Banche: crediti e prestiti in sofferenza. Il rischio di ricaduta c’è
21/09/2009 - Gli indicatori congiunturali e le Borse cominciano a dare segnali positivi. Ma è difficile capire quanto dipendano dalla “droga” della spesa pubblica e quanto da una vera inversione di tendenza. La montagna crescente dei debiti pubblici, prima o poi, presenterà
Gli indicatori congiunturali e le Borse cominciano a dare segnali positivi. Ma è difficile capire quanto dipendano dalla “droga” della spesa pubblica e quanto da una vera inversione di tendenza. La montagna crescente dei debiti pubblici, prima o poi, presenterà il conto. E non è detto che non sarà salato
Dai minimi livelli di Marzo, quando il Dow Jones era crollato a 6,500 punti, la Borsa americana si è rialzata consistentemente, fino ad arrivare quasi a quota 10,000 punti, ancora pochi forse rispetto ai 14,000 all’apice della bolla immobiliare, nel 2007, ma comunque possibili t
estimoni di una più volte auspicata ripresa economica.
DATI CONTRASTANTI – Il problema è di quali dati fidarsi. I mercati azionari sono stati sostenuti con ogni mezzo, e non credo che qualcuno possa dire “sì, questo aumento è giustificato” oppure “no, questa è follia”: nessuno conosce i fondamentali, e l’unico strumento che hanno gli imprenditori e gli economisti per conoscerli, il sistema dei prezzi, è stato gravemente distorto dalla cura da cavallo a cui sono stati costretti i mercati per via delle politiche monetarie e fiscali. Insomma, essendo i mercati senza prezzi dei navigatori senza bussola, i mercati con prezzi drogati sono navi con seri problemi al GPS.
SIMILITUDINI CON IL ’29 -Giustificata o meno che sia l’euforia delle Borse, il giornale inglese Telegraph non è d’accordo con questa rosea interpretazione: i prestiti bancari si sono contratti ad un tasso del 14% annuo negli ultimi tre mesi, e, cioè, di circa il 3.5% effettivi. Il ritmo di decrescita di M3 è del 5%, e però questo è da considerarsi una stima perché la serie M3 non è più pubblicata da diversi anni. In Agosto, continua il Telegraph, M2 è calata al ritmo annuo del 12.2% ed M1 del 6.5%. L’articolo si lamenta che Bernanke non ha fatto abbastanza, il che fa pensare che “abbastanza” significhi “come Mugabe in Zimbabwe“, vista l’iperattività del governatore della Fed negli ultimi due anni. Insomma, la situazione, dice il Telegraph, è simile al 1929, in cui ci furono tre serie crisi bancarie e finanziarie consecutive a distanza di un anno l’una dall’altra.Si potrebbe sperare che questa volta non ci sarà il protezionismo, ma Obama sta facendo i primi passi suicidi in questa direzione con i pneumatici cinesi, e che la cartellizzazione forzata dell’economia, le pressioni politiche a non tagliare i salari e il rafforzamento dei sindacati questa volta non ci saranno. Il che non è improbabile: gli USA hanno già abbastanza problemi senza masochisti al potere.
QUALCHE DATO PREOCCUPANTE – Per verificare quanto detto dal Telegraph, basta spulciare il database FRED: Federal Reserve Economic Data. Sembrerebbe che il giornale inglese abbia ragione. Alcuni segni di tensione, o più semplicemente la totale mancanza di segni di ripresa, sono evidenti sui crediti delle banche commerciali, i prestiti industriali e commerciali, negli investimenti fissi. Si può inoltre confermare che M1, M2 e MZM (money of zero maturity: la somma di M2 e MMMF, meno i depositi vincolati) sono in crisi. In sostanza, l’unico dato aggregato su cui mi sono imbattuto e che va bene è il Dow Jones, che come detto prima potrebbe non essere particola
rmente significativo. E questo senza contare che, nonostante negli ultimi mesi sembrava esserci stata una stabilizzazione della disoccupazione (anche se a livelli molto alti, almeno per gli standard USA), ad Agosto c’è stata un’altra impennata che, anche se potrebbe non significare nulla, non lascia ben sperare.
IL DEBITO PUBBLICO MONDIALE – Se poi si ritiene che non ce ne sia già abbastanza per preoccuparsi, si può dare un’occhiata al debito pubblico mondiale, e ai suoi ritmi di crescita, o magari alla spesa pubblica USA, raddoppiata in un decennio. Fortuna che, dice un noto editorialista del New York Times, si può vivere anche con debiti mostruosi, come quello italiano. Notoriamente, infatti, l’Italia è una storia di successo nel panorama delle politiche macroeconomiche e di crescita degli ultimi decenni.
FUTURO INCERTO – Difficile prevedere cosa succederà. O, meglio, il lungo termine è banale da prevedere: debito pubblico alle stelle, e quindi bassa crescita economica. Il breve termine è meno prevedibile, però, perché potrebbe veramente esserci una ricaduta, oppure potremmo avere un’altra jobless recovery, o una stabilizzazione finanziaria senza crescita economica. Ovviamente c’è la possibilità di una rapida e sana ripresa, ma questa mi sembra, tra le alternative elencate, la meno probabile.













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E' interessante notare che , in tutta questa ripresa, mancano gli acquirenti in teoria più informati sulel reali condizioni aziendali: gli insider, ossia gli azionisti di maggioranza e i dirigenti delle aziende stesse.
di solito quand'è così è brutto segno
DOpo tutte quelle torture di policy, gli indicatori azionari sono economicamente significativi più o meno come i tarocchi. Se gli insider stanno fuori, è segno che non sono il solo a ritenerli tali.
Non solo gli insider stanno fuori, ma stanno liberandosi a mani basse delle loro azioni…
C'è un problema. Se la domanda mondiale “privata” non riparte in qualche modo (che sia ricominciando a consumare i “vecchi” prodotti, o lanciandosi nei “nuovi consumi intelligenti” o grazie a mirabolanti investimenti nella green economy) che cosa si fa? Io temo che il debito pubblico mondiale si espanderà ancora per un pezzo, e che, con buona pace dell'editorialista del Nyt, come dice Pietro, o ci aspetta una bella jobless recovery (sostenibile per quanto?) o una stabilizzazione senza crescita.
Un sorriso economicomico
C.
Ma quanto mi piace leggere LF…
Comicomix: la parte consumi della domanda dovrebbe ripartire quando i consumatori avranno rimesso in sesto i propri conti, cosa che richiederà ovviamente qualche anno; la parte investimenti per fortuna è più rapida a ripartire, perché basterebbe svalutare i beni capitali per far aumentare i tassi di profitto. In sostanza, si tratta di liberare risorse e iscrivere a registro perdite. Di certo non si fa neanche questo in meno di un anno.
Purtroppo si sta cercando di evitare entrambe le cose, e al debito privato si sostituisce il debito pubblico. E' lo stesso errore del 2001, che ha portato ad una jobless recovery basata sul debito e sulle follie finanziarie.
La soluzione c'è ed è facile. Volcker la adottò dal 1980 al 1982. Tre anni di recessione, sgonfiamento dei debiti, riduzione dell'inflazione e ristrutturazione delle aziende. Nessun politico credo avrebbe le palle di prendersi una responsabilità del genere, e veramente mi stupisco che a Volcker l'abbiano lasciato fare, ma a parte la disintossicazione sistemica io non vedo via d'uscita che non si limitino a posticipare il problema. Nel 1980 c'era Reagan e probabilmente ha avuto le palle. Oggi c'è Obama e non è penso che di coraggio ne abbia tanto quanto Berlusconi, purtroppo.