Povero Feltri, anche il figlio lo smentisce sul terremoto

Mattia, primogenito di Vittorio, sulla Stampa prende in giro Berlusconi a proposito dell’apparato mediatico scatenato in occasione della kermesse abruzzese....

Mattia, primogenito di Vittorio, sulla Stampa prende in giro Berlusconi a proposito dell’apparato mediatico scatenato in occasione della kermesse abruzzese. Mentre il Corriere gli brucia lo sgùb su Fini.

Da un paio di giorni l’house organ della famiglia Berlusconi, affidato al direttore che combatte a mani nude il comunismo con la sola imposizione della pressa di stampa, continua a titolare in maniera sempre più baldanzosa sull’argomento terremoto: “Missione compiuta”, scrive oggi a caratteri cubitali il Giornale famiglio, come se davvero ci trovassimo in un film di Tom Cruise. E la cronaca della giornata di inaugurazioni all’Aquila sembra davvero presa dalla stampa della Corea del Nord.

TALIS PATER, NON TALIS FILIUS - Sarà saltato dalla sedia, quindi, il buon Vittorio, quando ha letto stamattina un pezzo sulla Stampa a firma Mattia Feltri. Uno dei due figli (l’altro è Ariel) del direttore guerriero non è stato per nulla tenero con il presidente del Consiglio. “Il farfallone amoroso gode del suo giorno dell’orgoglio e si riabilita – sempre che ne avesse bisogno – vestendosi e rivestendosi come Leopoldo Fregoli. Occhi lucidi e respiro lungo: tutti felici”, attacca ironicamente Mattia, che con la citazione dalle Nozze di Figaro dà il là a un articolo mozartiano nella sua ironica perfezione. “La concorrenza, si sa, non c’è: motivi tecnici. Ballarò spostato a domani, Matrix alla prossima settimana, sono questioni di palinsesto e, dicono da Mediaset, di difficoltà organizzative; la Champions, dove Pippo Inzaghi collabora alla restituzione della grandeur, è confinata in pay e tutto il mondo televisivo – disinteressato agli ultimi giorni di Adolf Hitler su RaiTre – può assistere al trionfo del presidente del fare”.

IL PRESIDENTE NON CONTA NIENTE - Ma non è mica finita qui. Indomito, e soprattutto ignaro delle possibile reprimende di papà, Mattia continua: “il presidente giardiniere illustra le qualità terapeutiche del fieno steso sul manto erboso; il presidente ingegnere dettaglia sulle costruzioni antisismiche, le doppie piastre, gli «assorbitori di potenza»; puntando gli indici, il presidente architetto deraglia nella plastificazione poiché il quartiere Bazzano, ricostruito a cinque chilometri dall’Aquila, è stato edificato di modo che le case sembrino di epoche diverse, e non «artefatte», e di conseguenza artefatte sono; il presidente designer guida la visita dentro alle case di legno che saranno consegnate con gli armadi – «anche con gli attacca-abiti» – e apre i frigoriferi delucidando sui requisti dell’ultimo modello; il presidente anglofono dice: «People first»; il presidente pater familias ha una pacca per tutti”. Più che un quotidiano nazionale, sembra uno di quei blog arrabbiatissimi contro il PresDelCons a parlare.Sia nella cronaca della giornatona passata in Abruzzo che nella recensione di Porta a Porta, Mattia ci va giù duro. E papà, magari, mastica amaro.

FINE DEI GIOCHI? - “E’ l’occasione buona per regolare i conti, da presidente pompiere, e per il resto rimangono negli occhi le casette di legno che casette non sono, dice Berlusconi, semmai ville dove a tutti noi piacerebbe abitare. Anche a lui, sembra, al farfallone amoroso che si autodichiara dittatore, scherzando, il narcisetto, ora che non più andrà notte e giorno d’intorno girando delle belle turbando il riposo”, chiude Feltri junior. E chi legge, scorrendo di nuovo in alto per ritrovare quel cognome nella firma dell’articolo, non può che rimanere ancora più sorpreso. Povero Vittorio: già il Corriere gli ha rovinato lo sgùb su Daniela Fini e Proietti Cosimi, con l’articolo della Sarzanini, e quindi le polveri con cui voleva sparare sono definitivamente bagnate; e ora anche il figlio gli si rivolta contro. Aveva pronto un bel dossier sulla sanità laziale e sull’ex moglie del presidente della Camera, e un altro sulle frequentazioni scoperecce di un suo portavoce a far da contraltare alle mirabilie abruzzesi. E ora si trova senza più nulla in mano. Può dire solo: “Tu quoque, fili mi”?