Sri Lanka, sotto le bombe senza sangue e medicine

19/09/2009 - Damilvany Gnanakumar, testimone del sanguinoso conflitto da un ospedale Tamil e detenuta per mesi in un campo, oggi racconta la sua storia. La giovane madre era in piedi dall’ altra parte della strada, teneva stretto il suo bambino. Morto. Damilvany

     
 

di

Damilvany Gnanakumar, testimone del sanguinoso conflitto da un ospedale Tamil e detenuta per mesi in un campo, oggi racconta la sua storia.

La giovane madre era in piedi dall’ altra parte della strada, teneva stretto il suo bambino. Morto. Damilvany Gnanakumar la guardava tentare di prendere una decisione mentre tutto intorno a loro migliaia di persone si facevano strada fra corpi disseminati lungo la strada, nel disperato tentativo di sfuggire alla guerriglia. “La madre non poteva portare con sé il bimbo morto e nello stesso tempo non voleva lasciarlo lì. Non sapeva cosa fare. Alla fine, sotto il bombardamento, migliaia di persone si precipitavano al riparo e correvano, e spingevano. Lei non ha avuto scelta. Ha dovuto lasciare quel corpicino dall’ altro lato della strada. Ed io pensavo : cosa ha fatto di sbagliato la gente ? Perché stanno passando tutto questo ? Perché gli organismi internazionali non ne parlano ? Sto ancora aspettando risposte”.

L’ INFERNO - Quattro mesi più tardi, Gnanakumar, seduta sul divano in pelle del salotto della casa di famiglia a Chingford nell’ Essex, rivive gli ultimi giorni della brutale guerra civile nello Sri Lanka . Per buona parte di quei quattro mesi, la giovane laureata inglese è stata tenuta prigioniera dietro un filo spinato in un campo di prigionia insieme con altre 300000 persone. E’ stata rilasciata nelle scorse settimane grazie alle pressioni sostenute dalla stampa inglese. In particolare dal The Guardian. L’ultima volta che aveva parlato pubblicamente del conflitto, era stato dall’ ospedale dove lavorava, in una piccola enclave al di fuori della zona di guerra nel nord-est del Paese. Poi la Guardia Nazionale aveva circondato la piccola striscia di terra dove i sopravvissuti fra i guerriglieri Tamil resistevano e dove centinaia di migliaia di civili erano diventati rifugiati. Lei era disperata, una bomba aveva appeno distrutto l’ ospedale e c’erano dozzine di morti. “Era come l’inferno”, racconterà più tardi.

LE TIGRI TAMIL - Gnanakumar faceva parte di un piccolo gruppo di medici che curavano i feriti e raccontavano al mondo quello che succedeva dietro le linee di guerra. Provava a rimanere viva mentre intorno a lei morivano in migliaia. Di notte dormiva in un bunker scavato nella sabbia. Durante il giorno aiutava i feriti in ospedali di fortuna, schivando bombe e proiettili, mentre i medici cercavano di operare con coltelli da macelleria e anestetico diluito. E la sua testimonianza è un pesante attacco alle proteste del Presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapakse, che ha deciso di sconfiggere le Tigri Tamil versando un mare di sangue innocente. Nata a Jaffna nel nord dello Sri-Lanka ( a maggioranza Tamil ) nel 1984, si era trasferita in Inghilterra dopo dieci anni e non era più ritornata nel suo Paese. Però dopo una laurea in biomedicina era arrivato il momento di fare qualcosa. Di dare una mano. Così era ritornata a Colombo, ospite di alcuni parenti. Fino al Giugno del 2008 c’erano solo piccoli segnali di pericolo. Poi la situazione cominciò a precipitare. Le Tigri Tamil del Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE) pensavano ancora di poter negoziare un cessate il fuoco, come era già avvenuto in passato, ma il Governo aveva un’altra idea. Voleva distruggerli. Prima dell’ arrivo delle forze di terra, c’erano dei regolari raid aerei, ma all’arrivo dell’ artiglieria pesante è cominciato il dramma dei profughi costretti a fuggire.

BOMBARDANO L’ OSPEDALE -Pioveva e tu potevi vedere per la strada sangue ed acqua scorrere insieme e corpi lasciati per terra perché non c’era nessuno che poteva dargli un nome. Ovunque ti fermavi dovevi costruire un bunker sotterraneo. Come il fronte avanzava, così costringeva una popolazione di 300mila persone a scappare. Negli ospedali di fortuna non c’era niente, eppure dovevi aiutare 500 persone che arrivavano ogni giorno. Curarli senza medicinali. Guardavo un bambino di sei anni. Bisognava amputargli braccia e gambe e non avevamo che un coltellaccio. Lo abbiamo fatto con quello e lui piangeva, piangeva. Un giorno hanno bombardato l’ ospedale. Ero in sala operatoria e pensavo : ok sto per morire, è finito tutto. Invece distrussero la stanza accanto uccidendo medici e pazienti. Negli ultimi cinque giorni morirono circa ventimila persone, ma probabilmente, in una guerra che in tre anni ha ucciso più di centomila persone la stima reale dei morti non sarà mai conosciuta”.

I CAMPI DI PRIGIONIA – Nel frattempo, tutti i sopravvissuti all’ assalto finale erano stati ammassati all’ interno di campi militarizzati messi in piedi dal Governo per tenerci la popolazione fino alla resa finale dei guerriglieri. Non c’era cibo nei campi e le condizioni di vita erano terribili. Molti si suicidavano, altri sparivano nel nulla. Anche Gnanakumar vi era stata portata e aveva perso qualsiasi contatto con i suoi amici. Fino alla sua resa e a quella telefonata a casa “mamma, tirami fuori di qui”. Fu così che le autorità inglesi contattarono l’ UNHCR, fu fatta spostare in un campo dove era permesso ricevere visite dagli osservatori esterni. “Ero lì quando arrivò il Segretario dell’ Onu Ban Ki-moon. La sua visita è durata dieci minuti. Perché non ha chiesto di parlare con i prigionieri ? La gente si aspettava molto da lui. Ci ha delusi”. Gli ufficiali affermarono che la ragazza sarebbe stata trattenuta un paio di giorni. Ma poi le 48ore divennero tre giorni e poi settimane e mesi durante i quali fu interrogata per cinque volte. La telefonata che annunciava la sua liberazione è arrivata solo la scorsa settimana. “Sono felice ed orgogliosa di aver salvato vite umane. E non credevo di poter essere ancora viva dopo quello che ho visto”. Le autorità dello Sri-Lanka a Londra continuano a negare il massacro dei civili. E affermano che Gnanakumar sia stata assoldata dalle Tigri Tamil “ il Governo sta continuamente assistendo i profughi srilankesi”.

Come dargli torto ?

     
 

8 Commenti

  1. Cocci Inthenet scrive:

    Al confronto mi sento una formica

  2. Leftorium© scrive:

    Cambiano le facce, il colore della pelle, la scenografia ambientale e, spesso, la rilevanza che ne danno i media. Ma la guerra è sempre la stessa. Un orribile passo a ritroso dell'umanità.

  3. Frank scrive:

    Qui tutto è a posto, e fa anche pandan. :D

  4. Pingback: Fini querela sul serio « Blog del circolo online del PD “Barack Obama”

  5. tutto a posto un par de palle. Leva quella foto o ti denuncio.

  6. Frank scrive:

    Alle nostre lettrici piace, a te no.
    Mi preoccuperei del contrario.

  7. makia scrive:

    @Alessandro e Frank
    questo post(o) non è una chat :D

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie