in alcuni casi, non possano essere giudicate, figurati condannate con delle leggi. Per questo non posso che essere d'accordo con la decisione presa in Inghilterra

  2. SigPar

    Cara Cocci sicuramente è lodevole l'iniziativa anche se, purtroppo, la “macchina” si è mossa in virtù di quanto successo nel caso Debbie Purdy. E comunque la linea guida è solo l'inizio, poi ci sarà un proposta di legge che dovrebbe diventare legge a primavera del prossimo anno. Dovremmo prenderli come esempio.

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