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pubblicato il 2 settembre 2008 alle 11:32 dallo stesso autore - torna alla home

Nonostante il trionfalismo e gli annunci recenti, la situazione a Napoli e in Campania è ancora ben lontana dall’essere risolta: le discariche a cielo aperto si ingrossano e quelle ufficiali traboccano. Restano i dubbi sulla sicurezza dei siti scelti, ma la gente comincia ad essere stanca di combattere.

Ha collaborato Monica Capezzuto

L’ultima immagine sull’emergenza rifiuti campana nell’immaginario del Paese, è quel Presidentespazzino. Fiumi e fiumi di inchiostro e parole sono stati versati sull’emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. La questione è stata sventrata al pari di un esame autoptico, per analizzare le ragioni di una morte annunciata. Soffiato il vento del riscatto, tutto sembra tacere. La questione rifiuti non esiste più. Non è più una questione italiana. E’ stata confinata nuovamente nell’ambito regionale, con buona pace di chi in quella regione ci abita. E l’emergenza è tutt’altro che terminata. Certo il miglioramento c’è stato. Anche grazie all’impegno di alcune regioni del nord che ci hanno aperto le porte delle loro discariche. Dopo anni di sversamenti tossici illegali qui al sud, il favore ci è stato restituito.

LE DISCARICHE A CIELO APERTO - Risolvere il problema dei rifiuti non vuol dire svuotare i cassonetti e sgomberare le strade del turismo. In questi giorni si parla tanto di bonifiche sul territorio. Infatti, nel perimetro napoletano ci sono decine di discariche a cielo aperto zeppe di ingombranti, suppellettili & Co. Perché sembra che proprio agosto sia il mese preferito dal napoletano medio per ridipingere l’appartamento e per rimodernare la mobilia di casa. E così, mentre la “munnezza” normale decresce, gli ingombranti aumentano. E gli esperti del riciclo – leggi senzatetto e nullatenenti – arredano le loro baracche gratis.

Noi siamo andati a vedere cosa vuol dire discarica a cielo aperto. E il 27 di Agosto eravamo in via Leonardi Cattolica, a Fuorigrotta. La strada che segna il limite con il territorio di Bagnoli. Dove c’è il mare e dove ci sono anche le spiagge frequentate da chi non può permettersi le vacanze. I filmati fanno riferimento ad una sola strada dell’immediata periferia di Napoli, ma la situazione non è diversa, appena ci si sposta altrove.

AVANTI TUTTA CON LE TRIVELLAZIONI - Intanto le discariche – quelle ufficiali – ormai sature e asfittiche, non riescono più a tenere; la differenziata, al di là di proclami e annunci, non decolla. Come la nostra defunta compagnia di bandiera. E il rientro dalle vacanze, col suo carico di problemi, è dietro l’angolo. E i dubbi aumentano. Perché, se fatti i carotaggi, una zona idonea a divenire discarica – messa dunque in sicurezza – è improvvisamente soggetta ad uno smottamento? Stiamo parlando della neo discarica di Sant’Arcangelo Trimonte in provincia di Avellino. Quella individuata da Gianni de Gennaro e aperta da Bertolaso e che ha permesso, ingoiando tonnellate di rifiuti in pochi mesi, lo show del Presidente con la scopa. Perché nella discarica di Villaricca, vantata tra le più sicure al mondo, si è rischiato l’effetto Vajont? Litri di percolato rischiavano di esondare. Con quali conseguenze? Bertolaso rassicura: tutto è tranquillo. Si può fare. Si va avanti. Carotaggi anche al Formicoso, ve lo ricordate? Il grande buco voluto da Bertolaso in uno dei posti più incontaminati dell’Irpinia e teatro pochi giorni fa di una bellissima protesta pacifica, fatta di girotondi e musica. Ma è finita lì.

IL CASO DI CHIAIANO - Anche la contrarietà della gente è ormai appassita. Basti pensare a Chiaiano. Nei mesi scorsi ci furono episodi molto forti di guerriglia urbana, tensione altissima con le forze dell’ordine e le istituzioni, feriti, il muro contro muro: si mobilitarono in tanti per difendere il parco delle cave. Inutilmente. Oggi quegli scontri sono solo una pagina di ordinaria follia. L’occupazione di Chiaiano è avvenuta in stile militare: la repubblica secessionista ricondotta alla ragione. Addirittura ricordo le dichiarazioni di un ufficiale che paventava l’interdizione dello spazio aereo. Come se i comitati civici fossero provvisti di mezzi per attaccare dall’alto. Al massimo qualche palloncino si poteva pure recuperare. Ebbene di quelle lotte, di quella battaglia all’ok corral sono rimaste solo poche tracce sul terreno. Pochi poveri resti rinvenuti durante un’operazione di bonifica fatta in questi giorni nella zona da parte dell’Asia (azienda di igiene ambientale). Sono stati rinvenuti sanpietrini e sacchetti di plastica contenenti cherosene, armi primitive di cui era dotata l’armata Brancaleone chiaianese per combattere l’orso–stato. Il tutto prontamente segnalato alla polizia.

THE SHOW MUST GO ON – Questo ritrovamento può però fornire la percezione di ciò che era stato e del gap enorme di ciò che è ora. Ora, c’è nell’aria una silenziosa ineluttabilità. La gente, impantanata nel calore estivo e nella rassegnazione, ha accettato la sconfitta rabbiosamente, con lo stesso senso di impotenza di quando ti impongono scelte verticistiche che non ti coinvolgono, scelte in cui le tue ragioni, quelle di cittadino che vive e lavora, in realtà valgono meno che zero. Chiaiano avrà una splendida discarica nel suo cuore, in una zona candidata ad essere parco con al massimo escrementi di uccelli, probabilmente saranno sversati “gli escrementi” di un’intera città, quel “tal quale”, la “munnezza“ normale, l’indifferenziato insomma, che produce percolato. Che potrebbe esondare a pochi metri dalle scuole, dagli ospedali e dalle abitazioni. Ma noi siamo fiduciosi. D’altro canto abbiamo rischiato il colera. Meglio il percolato. Prepariamo i salvagenti.

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