Alla fine Silvio se n’è andato. E se n’è andato alla sua maniera, con l’ennesimo coupe de theatre che ha lasciato sbigottita l’intera nazione. Sono passate da poco le sette di una serata noiosa quando le agenzie battono una notizia che crea apprensione lungo l’intero stivale: “Il Presidente dei Presidenti, Silvio Berlusconi, ha importanti comunicazioni per la Nazione: il
messaggio verrà trasmesso alle ore 20,30 a reti unificate”. Mentre le voci si inseguono e sono ormai fuori controllo, l’inno nazionale del PDL annuncia quella che, tra la costernazione generale, è destinata a restare l’ultima apparizione in video del più grande statista che l’Italia ricordi.
Lupetto nero d’ordinanza e ricca biblioteca alle spalle, Berlusconi si presenta con un sorriso meno allegro del solito. L’esordio è uno shock: “Chiedo scusa a tutti gli italiani e a tutte le italiane per questa lunga attesa, ma quello che ho da dire stasera è troppo importante”. La voce, per la prima volta in quasi trent’anni passati a recitare il ruolo di protagonista nell’agone politico, non scorre fluida. “Anche se mi duole molto darvi questo enorme dispiacere, sono costretto a comunicarvi che sono morto. Ho voluto fortemente essere io in persona a darvi la notizia perché, come sapete, i media della sinistra strumentalizzano sistematicamente le mie dichiarazioni. Per l’amore che nutro, e che ho sempre nutrito nei vostri confronti, mi è sembrato doveroso prendermi anche questa ultima e grande responsabilità”. Ha un sorriso quasi beffardo, ma gli occhi di Berlusconi tradiscono una commozione autentica.
E’ un colpo terribile che ammutolisce l’intero Paese. Berlusconi cerca di essere rassicurante, ma lo stordimento è troppo forte per riuscire a seguire il resto del discorso. Si siede sulla scrivania accavallando appena le gambe. “So che siete sbalorditi e non vi trattengo oltre dalle vostre sane occupazioni. Non dite niente e non dispiacetevi troppo: io qui sto bene e mi hanno accolto con tutti gli onori che si riservano al leader di un paese che ha sputo conquistarsi, in questi decenni, una stima e una considerazione che è andata oltre la dimensione terrena della politica.”
Il video si interrompe per un breve spot pubblicitario, giusto il tempo per riprendersi da un’emozione fino a quel momento incontrollabile. Al rientro, Berlusconi indossa una tunica bianca e tiene a braccetto un uomo evidentemente anziano, ma di aspetto tutt’altro che logoro. Si guardano, si danno pacche sulle spalle. Simpaticamente, Silvio gli fa le corna. Si vede che sono amici. “Per l’occasione, è venuto a trovarmi un collega che voi non conoscete, ma col quale, prima o poi, avrete a che fare.” L’uomo sorride e gli fa un cenno rapido di interrompersi. Silvio annuisce: “Per adesso non posso dirvi altro. Domani saprete a chi ho lasciato in eredità il compito di gestire l’enorme felicità che vi ho procurato in tantissimi anni di duro lavoro. Certo, non sarà la stessa cosa, ma siate generosi con chi sarà costretto a misurarsi con uno dei massimi protagonisti della storia italiana. Per ora, vi invio un abbraccio e un caro saluto. Ci vediamo presto”.
Con la morte di Silvio Berlusconi si chiude un’epoca di grandi rivoluzioni, spesso osteggiate dalle forze più biecamente conservatrici di una sinistra ormai fortunatamente dimenticata incapace superare i profondi limiti culturali. Se oggi viviamo in un paese non solo libero, ma felice, lo dobbiamo all’ostinazione di un uomo che in tutta la sua vita fu sempre un passo avanti agli altri. Milano Due coi cigni e i laghetti, le prime TV commerciali che emanciparono un pubblico fino ad allora schiavo del Musichiere, la costruzione lenta di un impero economico trasformatosi poi in strumento di lotta politica, la seconda Repubblica fondata con i resti di una classe politica decimata dagli infortuni giudiziari, vent’anni di premierato spesi per ammodernare un paese timoroso del futuro e timido nel tentare la sfida ad un futuro da giocare on più all’ombra dei campanili, ma nel villaggio globale. Fu tutta opera sua, anche a dispetto di chi finse di sostenerlo solo per ricavare benefici personali. Berlusconi fu tutto e il suo contrario, ascetico nella discesa in campo e passionale nell’azione di governo, pragmatico oppositore e teorico del nuovo ordine, amorevole con il popolo e duro con le caste dei privilegiati.
Istrione, eclettico, seppe farsi amare da tutti e perdonò, una volta asceso al soglio, tutti gli infelici coloro che vissero intere vite a diffamarlo e ad attaccarlo gratuitamente. Con Silvio Berlusconi se ne colui che seppe leggere meglio di tutti nel profondo dell’anima di generazioni di italiani, senza distinzione di credo politico, di fede religiosa, di età o di classe sociale. Il vuoto che lascia è immenso e sarà impossibile poterlo colmare. Sono in tanti che, increduli, vogliono ancora aspettare prima di arrendersi alla dura realtà. Pazientate ancora tre giorni, dice qualcuno. Forse non ha tutti i torti e converrebbe davvero attendere la conferma che ci aspetta un futuro così indecifrabile da affrontare senza la guida di u uomo che di questa nazione più che padre, fu insaziabile marito.
























[...] Mauro Senzaterra [...]
“Con Silvio Berlusconi se ne colui che seppe leggere meglio di tutti nel profondo dell’anima di generazioni di italiani, senza distinzione di credo politico, di fede religiosa, di età o di classe sociale.”
Infatti: ce lo meritiamo, e ci dobbbiamo stare
sembra un racconto. Fantasioso:) Bella l'idea del “aspettiamo il terzo giorno”
…stavo immaginando la lunga scia di applausi del popolo italiano e tutti coloro che piangeranno sulla sua tomba
quando questa utopia, prima o poi, diventerà realtà!