Perché è giusto che l’aborto sia protetto
di Chiara Lalli - 19/06/2012
Come si difende una legge o una posizione morale? Costruendo argomenti non fallaci e che resistono alle obiezioni, un po’ come un avvocato costruisce la difesa del suo assistito.
A contare è l’argomento e non chi lo sostiene. L’argomento d’autorità (“X è vero perché lo dice Y”) non funziona. Nemmeno appigliarsi a qualche fonte superiore, come un dio o una legge morale universale fissata da qualcuno. Già da secoli il dilemma di Eutifrone ha bloccato questi tentativi. La razionalità è il nostro dominio di scontro e il criterio per decretare il vincitore.
Offrire un argomento ha dei vantaggi, ma è più faticoso del dire “io c’ero”. Non esclude la presenza di testimonianze o di argomenti emotivi, che possono essere utili e magari facilitare l’empatia nell’uditorio. I vantaggi stanno nel potere di persuasione – anche le testimonianze possono averlo, ma è un potere molto più fragile. Per questa ragione la difesa di Lella Costa della 194 è una testimonianza e non una difesa in senso forte, anche se potrebbe sembrare il contrario dall’attacco: “La legge 194 è una buona legge”. E per questo è pericolosa, perché facilmente impugnabile dagli oppositori. Potremmo dividere gli uditori della testimonianza della 194 di Costa in 3 tipologie. Chi è già convinto che la 194 vada difesa: la lettura sarà superflua, magari avrà voglia di scrivere che è meglio argomentare che limitarsi a testimoniare.
Chi è indeciso, perché non sa e perché non riesce a costruire ragioni forti per una posizione o l’altra: la lettura sarà scarsamente utile a tal fine, o meglio potrebbe servire a convincere ma non a difendere (vedi tipologia 3). Chi è contrario: costui potrebbe demolire facilmente la difesa della 194 se messa in questi termini. Sarebbe come entrare nell’accampamento nemico mentre tutti dormono. Costa non tira fuori una sola ragione forte per difendere la possibilità di abortire legalmente: che sia doloroso o che serva rispetto sono descrizioni emotive, ma un detrattore della 194 potrebbe agilmente demolire la liceità dell’aborto. Perché? Perché molte altre azioni sono dolorose e meritano magari rispetto, ma non potremmo aspirare a farle essere legali o moralmente ammissibili. Perché nulla si è detto sullo statuto embrionale e nulla sui diritti e sui conflitti che dobbiamo affrontare quando una donna decide di interrompere una gravidanza.
Fermarsi sul piano emotivo (“ci sono passata due volte”) è rischioso. Se non segue una difesa razionale, il castello di carta crolla al primo sospiro. Ecco perché è necessario costruire argomenti razionali da poter difendere di fronte a chi la 194 vorrebbe eliminarla, a chi vorrebbe rendere l’aborto illegale e farlo affondare in una condanna morale senza appello. A chi in nome della difesa della vita (prolife) vuole cancellare la scelta (nochoice) rianimando argomenti che puzzano di muffa. Il diritto è una protezione formale (una donna può interrompere la gravidanza in determinate circostanze), le motivazioni e le ragioni di ogni donna non si possono appiattare e ridurre alla tua, offerta come esempio universale, accompagnata da un sorriso paternalistico. Gli stati mentali e i vissuti delle donne non coincidono solo perché hanno abortito, cioè hanno compiuto la stessa scelta. E questo è il punto da difendere: la scelta.
Ogni donna deve poter scegliere. Judith Jarvis Thomson lo ha spiegato molto bene 40 anni fa in un articolo che ancora in molti non hanno letto (A Defense Of Abortion, 1971, Philosophy & Public Affairs, 1, 1).
Caterina Botti, molti anni più tardi, scrive (Sull’aborto, 2009, Iride): “la questione dello statuto morale dell’embrione è mal posta, se posta in modo indipendente dalla donna, e che uno dei pochi modi che abbiamo di risolvere la questione dello statuto morale dell’embrione sia quello di volgerci alla donna che lo porta in grembo. In questa ottica, l’aborto non è dunque un atto immorale, ma al contrario un gesto o una scelta che nasce da un contesto di inevitabile e peculiare responsabilità”. Anche la Corte nel 1975, nella sentenza che ha depenalizzato l’aborto e ha preceduto la legge 194, aveva centrato il bersaglio: il bilanciamento tra diritti nella peculiare e unica situazione che è la gravidanza. “La scriminante dell’art. 54 c.p. si fonda sul presupposto d’una equivalenza del bene offeso dal fatto dell’autore rispetto all’altro bene che col fatto stesso si vuole salvare. Ora non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare.”
Se una donna è incinta non è moralmente possibile costringerla a portare avanti la gravidanza. Sarebbe anche di fatto difficile farlo: la si controlla a vista? La si mette in una clinica o in prigione? Non ci si può dimenticare che la protezione dell’embrione o del feto passa sopra all’autodeterminazione della donna e le sue decisioni non possono essere ignorate. Significativo, al riguardo, il caso di Samantha Burton sul New England Journal of Medicine di pochi giorni fa (Court-Ordered Care — A Complication of Pregnancy to Avoid, june 14, 2012): “why should pregnancy diminish a competent adult woman’s right to refuse care? Citizens have no legal duty to use their bodies to save one another; even parents have no such legal duty to their children. It follows, then, that “a fetus cannot have rights in this respect superior to those of a person who has already been born” (In re A.C.).”. Prima di tutto quello rimane il corpo su cui abbiamo la possibilità di scegliere. Si può scegliere in molti modi diversi. Anche di non curarsi e di lasciarsi morire pur di portare avanti una gravidanza. Anche di interrompere una gravidanza.
Avere la presunzione di parlare a nome di tutte le donne – dal punto di vista emotivo e non giuridico, quello si deve fare perché dovremmo essere tutti uguali sul piano dell’accesso a un servizio – somiglia alla negazione della scelta, la cui diversità deriva precisamente dalle differenze individuali. Differenze che valgono anche sulla reazione all’aborto.
Assumere che tutte le donne che abortiscono vorrebbero quel figlio è cieco paternalismo, è una forma di quella stantia identificazione tra donna e madre. Madre sempre e comunque. Leggere farebbe bene: si scoprirebbe che molte donne scelgono. A volte è doloroso, inconsolabile, a volte conflittuale, altre è una liberazione. Se si è così ciechi da non vederlo, si continua a sventolare il fantasma del dramma sempre e comunque. Del dramma intrinseco, cancellando tutto il resto.











Buon articolo.
Masse di pacifisti che si indignano per ogni aereo che parte a bombardare, sapendo che ucciderà almeno un uomo…masse di pacifisti (che per l’occasione vengono etichettati come gruppo sostenitore di partiti politici di sinistra) che non si indignano se un feto, senza reati e che sicuramente sarà un uomo per semplice naturale evoluzione (indipendentemente che sia prodotto dalla violenza carnale di un maniaco sessuale, o da un miliardario che si compra le prostitute e le mette incinte), viene giudicato da terzi ed ucciso.
Adoro i militanti politici italiani… adoro la loro ipocrisia.
Meno male che c’è l’adozione. Sarà per questo che esiste la 194…per l’adozione.
^_^”
Complimenti per l’incipit. Dimostra logica e raziocinio su media ed opinionismo.
Hai capito tutto della questione dell’ interruzione di gravidanza, eh…
Dimenticavo: indipendentemente che sia prodotto dalla violenza carnale di un maniaco sessuale, o da un miliardario che si compra le prostitute e le mette incinte o da una valletta dello spettacolo che l’ha data per fare carriera a Colorado Caffè
L’alternativa all’aborto legale non è uno stuolo di neomamme provette che cullano amorevolmente il bambino che prima, per motivi personali diversi che non spetta a nessuno sindacare, avrebbero abortito: l’alternativa all’aborto legale sono i ferri da calza delle mammane, sono le donne morte per un raschiamento clandestino malfatto, sono le donne che rischiano la vita e la galera perché abortiranno comunque; perché l’aborto, e questo lo sanno benissimo anche gli antiabortisti, è sempre esistito, e casomai la sua legalizzazione è servita a farne crollare drasticamente il numero.
Mi aspetto sempre di vedere i paladini antiabortisti fare campagne a tappeto per l’incentivo all’uso di pillola e profilattico, che sono oggettivamente un ottimo modo per prevenire le gravidanze indesiderate e, quindi, i relativi aborti, ma da questo lato incontro un silenzio assordante. Perché? Perché è più comodo fare finta che il problema non sussista, e che sia sufficiente dire “vietiamo l’aborto” per far smettere magicamente le donne di abortire. Nascondiamo la polvere sotto il tappeto, guardiamo altrove, così il problema smette di esistere. Questa è nient’altro che un’illusione, la storia è lì a dimostrarcelo, e l’illusione si alimenta del fanatismo di chi pretenderebbe di porre la propria ideologia o la propria religione come strumento di controllo della vita e del corpo di altre persone.
casi di maternità non voluti:
1) famiglia povera che non si può permettere contraccettivi e nemmeno un figlio: soluzione aborto
2) donna violentata da sconosciuto senza preservativo: soluzione aborto (il colpevole è il padre, la pena la paga il figlio per il bene della madre)
3)prostituta costretta a farlo senza profilattico per euro in più da vecchiardi dal gulo flaccido: soluzione aborto (esempio: vedi la compagna di stanza di Ruby che facendo la prostituta è rimasta incinta, e mentre era in ospedale, Ruby le fregò i soldi/documenti, tanto da costringere l’inquilina alla denuncia dai carabinieri…e così cominciò tutto il rubygate)
4) velina che vuole fare carriera in tv e deve fare sesso senza preservativo da un milionario proprietario di tv: soluzione aborto
5) amanti incauti che cornificano i partner e non vogliono essere scoperti per non dover perdere denaro con un divorzio: soluzione aborto.
una buona fetta di motivi che portano alle gravidanze indesiderate di chi sono colpa? dei figli che verranno o dei genitori?
Questo è il problema.
caso 6) grave malattia genetica o malformazione congenita che lascia al feto una aspettativa di vita che varia da 2-3 ore a 5-6 anni di dolorosissime terapie (fibrosio cistica? Anemia falciforme? spina bifida? acefalia? scegli tu)
caso 7) preservativo rotto, lavoro a tempo determinato rinnovato ogni 6 miesi, se sei incinta non ti rinnovano il contratto, sei senza soldi, il gentile padrone di casa ti sbatte fuori, e poi che fai?
caso 8) sei malata. Se non fai le cure, muori. Se ti curi hai fortissime possibilità di perdere il bambino, o di partorirlo gravemente deforme. Che fai? Muori tu lasciando gli altri figli orfani e il marito vedovo, o sacrifichi il bambino? E se lo fai anscere, pensa come i suoi fratellini maggiori lo ameranno, pensando che per farlo nascere, la mamma è morta!
Per quanto riguarda il caso 2, e della donna cosa diciamo? Pensi che sia paicevole portare in grembo il figlio di uno stupro? Come pensi che verrà guardata una ragazzina 15enne incinta, dopo che un branco di animali su due gambe (non sono degni di essere chiamati ragazzi) l’ha violentata? Pensi che verrà compatita? O che verrà stigmatizzata? pensi che sia felice di vedere il suo giovane corpo cambiare, di doversi assumere l’onere di una gravidanza, prima ancora di essere diventata adulta?
Per i casi 3 e 4, lì è una questione di educazione all’amore (insegnare fin da piccoli che il sesso va fatto per amore, non per soldi o carriera), di rispetto de corpo femminile (la mercificazione del corpo femminile è una questione che andrebbe dibattuta a parte).
per il caso 5, di solito gli amanti cornificatori usano le precauzioni, anche perché è più pratico che andare ad abortire (pensi che sia una cosa che si fa in due ore, mentre dici che vai a fare shopping?)
TheQ, ho l’impressione, forte, che tu sia un uomo, che non capisce NULLA di cosa significa per una donna il sesso, l’amore, la gravidanza, la maternità; le pressioni sociali, le aspettative che la società pone sulle nostre spalle, tutti i doveri calati dall’alto e i diritti negati.
Tu vuoi mettere i diritti di un embrione, che è un essere umano IN DIVENIRE, avanti a quelli di una ragazza o di una donna, che esseri umani LO SONO GIA’, con i loro desideri, sogni, bisogni e aspirazioni.
Fammi un favore: vai da tua figlia o da tua moglie, guardala negli occhi e dille “sei solo una vacca che deve fare figli, non importa cosa pensi tu, i feti vengono prima delle tue aspirazioni, delle tue aspettative, dei tuoi desideri, persino della tua salute. Non mi frega se ti violentano, se rischi di morire, se questo figlio tu non lo vuoi: il tuo dovere è partorire con tutte le tue forze, perché tu vali meno dell’ammasso di cellule che hai in grembo”. Ti sembra una cosa disgustosa da dire a una donna? beh, combattendo la libera scelta delle donne di poter o meno abortire, è ESATTAMENTE quello che stai dicendo, a TUTTE le donne. (PS: il calcio nei testicoli è garantito in 0,2 secondi)