di Luca Vinci
postato alle 10:26 del 1 Settembre 2008 in EconomiaTorna alla home

L’intervento del governo per salvare la compagnia aerea italiana ha un netto sapore dirigista e solleva parecchi dubbi. Le nuove regole proteggono il manager e il commissario straordinario, favoriscono gli azionisti e danneggiano i creditori. Cosa farà l’Unione Europea?

Giovedì 28 agosto 2008, una data da ricordare, o da dimenticare. In questo giorno il consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge ed un disegno di legge di delega al governo in materia di concorrenza e di procedura concorsuale dal sapore dirigista. Intervistato da Radio24 Bersani accusa il governo che, per salvare Alitalia, sta “impostando una nuova normativa sulle procedure di crisi aziendale introducendo novità per derogare alle norme sulla concorrenza”. Il comunicato del governo recita così: “L’intervento ha l’obiettivo di razionalizzare un aspetto estremamente delicato ed importante della vita economica del Paese, disciplinato da un quadro normativo stratificato e concorrente, tale da ingenerare facilmente incertezze in sede interpretativa ed applicativa”. Ovviamente l’obiettivo lo conosciamo bene, ed è quello di evitare che i libri contabili di Alitalia finiscano in tribunale, mandando in fumo tutte le promesse da campagna elettorale sullo splendido futuro di una compagnia aerea italiana.

DUE PICCIONI… - Un pacchetto di norme messo in piedi ad hoc per mantenere in vita Alitalia (e AirOne), come fosse interesse di tutti. Proprio per questo ovviamente tutti pagheranno le spese di questo mantenimento in vita. Il CdM con il decreto legge n. 134/08 ha così avviato la privatizzazione di Alitalia, e visto che c’era ha anche iniziato una pesante riforma dell’amministrazione straordinaria (oggi disciplinata dal decreto legislativo n. 270/99 e dalla legge Marzano). Ancora una volta viene fatta una legge su misura in presenza di una crisi aziendale, così come la legge Marzano venne fatta per la Parmalat. Ora l’impresa in crisi è Alitalia - il cui cda ha dichiarato venerdì lo stato di insolvenza - e il governo provvede, giusto in tempo: in una nota del cda Alitalia si scrive che “Alitalia ha richiesto, in conformità alle determinazioni assunte in data odierna dal consiglio di amministrazione della compagnia, l’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria di cui alla Legge 18 febbraio 2004, numero 39 e successive modificazioni, da ultimo con il decreto legge 28 agosto 2008,n.134″. Quali sono le novità?

LA NUOVA BANCAROTTA - Le nuove regole riguarderanno le grandi imprese che operano nei servizi pubblici essenziali. La finalità è quella di mantenere intatto il valore economico e produttivo dell’azienda attraverso anche la cessione di complessi aziendali, senza dover per forza passare da un programma di risanamento. Quindi il commissario straordinario non è più obbligato a presentare un piano di ristrutturazione e potrà procedere con un’ampia libertà. In presenza di imprese di grandi dimensioni è indispensabile una flessibilità che permetta al commissario di avere un quanto più ampio ventaglio di possibilità di scelta; è quindi condivisibile la scelta del legislatore di stabilire solo lo scopo che la procedura deve raggiungere, tuttavia vi sono altri punti meno condivisibili, se non proprio criticabili. Con la nuova legge Marzano il concetto di imprese di gruppo viene ampliato per potervi comprendere anche quelle imprese che hanno rapporti contrattuali, di fornitura di servizi strumentali all’attività, in via sostanzialmente esclusiva con l’impresa madre. Deus ex machina saranno il presidente del consiglio dei ministri e/o il ministro dello sviluppo economico che avranno l’onere di aprire la procedura e nominare il commissario straordinario (la determinazione delle condizioni del suo incarico potrà essere fatta anche in deroga alla normativa vigente).

E IL LIBERISMO? - Il commissario tramite procedura privata potrà individuare i compratori degli asset, da subito potrà vendere i rami ancora fruttuosi dell’albero morente (si spera a prezzi di mercato), e i compratori non saranno responsabili per i debiti sorti prima del trasferimento. Per evitare di piangere sul latte versato viene esclusa la responsabilità anche di amministratori e sindaci di Alitalia (e delle controllate) per il periodo antecedente al 18 luglio 2007, riducendo in tal modo la tutela dei creditori. Per concludere in bellezza la lista delle esclusioni di responsabilità, anche il commissario viene protetto da conseguenze di carattere penale e da possibili azioni revocatorie dei propri atti. Non potrà quindi essere accusato per condotte indebite o ingiustificate che dovesse eventualmente tenere nel corso della procedura, se l’amministrazione straordinaria non si chiude col fallimento. In questo modo manager e commissario vengono messi al riparo dal rischio di contestazioni di carattere penale per le loro attività volte a “salvaguardare” il patrimonio dell’azienda. Per il caso Alitalia queste novità si traducono nella possibilità per il commissario straordinario Augusto Fantozzi di vendere il vendibile - come slot, marchio, quei pochissimi aerei nuovi - e liquidare tutto ciò che non può essere risanato. Il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola potrebbe anche autorizzarlo a dare in affitto alcuni beni o rami aziendali, il tutto sotto un imponente scudo che proteggerà il commissario straordinario da eventuali azioni revocatorie da parte dei creditori. Se nonostante la possibilità di non farlo, Fantozzi dovesse decidere di presentare un piano di risanamento, dovrà stabilire i requisiti minimi che i possibili acquirenti dell’impresa in crisi dovranno soddisfare, acquirenti che sarà possibile individuare anche successivamente all’approvazione del piano. Tutti questi nuovi poteri del commissario non vengono bilanciati dalla responsabilità delle proprie azioni. A tutte queste novità si aggiunge qualche deroga alla concorrenza.

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