Cosa sta succedendo (davvero) in Afghanistan

19 settembre 2009

Sono passati alcuni mesi da quando è iniziata la ‘nuova strategia’ della Casa Bianca, basata sull’aumento di truppe nel paese al fine di ridimensionare la sempre più aggressiva minaccia talebana. I principali eventi sono state le offensive anglo-americane a sud, in Helmand (NB: una delle principali roccaforti degli ‘insurgens’, da dove quest’ultimi ricavano oltre la metà della produzione mondiale di oppio), e le elezioni afghane. Se da una parte le truppe britanniche e statunitensi hanno inizialmente occupato la provincia senza incontrare molta resistenza (non a caso quest’anno la coltivazione di oppio è calata del 22% ), dall’altra gruppi di talebani si sono spostati verso altre regioni del paese. E qui sono entrati in gioco gli altri contingenti dell’Isaf, tra cui ovviamente quello italiano, impegnato soprattutto a ovest, nella provincia di Farah. Come in tutto il resto del paese, i nostri militari si sono impegnati nella costruzione di nuove basi avanzate (Forward Operating Base – come FOB ‘Tarquinia’, ‘Tobruk’, ‘El Alamein’, ‘Bala Murghab’ e ‘Todd’) al fine di controllare una più ampia porzione di territorio e intervenire più velocemente nel caso le pattuglie afghane si trovino in difficoltà. Perchè, ebbene sì, anche le truppe italiane sono intervenute in combattimenti molto aspri, come le battaglie vicino a Bala Murghab (30 maggio e 10 giugno ) e a Bala Bolouk (25 luglio, 5 ore di scontri). Ma di questo si parla dopo.

In sostanza, mentre i bombardamenti mirati in Pakistan eliminano i caporioni di Al Qaeda e dei talebani (tra le vittime anche il leader di quest’ultimi, Baitullah Mehsud, e un figlio di Bin Laden), le forze Nato stanno cercando di imporre la loro presenza sul territorio afghano: la necessaria conseguenza è l’aumento vertiginoso di attacchi da parte degli ‘insurgens’. Oltretutto, le presidenziali del 20 Agosto hanno incentivato i talebani a maggiori attacchi, sia contro soldati sia contro civili, pur di fermarle. Nonostante 130 attacchi in tutto il paese, i morti (civili e militari) della giornata elettorale sono stati ‘solo’ 26; tuttavia, amputare naso e orecchie a un contadino che voleva andare a votare è stata solo una delle minacce che hanno ridotto l’affluenza al 38,7% – cioè molto meno del 70% delle presidenziali del 2004. Comunque, a fare le spese di questi mesi di tensione sono stati soprattutto Inglesi (22 morti a luglio, 19 in Agosto, 216 dal 2001) e Americani (45 a luglio, 51 in Agosto, 836 dal 2001), ma anche l’Italia ha purtroppo subito dolorose perdite.

E qui entra in gioco il dibattito nazionale del momento: espressioni come ‘ritiro’, ‘missione di pace’, ‘guerra’, ‘tornare a casa’, ‘impegni internazionali’ riaffiorano come sempre fanno quando un soldato italiano viene uccisio o ferito all’estero. Si sa, all’opinione pubblica non importa per cosa si combatte: ‘se non ci scappa il morto si può anche rimanere, altrimenti a casa’. A nessuno piace vedere il tricolore sopra una bara. E tuttavia vale la pena di fare qualche considerazione (ovviamente di parte, sennò che polemica è ?). Che la si chiami ‘missione di pace’ o ‘guerra’, rimane il fatto che laddove si mandino i militari c’è il rischio di morte (altrimenti non si manderebbe gente armata, no ?). La colpa dello stupore generale che segue sempre questo tipo di avvenimenti è ovviamente della politica italiana: mai nessuno che voglia dire agli elettori come stanno le cose e i rischi a cui si va incontro, ma poi tutti pronti a cavalcare lo sdegno emotivo della gente. Cos’è che fanno gli italiani in Afghanistan ? La ‘missione di pace’ consiste nel ricostruire le infrastrutture principali e nel garantire sicurezza alla popolazione civile. E che significa ‘garantire la sicurezza’ ? Significa giocoforza evitare che bande di criminali armati scorrazzino per il paese, violando i diritti dei cittadini e attentando alle vite dei poliziotti e dei soldati afghani: sarà difficile che gli Italiani ci riescano impugnando fiorellini di campo e standose chiusi nelle loro basi. Bisogna anche considerare che non si tratta di una guerra tra stati, ma della lotta tra uno stato (l’Afghanistan), assistito internazionalmente, e il narcoterrorismo.

Chi sono i talebani ? Ci sono molte risposte a questa domanda. Sono quelli che, solo nel 2008, hanno chiuso con la forza 651 scuole e ammazzato 141 insegnanti) . Sono quelli che hanno mutilato il povero Lal Mohammed e gettato acido in faccia a delle studentesse (‘donne che studiano ? non sia mai !’). Sono quelli che hanno fucilato (e continuano a fucilare) persone innocenti, anzi, ‘colpevoli di atti impuri’ . Sono quelli che controllano la maggior parte del narcotraffico afghano. Sono quelli che, prima di Enduring Freedom, accoglievano le basi di Al Qaeda. Sono quelli che hanno rifiutato di consegnare Bin Laden agli Stati Uniti (dopo che ne aveva ammazzato 3’000 cittadini). Quindi, oltre a fare del male al proprio popolo, lo hanno fatto anche a tutti quei paesi (non solo occidentali, si badi bene) che hanno subito attentati terroristici da parte del fondamentalismo islamico. E’ comprensibile tutto il dolore possibile per le vite perse in questa missione, ma non lo è la speculazione politica (che periodicamente abbraccia destra e sinistra, fra l’altro) con cui si grida al ‘ritiro immediato’, con incuranza delle ovvie conseguenze. Ultima considerazione: morirono 6 persone nella strage di via D’Amelio, ma non per questo lo Stato ha rinunciato a combattere la mafia. A ben guardare, gli ‘insurgens‘ non sono altro che dei mafiosi (anche peggio) e il fatto che si trovino in un altro paese, minacciando un altro popolo che non ha ancora gli strumenti per difendersi, non è molto rassicurante (come l’11/9 ci ha insegnato). Se passasse il concetto che sia meglio tenersi un male pur di non dover lottare per debellarlo, allora si arriverebbe a molti paradossi. E come disse il tale: “Chi si aspetta di godere i frutti della libertà deve sottostare allo sforzo di sostenerla”.

Ps: un altro tale ha detto che il conflitto in Afghanistan “è una guerra che vale la pena di essere combattuta”. Ma se non infila uno ‘yes, we can’ nella frase come fa la gente a dargli ascolto ?

18 commenti a Cosa sta succedendo (davvero) in Afghanistan

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  2. stefano

    Cosa sta succedendo in Afganistan?
    In Afganistan sta succedendo che i talebani controllano il 97% del territorio e questo dopo ben 8 anni di guerra, migliaia di morti, montagne di soldi spesi.
    Secondo voi un risultato del genere della politica americana in quel paese cos'e' se non un disastro totale.
    Sembra anche che i talebani dispongano di risorse finanziarie illimitate perche finanziati dalla Cina, la Cina non vede di buon occhio la presenza degli americani nell'Asia centrale, ed a ragioe perche sembra che dietro i disordini in Tibet ed in altre parti del paese ci siano proprio gli americani.
    Adesso secondo voi viste queste premessse, e considerato che mai nessuno nella storia si e' potuto permettere di invadere l'Afganistan per poi farla franca, pensate sia il caso di insistere con questa guerra disastrosa che ha gia' scritto nel suo DNA la sconfitta degli americani?

  3. amadiro

    Il traffico di oppio era stato vietato dai talebani; solo dopo l'invasione americana è ripreso fiorente. L'azione dei talebani per molti versi può essere paragonata alla mafia, sono d'accordo… è strano che a nessuno sia ancora venuto in mente di bombardare la Sicilia.

  4. Enrico Baria

    Per stefano:

    E' stato detto che i talebani sono presenti nel 97% del paese, cosa ben diversa dal controllarlo (lei capisce che, altrimenti, le forze Nato non uscirebbero nemmeno dalle loro basi…).

    Non capisco poi quale sia la logica del suo discorso: il fatto che la 'missione' o 'guerra' (la chiami come vuole) non vada bene significa forse che bisognerebbe rinunciarvi ? Allora anche l'Italia dovrebbe rinunciare a combattere la mafia, visto che è da 150 anni che non riesce a sconfiggerla (il paragone è voluto, visto che il traffico di oppio gestito dai talebani va a finanziare le mafie di tutto il mondo) ? Oppure vuole dire che, dopo la caduta della Francia, l'Inghilterra avrebbe dovuto arrendersi alla Germania nazista ? L'andamento della missione non c'entra nulla con la giustezza o meno della stessa.

    “Se passasse il concetto che sia meglio tenersi un male pur di non dover lottare per debellarlo…”

    Per Amadiro:

    I talebani sono stati al potere dal '96 al 2001, quindi per ben 4 anni hanno finanziato e lucrato sulla produzione di oppio. L'unico anno in cui hanno vietato la produzione è stato per far aumentare i prezzi di vendita, tant'è vero che dalla loro caduta a oggi sono tornati a produrlo in quantità industriale (e il prezzo è tornato a scendere a livelli molto bassi: “il minimo da un decennio a questa parte”, come dice il link che ho messo nell'articolo – ovvero quello che sarebbe successo nel 2000 senza la 'pausa' imposta dai talebani). Quindi evidentemente non si può imputare agli Americani la coltivazione dell'oppio in Afghanistan, considerando che sono tra i pochi che usano i propri soldati per estirparne le piantagioni (i soldati italiani, per esempio, non lo fanno).

    Cmq, lo stato italiano mi sembra 'leggermente' più attrezzato dell'Afghanistan a gestire la criminalità organizzata. Basta pensare che in Italia c'è un poliziotto ogni 185 cittadini e un soldato ogni 195, in Afghanistan rispettivamente uno ogni 375 e uno ogni 333 (escludendo le forze Nato, ovviamente). Senza contare che la mafia italiana non ci prova neanche a lanciare attacchi contro le basi dell'esercito italiano, mentre i talebani hanno i mezzi e la volontà di farlo ogni giorno.

  5. MJ

    Raramente ho letto qualcosa di più semplificatore e banalizzante di questo post.

    Ci sono i talebani, i cattivi e ci siamo noi, i buoni . Anche prendendo per buona quest'ultima divisione manichea delle parti in campo, si tralasciano questioni importanti come la diversa composizione etnica che c'è in Afganistan, il fatto che lì le varie etnìe sono in guerra tra di loro, che persino all'interno delle varie etnìè ci siano divisioni, e che anche queste si combattono tra loro. Ovvero, Pashtuns contro non pashtuns, e divisioni anche all'interno degli stessi pasthuns. E che una parte di questi gruppi vorrebbe una ” secessione” di parte del paese, per creare una zona sotto il loro controllo. E che i talebani stessi non possano essere semplicemente inquadrati come un gruppo monolitico, perchè, pure, ci sono talebani e talebani. Tra l'altro sotto il controllo dei talebani davvero la produzione dell'oppio era diminuita. E non per ” aumnentare il prezzo”, perchè la produzione era semplicemente crollata. E se poi è aumentata è perchè appunto una parte dei ” talebani” che ci son adesso sono diversi da quelli di allora. E che questo dura da ANNI, e che quindi il nostro impegno non è nemmeno solo ” grande”, ma è anche inutile. Perchè su tutto ciò possiamo avere pochissima influenza.

  6. Frank

    Non mi risulta inoltre che qualche paese straniero sia venuto a combattere la mafia per noi (anzi… ma non divaghiamo) essendo questa un nostro problema che chi viene da fuori non può capire né controllare.

    Si stima che i talebani combattenti siano circa ventimila, su oltre trenta milioni di abitanti.
    Un pugno di fanatici deliranti non controlla un paese così grande senza avere un sostegno ampio e capillare da parte della popolazione, e questo scavalca ogni considerazione sull'esito elettorale (farlocco o meno) e sulla crudeltà e arretratezza di questa gente (sulla quale, ci mancherebbe, con me si sfonda una porta aperta).

    Finirà com'è inevitabile, che noi andremo via di lì lasciando tutto com'era prima, più o meno.

  7. Enrico Baria

    Per MJ:

    Mi dispiace se non ho trovato link di soldati italiani/francesi/tedeschi che ricevono ordine di bruciare scuole femminili, di fucilare adultere o di piazzare autobombe in mezzo alla folla, mentre invece ne ho trovati riguardo ai talebani. Cmq forse non ci ha fatto caso, ma in tutto l'articolo non c'è neanche una affermazione del genere 'buoni o cattivi': vengono solo riportati dei fatti avvenuti e, sul finale, qualche considerazione (mi sembra) di buon senso.

    Anche in Iraq c'erano (e, in versione ridotta, ci sono anche adesso) divisioni interconfessionali ed etniche, eppure da un clima di guerra civile si è giunti a una situazione sostenibile dal governo iracheno. E l'Afghanistan di adesso non è lontanamente paragonabile alla violenza settaria che c'era in Iraq fino a metà 2007 (basta guardare un pò di statistiche, insomma).

    Per Frank:

    Come sopra per Amadiro: l'Italia non ha problemi paragonabili a quelli dell'Afghanistan e ha molte più risorse per affrontarli, quindi mi sembra poco sensato chiedersi perchè 'nessuno ci aiuti'.

    La popolazione può fare poco contro bande di guerriglieri armati (i cui metodi peraltro non ispirano molto voglia di fare resistenza) e cmq i talebani non controllano il paese (lei si rende conto che mettere una bomba sul ciglio di una strada non equivale a controllare una città o una provincia).

    Faccio presente che quello che viene detto oggi sull'Afghanistan era un luogo comune per l'Iraq fino a metà 2007. Non dico di essere ottimisti, ma almeno di riconoscere che la 'counterinsurgency' è una materia molto più complessa dei facili paragoni (Vietnam, Afghanistan '79) che siamo abituati a sentire.

  8. Enrico Baria

    Ps (per MJ):

    Come detto sopra, i talebani hanno prodotto 15'000 tonnellate di oppio quando erano al governo, quindi i discorsi del genere “hanno fermato la produzione di oppio per un anno” (dopo che per cinque anni ci hanno lucrato sopra) mi sembra che lascino il tempo che trovano. Non so poi come faccia a dire che i talebani del 2001 non sono gli stessi del 2002 – devo commentare ?!

    Cmq, mentre dal 2000 al 2001 il prezzo del 'fresh opium' è decuplicato (“Afghanistan, Annual Opium Poppy Survey 2001″), tra 1999 e 2000 era avvenuto un calo dai 72 dollari al kg ai 30 $/kg di media (in alcune zone il prezzo ha sfiorato i 10 $/kg) – “Afghanistan, Annual Opium Poppy Survey 2000″. Ognuno può giudicare quindi i motivi del bando talebano – soprattutto visto cosa hanno fatto con l'oppio i talebani stessi dal 2001 a oggi.

  9. mj

    Enrico, qui non c'è la funzione copia-incolla, accidenti. Perchè vorrei riprendere paro paro quello che hai scritto sugli alleati che non attacherebbero i civili, che bruciano scuole, etc.etc. E ribattere: E ALLORA? CHE CAVOLO c'entra col mio discorso? Il punto è che tu parli di possibilità di ” vincere questa battaglia, e hai parlato di DUE sole parti in campo e ioti ho spiegato perchè la battaglia sia molto più difficile da come sembrebbe dalla tua semplicistica rappresentazione buoni-cattivi. Che cosa si può fare quando si confrontano due gruppi etnici-tribali ribelli? Che cosa si può fare quando un gruppo etnico vuole una specie di secessione e per farlo combatte con le armi? Etc, etc…Come potrebbero, gli occidentali, distiguere tra le varie fazioni in lotta? guarda che in tutto questo al Qaeda, il motivo UFFICIALE per cui siamo andati in Afganistan, c'entra poco o niente. Rigardo al paragone con l'Iraq, dimostri ancora una volta di non saper distinguere , perchè in Iraq si è arrivati ad una sostazionale ” tranquillità” con pulizie etniche diffuse ( non ci sono più i quartieri interreligiosi come una volta ) con MURI, e poi, relativamente, con il surge. Che però ha fermato solo momentaneamente le divisioni secolari. Come questo possa applicarsi all'Afgnistan, con i suoi gruppi etnici diffusi in tutto il vasto paese lo sai solo tu. Un altro esempio della tua banale semplificazione è nel tuo mettere tutti insieme talibani come soli possibili produttori di oppio, dimenticando, per esempio, protagonisti come i warlords, che sono i veri controllori della produzione. Tipi come Dostum, che è poi entrato nel governo Karzai, nel nome del cui governo, per dire, noi COMBATTIAMO e mandiamo i soldati a morire. Costoro non hanno nessun interesse ad essere con i talebani, che imporrebbero la ” calma” , cosa che a loro non conviene. Calma indotta dal terrore, vero, ma sempre comunque controproducente per gli interessi dei warlords.E molto altro si potrebbe dire, aldilà del tuo semplicistico pezzo.
    IL fatto che tu non parli per niente di questi altri protagonisti in campo, riducendo il problema alla contrapposizione tra due sole parti in campo, fa capire perchè il tuo pezzo è, al meglio, molto banale.

  10. Frank

    La popolazione può fare poco contro bande di guerriglieri armati

    Dal manuale di controguerriglia del gen. Petraeus


    Isolate Insurgents from Their Cause and Support
    1-105. It is easier to cut an insurgency off and let it die than to kill every insurgent. Attempting to kill every insurgent is normally impossible. It can also be counterproductive, generating popular resentment, creating martyrs that motivate new recruits, and producing cycles of revenge. Dynamic insurgencies also replace losses quickly. A skillful counterinsurgent cuts off the sources of that recuperative power. Some can be reduced by redressing the social, political, and economic grievances that fuel the insurgency. Physical support can be cut off by population control or border security. International or local legal action might be required to limit financial support. As the host government increases its own legitimacy, the people begin to more actively assist it, eventually marginalizing and stigmatizing insurgents to the point where their legitimacy is destroyed. Victory is gained not when this isolation is achieved, but when it is permanently maintained by and with the active support of the populace.

    Dubito che ci sia qualche militare che attribisce così poco peso all'ambiente sociale nel quale la guerriglia opera, come fai tu.

    i talebani non controllano il paese

    Una mappa diffusa pochi giorni fa dal governo afghano parla invece di 40% di territorio controllato o pesantemente “infiltrato” e (vado a memoria) circa 70% di territorio a rischio attentati e azioni varie.

    Questa era la situazione ad Aprile.

    http://www.longwarjournal.org/maps/Afgh-securit...

    Non va esattamente tutto bene.

  11. Frank

    Se usi la funzione “reply” ai commenti (molto comoda, peraltro) il copiaincolla funziona.

    E' un vecchio bug di firefox, usando chrome o safari non ci sono problemi.

  12. Enrico Baria

    Per MJ:

    Il tuo discorso diceva: “ci sono i talebani, cattivi, e ci siamo noi, i buoni”. La cosa ti sembrava 'semplificatrice' e 'banalizzante', quindi ho pensato di scusarmi per non aver trovato fatti che mi permettessero di giudicare 'cattivi' anche i soldati dell'Isaf.

    A parte il fatto che nell'articolo non ho mai parlato di vincere o perdere (non so perchè tu abbia tirato in causa questo discorso), ma cmq il fatto che in Afghanistan esistano altri gruppi criminali (signori della guerra, semplici narcotrafficanti, semplici banditi etc) oltre ai talebani non cambia il fatto che il principale avversario dell'Isaf sia il movimento talebano (cioè quell'insieme di miliziani accomunato da quegli stessi obbiettivi, e i loro fiancheggiatori). Specificare tutte le varie fazioni che passano sotto il nome di talebani non sarebbe servito molto al senso dell'articolo. Inoltre, a fare l'attentato contro gli Italiani sono stati i talebani, non gli 'amici' di Karzai.

    Fra l'altro, vorrei che parlassi in termini meno generici su questi “gruppi etnici rivali” che si combattono. Forse è il caso che tu avverta gli Afghani di questa terribile 'guerra interetnica', visto che finora non hanno fatto molto per avvalorare le tue considerazioni. Non solo le vittime civili (con tutto il rispetto per le singole morti, ci mancherebbe) sono ridicolmente inferiori a quelle di una vera guerra civile (ancora una volta l'Iraq fa da esempio, visto che ha la stessa popolazione dell'Afghanistan), ma fra l'altro l'esercito afghano è composto da tutte le etnie del paese, compresi gli stessi Pashtun che secondo te stanno conducendo una guerra contro le altre etnie. Il fatto che l'insieme dei talebani sia Pashtun e odi le altre etnie non significa che tutta la popolazione Pashtun stia conducendo una guerra interetnica. Al contrario, la popolazione Pashtun è un forte bacino elettorale dell'attuale governo.

    Mi sembra che sull'Iraq ti sfugga che a Baghdad, come in altre parti del paese, i quartieri sciiti sono a stretto contatto con quelli sunniti, e che quindi non ci vorrebbe nulla agli estremisti di entrambe le fazioni per fare stragi come quelle del 2006. Tra l'altro, i muri tra quartieri sono già stati rimossi. Il fatto che il surge sia finito da un pezzo, che le truppe americane si siano ritirate dalle città, che le ultime elezioni abbiano registrato la sconfitta dei partiti confessionali e che la violenza stia continuando a diminuire dimostra che le divisioni secolari evidentemente non sono più così aspre.

    Dimostra, in particolare, che con un maggiore controllo del territorio si può ridurre la violenza (interetnica e non) e ottenere consenso presso la popolazione: quello che è stato fatto in Iraq e che si sta provando a fare in Afghanistan. Si chiama 'counterinsurgency', e i suoi principi sono sempre gli stessi. E' il modo di applicarli che può variare da situazione a situazione.

  13. Enrico Baria

    Per Frank:

    I principi e gli obbiettivi della controguerriglia sono sempre gli stessi: controllo del territorio e consenso tra la popolazione. Non ho citato l'Iraq per dire che bisogna fare esattamente in quel modo in Afghanistan (ovvero piantare piccoli fortini in mezzo ai quartieri di ogni città – in Afghanistan invece si è scelta la via delle Fob, basi avanzate in ambienti spesso rurali), ma per sostenere che non ha senso dire 'la guerriglia non si può battere' o, come ha detto lei, “finirà com'è inevitabile”. Dubito che ci sia qualche militare che dà per scontata la sconfitta sin dall'inizio.

    Guardi bene la mappa che mi ha mostrato: le sembra che la parte rossa (enemy control) sia il 97% del paese, o il 70% o il 40% ? Certo concorderà con me (spero) che un'affermazione del genere

    “In Afghanistan sta succedendo che i talebani controllano il 97% del territorio”

    è palesemente errata. Cioè quello che mi ero permesso di far notare all'utente che l'ha detta. Penso invece che lei abbia visto questa immagine:

    http://www.icosgroup.net/modules/press_releases...

    “The Taliban now has a permanent presence in 80% of Afghanistan, up from 72% in November 2008, according to a new map released today by the International Council on Security and Development (ICOS).”

    Che significa 'presenza permanente' ? Certamente non è sinonimo di 'controllo'. Si potrebbe dire, d'altra parte, che in una percentuale ancora più alta del paese c'è una 'presenza permanente' dell'Isaf. Se si vuole fare un paragone, la presenza permanente dei talebani nel 72% del paese ha comportato nel 2008 che

    «il 74% degli attacchi registrati contro le nostre truppe si sono verificati nel 10% del Paese e riguardato il 6% della popolazione»

    http://www.corriere.it/esteri/08_ottobre_20/afg...

    Nessuno dice che va tutto bene, ma forse è esagerato anche dire che “finirà com'è inevitabile”.

  14. amadiro

    Fatemi capire. Da una parte ci sarebbero circa 20.000 “insorti” (come vengono chiamati nel rapporto) che presumo armati di armi leggere, come bombe a mano e fucili, nascosti nelle caverne, che chissà da quanto non si fanno una doccia.
    Dall'altra una coalizione dei più potenti eserciti della terra, attrezzati con le migliori armi e tecnologie, compresi elicotteri, aerei e satellite spia….

    E dopo 8 anni che combattono non solo non hanno vinto, ma chiedono anche i rinforzi?????

  15. MJ

    Enrico, tu scrivi

    ” A parte il fatto che nell'articolo non ho mai parlato di vincere o perdere (non so perchè tu abbia tirato in causa questo discorso”

    Beh, ma nella parte finale del tuo post avevi scritto

    ” un altro tale ha detto che il conflitto in Afghanistan “è una guerra che vale la pena di essere combattuta”

    Allora forse mi sfugge qualcosa. Perchè il conflitto in Afganistan sarebbe una guerra che vale la pena di essere combattuta” ? Perchè non si ha niente da fare e impiegare in qualche modo il tempo, giusto per fare morire della gente o per vincere?

    ” Specificare tutte le varie fazioni che passano sotto il nome di talebani non sarebbe servito molto al senso dell'articolo. Inoltre, a fare l'attentato contro gli Italiani sono stati i talebani, non gli 'amici' di Karzai.”

    Sarebbe servito, invece, per fare capire la complessità della situazione in campo, quella per cui quei 20000-toh 30000 ” talebani ” dopo tanti anni non siano stati sconfitti e siano invece in netto recupero.

    ” Non so poi come faccia a dire che i talebani del 2001 non sono gli stessi del 2002 – devo commentare ?! “

    beh, sì da commentare ci sarebbe molto. Certro non da parte di chi , appunto, mette i ” talebani ” in un unico calderone”

    Ma qui è inutile discutere, pare. Faccio solo notare che non sono io a fare questa distinzione, ma parecchi analisti. Qualcuno, mi perdonerai, con una conoscenza più approfondita della tua.

    Per esempio, dalla strategia del Generale Crystal

    ” There are no clear lines separating insurgent groups, criminal networks (including the narcotics networks), and corrupt GIRoA officials. Malign actors within GIRoA support insurgent groups directly, support criminal networks that are linked to insurgents, and support corruption that helps feed the insurgency. (pp. 2-9/2-10)”

    Qui il generale distingue, prima di tutto

    1. Tra insorti e insorti.
    2. Tra insorti E network criminali. Dicendo che a volte questi gruppi ” support” l'un l'altro. Oh, tra l'altro, questo prova che insorti-talebani-trafficanti di droga NON sono un tutt'uno, ma sono distinti. Sebbene, come scrive il generlae, talvolta collaborino. Così come a volte sono invece membri del governo che collaborano con gli altri vari gruppi.

    Ancora

    ” ISAF Shortcomings. Afghan social, political, economic and cultural affairs are complex and poorly understood. ISAF does not sufficiently appreciate the dynamics in local communities, nor how the insurgency, corruption, incompetent officials, power-brokers, and criminality all combine to affect the Afghan population. (p. 2-10)”

    Ovvero, non l'hanno ancora capito come funzione, l'Afganistan, stanno ancora a raccapezzarsi. Ecco perchè è importante capire la complessità della situazione in campo. E non stanno lì da ieri o da un anno.

    La cosa è tanto vera che sta comnciando pure a farsi strada la consapevolezza che NON vadano più bene nemmeno gli aiuti umanitari, perchè anche questi peggiorano la situazione.

    http://www.boston.com/bostonglobe/editorial_opi...

    ” Fra l'altro, vorrei che parlassi in termini meno generici su questi “gruppi etnici rivali” che si combattono. Forse è il caso che tu avverta gli Afghani di questa terribile 'guerra interetnica', visto che finora non hanno fatto molto per avvalorare le tue considerazioni.”

    Il numero dei morti è relativo, il punto è se le divisioni possono portare a formare una nazione.

    Ed ecco la situazione in campo

    http://themoderatevoice.com/46837/the-futility-...

    ” ( in Iraq , nota mia )Il fatto che il surge sia finito da un pezzo, che le truppe americane si siano ritirate dalle città, che le ultime elezioni abbiano registrato la sconfitta dei partiti confessionali e che la violenza stia continuando a diminuire dimostra che le divisioni secolari evidentemente non sono più così aspre.”

    Non sono ” più cosi' aspre” perchè , per dire, Bghadada che un tempo era a maggioranza sunnita è adesso a maggioranza sciita. E le enclavi sunnite si sono notevolmente ridotte, nel corso degli anni.

    http://thinkprogress.org/2007/09/06/sunni-shia-...

    Riguardo alla questione Talibani-Oppio, mi limiterò solo a sottolineare il dato che la produzione nella provincia conquistata dalla North alliance è aumentata DOPO la cacciata dei talebani.

    Riguardo alla tua incredulità sulla realtà di ” nuovi modelli” di talebani. Perchè ti sembra così assurdo? Se prendiamo buono il dato REALE che molti si uniscono alla lotta dei talebani per disperazione o perchè costretti , perchè dovrebbe essere così incredibile che qualcuno di loro, non completamente assorbito e preso dalla propaganda, non possa poi, nel corso degli anni, avere sviluppato idee diverse?

  16. Enrico Baria

    “Perchè il conflitto in Afganistan sarebbe una guerra che vale la pena di essere combattuta ?”

    Perchè Obama e i governi occidentali ritengono che lasciare che l'Afghanistan torni a essere governato dai talebani e a ospitare basi di Al Qaeda sia un pericolo per i rispettivi paesi (come diversi attentati ci hanno dimostrato). In aggiunta, la lotta al narcotraffico afghano equivale a combattere gran parte della criminalità organizzata (europea e non) che da questo trae profitto.

    Non c'è, nell'articolo, alcuna 'dritta' grazie alla quale vincere (o perdere) – se avessi voluto darne, avresti potuto, a ragione, dire che dovevo tener conto dei dettagli, delle diversità etc. A meno che non si voglia parlare nel dettaglio su chi siano (o su come combatterli), in genere si evita di elencare tutte le 'gradazioni' degli insurgens. Peraltro riprendo quello che tu stesso hai citato:

    “There are no clear lines separating insurgent groups, criminal networks (including the narcotics networks), and corrupt GIRoA officials”

    Non ci sono chiare linee di separazione tra gruppi di insorti, di criminali e di funzionari corrotti. Ovvero: li chiamiamo tutti 'insurgens' (o talebani), anche se ci sono delle differenze, perchè spesso collaborano tra loro.

    “Il numero dei morti è relativo, il punto è se le divisioni possono portare a formare una nazione.”

    Veramente il numero dei morti (ovvio: relativamente alla popolazione di cui si sta parlando) è utile a capire fino a che punto ci siano delle divisioni e se queste siano talmente gravi da impedire la formazione di una nazione. Dopo aver letto nel tuo link che in Afghanistan ci sarebbero diverse 'guerre civili', andando a guardare i dati del 2008, ho verificato che in un anno sono state uccise poco più di 1100 persone dalle 'forze anti-governative' in tutto il paese e altre 130 legate ad altri fatti di sangue (non direttamente imputabili a insurgens o alla Nato).

    Sull'Iraq ti invito a considerare che :

    1) I dati che presenti sono quelli di luglio 2007 (cioè di 2 anni fa), ovvero immediatamente dopo le violenze del 2006
    2) I quartieri sciiti e sunniti non solo sono a stretto contatto (ed esistono ancora quartieri misti), ma in diversi casi sono gli uni circondati dagli altri. Sarebbe facilissimo compiere ancora stragi.

    Commenterò allora anche il rapporto talebani-oppio.

    http://it.peacereporter.net/articolo/2945/

    Ricapitoliamo un attimo: i talebani sono nati nel '94, sono saliti al potere nel '96 (controllando il 90% del territorio nazionale, in cui veniva prodotto il 96% delle terre coltivate a oppio) e fino al 27 luglio 2000 non hanno posto seri problemi alla produzione di oppio (ma non al commercio, ovviamente, sennò non avrebbero potuto vendere le scorte di oppio prodotte in eccesso l'anno prima). Anzi, vi applicavano ben due tasse: l'usher e la zakat.

    O sono stati illuminati sulla via del proibizionismo (un proibizionismo un pò strano, visto che l'oppio degli anni passati si poteva vendere e consumare tranquillamente), o, secondo altre persone (il link è solo un esempio), il crollo del prezzo dell'oppio dalla media di 50/60 dollari al chilo a soli 30 dollari è stato un convincente motivo a fermare la produzione per un pò e vendere gli eccessi in magazzino (a un prezzo enormemente più alto, 300$/kg, che è diminuito nel corso degli anni e solo ora, nel 2009, è tornato vicino ai livelli del 2000).

    Del resto, lo 'strano proibizionismo' è finito presto: gli stessi talebani che erano al governo dal '96 permisero la semina del papavero nell'autunno 2001, prima dell'invasione Usa (infatti nel 2002 sono state raccolte 3400 tonnellate di oppio). Inoltre il Mullah Omar non è un “nuovo modello” di talebano, è la stessa persona che lucrava sulla droga nel '96 e che ci lucra ancora.

    Quindi spero che mi scuserai se non credo ai talebani proibizionisti per un anno e spacciatori immediatamente prima e immediatamente dopo. Ovviamente è poco credibile che i guerriglieri siano gli stessi che coltivano, raccolgono e trasportano la droga: si limitano ad applicare le tasse coraniche e a difendere le piantagioni, affidando ad altri (i vari signori della guerra, trafficanti etc) il trasporto e l'immagazzinamento. L'Alleanza del Nord aveva piantagioni di oppio nelle zone da essa controllate, ma è difficile che, appena cacciati i talebani dal resto del paese, sia riuscita a raccogliere 3400 tonnellate di oppio dal nulla.

  17. MJ

    Enrico

    ” Perchè Obama e i governi occidentali ritengono che lasciare che l'Afghanistan torni a essere governato dai talebani”

    Stai girando in torno alla questione. Tu scrivi che non vuoi una ” vittoria”, io ti chiedo, allora, cosa si combatterebbe a fare, se non in vista di una vittoria. Nel tuo ragionamento, si vuole vincere, contro i ” talebani sì o no? Se si vuole farlo, non vedo come non si possa dire che si cerca la vittoria. Se vuoi, non chiamiamola ” vittoria” chiamiamola pasqualina.

    Il fatto è che tu hai , implicitamente, richiesto un impegno maggiore. Anche se lo dovremmo chiamare Yes, we can. Io chiedo: per cosa? Se lo sta chiedendo anche Obama, in questi giorni

    “i ’m not interested in just being in Afghanistan for the sake of being in Afghanistan or saving face or, in some way– you know, sending a message that America– is here for– for the duration. I think it’s important that we match strategy to resources.

    What I’m not also gonna do, though, is put the resource question before the strategy question. Until I’m satisfied that we’ve got the right strategy I’m not gonna be sending some young man or woman over there-beyond what we already”"

    E qui viene la mia obiezione al tuo post. Per ” vincere” bisogna avere ben chiaro chi sono i ” nemici” e nel tuo post questi vengono classificati come ” talebani ” e morta lì.

    Invece, dallo stesso MacCRystal vengono importanti distinzioni.

    Tu copi il mio commento

    “There are no clear lines separating insurgent groups, criminal networks (including the narcotics networks), and corrupt GIRoA officials”

    Per concludere che

    “Non ci sono chiare linee di separazione tra gruppi di insorti, di criminali e di funzionari corrotti. Ovvero: li chiamiamo tutti 'insurgens' (o talebani), anche se ci sono delle differenze, perchè spesso collaborano tra loro.

    Non è esattatamente così. IL rapporto chiarisce bene che ci sono gruppi distinti ( dice ” insurgents groups , non insurgents ” ) e che questi COLLABORANO con i trafficati di droga, che foraggiano alcuni funzionari, che foraggiano i vari gruppi di insorti, etc…Questa parte del rapporto è importante perchè appunto chiarisce che talebani e trafficanti di droga NON sono ( sicuramente non sempre ) la stessa cosa . Ed è pure importante per capire che gli interessi sono così intrecciati da non poter distinguere quel nemico contro cui combattere. Tra l'altro, a mio parere chiarisce anche perchè ha ragione chi ha scritto su che andarsene senza vincere sarà ” inevitabile”. Ma questa è la mia opinione.
    Ecco perchè da un pezzo che è un'esortazione ad impegnarsi di più stride questa semplicistica rappresentazione della situazione in campo . Ma hai detto che non era lo scopo di questo post, magari potresti scriverne un altro più completo.

    ” 1) I dati che presenti sono quelli di luglio 2007 (cioè di 2 anni fa), ovvero immediatamente dopo le violenze del 2006
    2) I quartieri sciiti e sunniti non solo sono a stretto contatto (ed esistono ancora quartieri misti), ma in diversi casi sono gli uni circondati dagli altri. Sarebbe facilissimo compiere ancora stragi.

    Non mi risultano significative variazioni di quella composizione etnica dopo quel periodo. E un conto è lottare sapendo che hai attorno un buon numero di tuoi compagni, come era prima delle pulizie etniche e un altro farlo sapendo che sei stato decimato. Come dire, l'animosità viene un po' domata.

    Senza contare alcuni recenti sviluppi raccontati da quest'articolo dell'Economist

    http://www.economist.com/world/middleeast-afric...

  18. Enrico Baria

    Qua urge un riepilogo dei tuoi (e dei miei) commenti precedenti.

    Prima hai detto che l'articolo ti sembrava superficiale perchè non andava nel dettaglio, ovvero non segnalava l'eterogeneità di quelli che io ho chiamato genericamente 'insurgens' o 'talebani'. Al che ti ho risposto che non era questo lo scopo per cui ho scritto l'articolo, non volendo fare una panoramica completa del conflitto o dare pareri su come combattere la guerriglia (cmq ti ringrazio per l'invito costruttivo che mi hai fatto – scriverne uno più completo – e, nel caso in cui lo faccia, cercherò di informarmi adeguatamente proprio per rispetto ai lettori come te). In un periodo in cui tutti si lamentano su come mai muoiono soldati in una 'missione di pace' ho tentato di far capire quali sono gli obbiettivi e gli oneri della missione afghana. Ma tu hai ribattuto:

    “Il punto è che tu parli di possibilità di vincere questa battaglia…”

    Ma non l'ho mai detto. Al che mi hai chiesto:

    “Perchè il conflitto in Afghanistan sarebbe una guerra che vale la pena di essere combattuta ?”

    Anche in questo caso ho tentato di risponderti. Tu mi hai risposto così:

    “Tu scrivi che non vuoi una ” vittoria”. “

    Dove l'ho scritto, scusa ? Ovviamente mi auguro che venga sconfitta la criminalità, in Afghanistan come nel resto del mondo. E certamente, se è necessario, mi auguro un impegno maggiore da parte internazionale. Ma non ho scritto questo, nè il contrario, nell'articolo. Facci caso: ho detto (brevemente) in che consiste la nuova strategia, citato alcuni interventi italiani, fatto considerazioni sulla natura della missione ed elencato una serie di crimini commessi dai nemici della stessa. Sta poi a chi legge decidere se è d'accordo nel continuare la missione o nel ritiro.

    E, visto che la gente è molto attratta dalla retorica obamiana, mi sono lasciato scappare una piccola polemica sul fatto che, quando si tratta della guerra in Afghanistan, Obama non è più l' “uomo della provvidenza”.

    L'articolo dell'economist è senz'altro interessante, però non parla di violenza settaria o guerra civile.

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