Italiani (e non solo) brava gente: ecco come si costruisce il business più vecchio del mondo

02/09/2008 - Un fenomeno combattuto a colpi di multe, ordinanze e verbali sfasciafamiglie, ma forse con poca umanità. Un mercato che non conosce crisi gestito dal racket usando schiave importate dai paesi poveri, con la forza e con l’inganno. Storie di ordinaria

     
 

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Un fenomeno combattuto a colpi di multe, ordinanze e verbali sfasciafamiglie, ma forse con poca umanità. Un mercato che non conosce crisi gestito dal racket usando schiave importate dai paesi poveri, con la forza e con l’inganno. Storie di ordinaria brutalità, anche da internet.

La prostituzione, il lavoro più antico del mondo secondo alcuni, è di nuovo protagonista delle nostre cronache: se da un lato la “mano ferma” del nuovo Governo ha lanciato segnali chiari per quanto riguarda la tolleranza che avrà nei confronti del fenomeno, dall’altro si è capito quanto la gente che si crede normale (e di buon nome, magari) sia arrivata ad “odiare” quello che a tutti gli effetti è l’esteriore capro espiatorio di una situazione sociale, quella italiana, che presenta più di qualche illogicità. Prova ne sono le foto pubblicate qualche giorno fa delle condizioni d’arresto (da parte dei vigili urbani) di una prostituta di colore, lasciata a terra seminuda e sporca. E anche l’arresto di una straniera, il cui solo reato era, appunto, non sembrare tanto italiana.

CI SONO, MA COME ARRIVANO? – Eppure queste donne (qualcuno dice siano 30mila, ma le stime non possono per ovvi motivi essere esatte), gran parte delle quali è abbandonata sulla strada dopo minacce e sevizie, non vengono in Italia (e in Europa) per mantenersi passeggiando su un marciapiede. Anzi. Girando su internet, parlando con la gente, si scopre che le truffe per accaparrarsi ragazze disperate in fuga dai poveri paesi d’origine sono sempre più sottili. E senza scampo. Il metodo più sicuro, è rapire le ragazze. Questo accade soprattutto per le albanesi, o quelle che si trovano in Italia e soprattutto nei paesi limitrofi. Solitamente si tratta di posti in cui i controlli di polizia e frontiera non sono così attenti, e vista la loro vicinanza far arrivare la “merce” a destinazione significa uno, due viaggi in qualche camion che trasporta chissà quale mercanzia, il cui autista è solitamente compiacente (e ben pagato). Certo, questo con ragazze russe, nigeriane o brasiliane non si può fare. Quale vittima starebbe zitta durante un viaggio tanto lungo? Il rischio sarebbe troppo. Per cui, quando i chilometri si fanno troppi, scatta da parte del futuro “magnaccia” la tattica del raggiro.

PROSPETTIVA SOLDI – La scusa più famosa è un posto di lavoro: alla ragazza disperata, povera, che magari deve mantenere un figlio o la famiglia, si promette un posto “normale”. A questa ragazza della Repubblica Ceca, era stato detto che avrebbe fatto la ballerina. Non sapeva che il suo posto di lavoro era uno strip club, e d’altra parte l’amica che si è prestata a truffarla glielo ha detto solo quando era troppo tardi. “Il padrone mi ha detto che dovevo fare anche lo strip tease e, per guadagnare di più, fare tutto quello che volevano”, racconta. “La mia amica mi ha detto che dovevo solo abituarmi, che nessuno a casa l’avrebbe saputo e così avrei guadagnato tanti soldi“. È finita in un ospedale, dove si è scoperta sieropositiva. Questa rumena, invece, non è stata truffata solo dal suo magnaccia ma anche dalla madre di lui. E dire che fra donne di solito, si tende a fidarsi. Una volta sparito il suo passaporto – è il primo passo per rubare la vita di una donna – sono arrivate le botte, le minacce di ritorsioni sulla famiglia, le violenze psicologiche. Nella testimonianza di questa vittima nigeriana, si legge addirittura di riti voodoo. L’importante è ripagare il “debito“, rimpinguare le casse delle organizzazioni che sfruttano le donne e che hanno sborsato grandi cifre per poterle aiutare ad arrivare nel mondo di quelli che hanno i soldi. Delle volte dicono alle ragazze di aver “investito” somme intorno ai 50mila euro, mentre non ne hanno speso nemmeno un decimo. Vuol dire una vita di schiavitù, in strada o nelle case.

CHATTIAMO? – La storia peggiore arriva dalle campagne lucane. Lei è brasiliana, è qui per una scampagnata, viene dal Brasile dove ha conosciuto l’uomo italiano che l’ha sposata e portata a casa sua. È stata fortunata, una mosca bianca, perché di solito funziona diversamente. L’atmosfera è gioviale, il racconto un po’ meno. Si parla di internet: “io ho ne paura“, dice a un tratto. Perché? “Ne avevo anche di Michele (il marito, nome di fantasia), quando mi ha proposto il matrimonio. In Brasile fanno tutti così“. Tutti chi? “Gli europei, anche italiani. Una volta una mia amica ha conosciuto su internet un ragazzo tedesco. Gentilissimo, dolcissimo, per due anni hanno solo chattato su MSN, e lui le ha mandato addirittura del denaro per aiutare la famiglia, le scriveva sempre. Alla fine è andato in Brasile a trovarla, ha conosciuto sua madre. Sembrava apposto, le ha chiesto di sposarlo e vivere con lui“. È quel “sembrava” che lascia già intuire come finirà la storia”.Poi sono partiti, e dopo due o tre mesi lei è scomparsa. Letteralmente. Non chiamava più sua madre, non si faceva viva. Allora dalla nostra ambasciata hanno chiamato in Germania. Quella ragazza non è mai esistita, né lì né in tutta Europa“. Vien da chiedersi come sia possibile, dato che per entrare nell’Unione questa ragazza avrà avuto dei documenti con sé, considerato che la sua partenza – annunciata – non è stata certo da clandestina. “Infatti. Ma lui era arrivato dalla Germania con già in tasca i documenti falsi. Quando sono ripartiti, dopo aver lasciato casa di lei, dalla frontiera in poi ha usato subito quelli, e il vero passaporto l’ha bruciato. Così quella donna in Unione Europea non è mai entrata“. È questo il punto chiave della tratta delle donne: vittime che smettono di esistere non appena lasciato il paese d’origine, quando i loro documenti veri vengono fatti sparire così come la loro identità. A destinazione arriveranno con un nome falso e una vita comprata. Picchiate e rese schiave della paura di morire o di essere beccate dalla polizia e rispedite a casa, magari dopo essere state trattate come la famosa nigeriana di Parma. Della loro vita si può disporre a piacimento. “Esatto“, puntualizza lei. Ma la storia dell’amica com’è finita? “Dopo qualche mese di insistenza, l’ambasciata brasiliana ha contattato quella portoghese, che si occupa anche di queste cose. C’è stata un’indagine e l’hanno ritrovata“. Dov’era? “Seppellita nel giardino di lui. Perché la puttana non la voleva fare“.

     
 

19 Commenti

  1. Giamba scrive:

    Poniamo uno sguardo obiettivo sulle femmine, e verifichiamo la realtà effettiva che molte di esse preferisco prostituirsi piuttosto che fare le madri e le mogli o andare a lavorare.
    Intendendo per “prostituirsi”, ovviamente, non solo andare a batte pe la 50 euro, ma anche fare un matrimonio di interesse, oppure dalla ai funz<ionari tivvi pe fa la velina, oppure, una volta divenuta velina, fa li pompini pe diventa ministra.

  2. Giamba scrive:

    Combattiamo i tabù contemporanei..
    FEMMINE, FROCI E NEGRI..
    Ce stanno femmine troie, forci infami e negri fiji de puttana..

  3. Giamba scrive:

    Con i miei comemnti sui blogs lavoro fattivamente per la permamneza del mercato dei blogs e dell’indotto.
    Un consumo che me costa de meno e che contribuisce meno di altri alla sopravvivenza della società della produzione e del consumo..
    Se sto davanti a Internet spenno solo pochi euro mensili pe l’abbonamento ADSL..

  4. FILOSOFO KAZZTRAIN scrive:

    azzo …..li conosce tutti

  5. Giamba scrive:

    Invio questo commento in qualità di portavoce dell’Associazione Per La lotta Contro la Società Della Produzione e Del Consumo.
    Sono qui per sottolineare e ricordarvi come i blogs siano uno strumento starordinario di riduzione dei consumi e quindi di lotta contro la società della produzione e del consumo.
    Lo spettacolo di varia umnaità a cui si può assistere sui blogs costituisce una validissima alternativa ad altri tipi di spettacolo più dispendiosi quali il cinema, il calcio et ceteras.
    Senza dimenticare che la permanenza sui blogs porta ad evitare, nel contempo, il ricorso a consumi molto più dispendiosi, spendeno pochi euro mensili di abbonamento ADSL.
    La permanenza dei blogs è pertanto uno straordinario metodo di riduzione dei consumi e quindi uno strumento posente di lotta contro la società della produzione e del consumo

  6. popolo esultante scrive:

    bravo

  7. Giamba scrive:

    CONTRIBUTO AL DIBATTITO

    I blogs sono un possente strumento di lotta contro la società della produzione e del consumo

    Ricevo e volentieri pubblico questa email del mio amico Alberto Meniconi, portavoce dell’ Associazione per la riduzione dei consumi e la lotta contro la società della produzione e del consumo, di cui sono da anni orgoglioso membro.

    Caro Giamba,
    scrivo a te ed a tutti i membri in qualità di portavoce dell’Associazione per la riduzione dei consumi e la lotta contro la società della produzione e del Consumo.

    Sono qui per sottolineare e ricordarti la starordinaria funzione dei blogs come strumento di riduzione dei consumi e quindi di lotta contro la società della produzione e del consumo.

    Lo spettacolo di varia umanatà a cui si può assistere sui blogs costituisce infatti una validissima alternativa ad altri tipi di spettacolo più dispendiosi quali il cinema, il calcio, il teatro et ceteras.

    La potenza dei blogs quale strumento di riduzione dei consumi appare però in tutta la sua potenza se si valuta fino a che punto la permanenza sui blogs porta ad evitare, nel contempo, il ricorso a consumi molto più dispendiosi, spendeno pochi euro mensili di abbonamento ADSL.

    La permanenza dei blogs è pertanto uno straordinario metodo di riduzione dei consumi e quindi uno strumento possente di lotta contro la società della produzione e del consumo.

    Invito pertanto te e tutti gli altri membri dell’associazione ad una collaborazione quotidiana e fattiva che tenga alto il livello di partecipazione alla vita dei blogs, scrivendo posts sui propri blogs e lasciando commenti nei blogs altrui.

    La tua quotidiana e ferma permanenza sui blogs di Adinolfi e dei giornalettisti mi rassicura compiutamente sulla tua sincera partecipazione alla nostra lotta comune per la proliferazione dei commenti sui blogs, che è lo strumento più valido per la loro sopravvivenza.

    Hasta la victoria siempre

    Alberto Meniconi

    Portavoce dell’Associazione per la riduzione dei consumi e la lotta contro la società della produzione e del Consumo.

  8. Giamba scrive:

    Ma quanto guadagnate a fa sto blog ?
    Nun guadagnate de più se annate a fa un lavoro serio ?

  9. fratecazzu scrive:

    TIRA PIU’ UN PELO DI FIGA CHE UN CARRO TRAINATO DAI BUOI.

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