Marchionne: “Fate la carità alla povera Fiat!”
16/09/2009 - L’a.d. del Lingotto torna a chiedere incentivi al governo italiano. Rinverdendo così la consuetudine dello slogan “Dal contribuente al consumatore”. Anche stavolta finirà come sempre Sergio Marchionne avrebbe dovuto essere il redentore della Fiat. Ci ha provato, ma recentemente ha
L’a.d. del Lingotto torna a chiedere incentivi al governo italiano. Rinverdendo così la consuetudine dello slogan “Dal contribuente al consumatore”. Anche stavolta finirà come sempre
Sergio Marchionne avrebbe dovuto essere il redentore della Fiat. Ci ha provato, ma recentemente ha scoperto i vantaggi dello stile Agnelli, quella versione con l’erre moscia del chiagni e fotti che tanto piace agli italiani e, forse, agli americani tendenza Obama. Il dubbio era già sorto al momento dell’affare Chrysler: un affare per i sindacati e, forse, per la Fiat; una solenne fregatura per il bilancio americano, che nel frattempo si beveva anche la palla degli incentivi alla rottamazione e lo trasformava, con un colpo del market geniale che ha fatto grande una certa America, nel “cash for clunkers” in favore dell’ambiente. Sino a quando le speranze per FIAT risiedevano nel turnaround, Marchionne è stato quello di sempre; la crisi ha però riportato in auge quegli aiuti di stato che il governo berlusconi aveva in precedenza negato, questa volta su scala mondiale. E Marchionne, da uomo d’affari d’altri tempi, ha compreso che gli USA erano un mercato vergine; non per le automobili, ma per il vero prodotto di punta di casa Agnelli, il capitalismo parassitario tipico delle economie “miste”, parasocialiste. Dalle prime mosse, Obama non ha speranze.
NON E’ TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA – Palle. La triste realtà è che i numeri attuali sono ancora un’ombra del passato; che Chrysler non riesce a produrre abbastanza perché sa di non poterlo fare. E quindi, ecco l’uscita di Marchionne, in puro stile Fiat: l’arroganza che si alterna all’allarmismo, per nascondere il piagnisteo e ottenere così elemosina senza dover piegare la schiena. Un attimo prima, ci si vanta che Chrysler non ha ormai la capacità produttiva per soddisfare la domanda da incentivi, tanto grande è stato il successo. Subito dopo, ecco che si dice che gli incentivi vanno ampliati e rinnovati, quasi fosse un dovere, una precisa politica di welfare ormai ineludibile. Come è possibile che si debba continuare a sostenere la domanda per salvare i costruttori, quando essa sarebbe maggiore della capacità produttiva da parte del settore? Si tratta di un controsenso, a meno che non si consideri il fatto che Chrysler come Fiat, non è il produttore più efficiente.
E DALLE TASCHE DEI CITTADINI – Ma, spesso, gli incentivi non bastano. Dopotutto è periodo di magra un po’ per tutti. Ecco allora l’idea geniale dei Bond Fiat. Shekerato, non mescolato, è stato il cocktail vincente dell’autunno. Otto miliardi di ordini per un investimento considerato rischioso e conseguentemente con un rating basso. Titoli considerati spazzatura eppure che a un giorno dalla loro collocazione in borsa hanno mostrato già successo. Merito, si dice, tutto delle banche. Che sono ben abituate a comprare titoli con il naso turato.
UN’OFFERTA CHE NON POTRAI RIFIUTARE – Insomma, se in Italia le resistenze della Lega all’ennesimo salvataggio della Fiat e soprattutto le corde strette sui borsoni di Tremonti non garantiscono quello che generosamente è stato elargito finora, non c’è nulla di meglio che esportare la truffa della vendita della Fontana di Trevi direttamente in America. Anche se, da buon padrino dell’automotive non poteva mancare una frecciata a chi oggi sta lesinando dobloni: “Il livello di intervento sul mercato dell’auto da parte del Governo Usa e’ stato molto più ragionevole e riflessivo di quanto successo in Europa dove non è stato compiuto alcun tentativo di razionalizzare impianti e capacità produttiva”. Obama meglio di Berlusconi e della Merkel, e giusto per rincarare la dose, che si sappia di chi sarà la colpa nel caso la Fiat licenziasse qualche migliaio di dipendenti: “gli incentivi all’auto devono essere rinnovati anche nel 2010 per il bene del Paese, altrimenti sarebbe disastroso”. Ma non c’è fretta. “è un discorso da farsi ma e’ troppo presto. E’ solo settembre, stiamo aspettando”. Magari cade il governo, chissà. Montezemolo sarebbe pronto a sacrificarsi per il bene delle azien…degli italiani.
(Ha collaborato John Christian Falkenberg)













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La “socializzazione” delle perdite, direi, che è un marchio di fabbrica di casa Fiat almeno quanto quello della 500.
Sarà interessante vedere l'atteggiamento della Lega. A parole sempre contrari allo statalismo assistenzialista ma nei fatti, poi, sempre accondiscendenti a questo genere di provvedimenti.
Magari diventerà merce di scambio in vista della spartizione per le prossime Regionali oppure servirà da combustibile propagandistico nelle loro valli durante questo difficile (anche per autonomi e pmi) auturno-inverno, ormai alle porte.