Speranza Somalia

16/06/2012 - La situazione del paese migliora. Relativamente, ma migliora. I molestissimi Shabaab somali sono in rotta e hanno ormai perso il sostegno della popolazione locale. La capitale ha perso il non invidiabile titolo di città più pericolosa del mondo. Ha aiutato anche la fine della recente e tragica carestia, costata qualche decina di migliaia di vittime

Speranza Somalia

Dal 1991, anno nel quale ha visto evaporare il suo ultimo governo, non è capitato spesso.

MEGLIO DAVVERO - Al netto di un’evidente campagna all’insegna del “va tutto bene”, prodromica alla formazione del primo governo più o meno eletto da allora, ci sono miglioramenti sensibili nella vita quotidiana. La notizia del giorno è quella che si può dire che i molestissimi Shabaab somali siano in rotta e abbiano ormai perso il sostegno della popolazione locale. Mogadiscio e i suoi dintorni sono stati effettivamente liberati dalla loro presenza e la capitale somala ha perso il non invidiabile titolo di città più pericolosa del mondo (oggi se lo giocano Baghdad e Ciudad Juarez), tanto che hanno riaperto ristoranti, scuole, ristoranti e tutto quel genere d’attività a rischio di radunare folla. Anche i valori immobiliari sono in vertiginosa ascesa in certe zone della capitale e ha aiutato anche la fine della recente e tragica carestia, costata qualche decina di migliaia di vittime, per lo più bambini, nell’indifferenza generale dell’Occidente come dell’Oriente.

MEGLIO QUASI OVUNQUE - Anche nel resto del paese la situazione è migliorata, anche se l’idea che gli shabaab siano ormai confinati nei dintorni di Kisimayo, il secondo porto del paese, è troppo ottimistica. Proprio in queste ore due cittadine occidentali abbandonate (Wahbo ed el Bur, non è chiaro perché) dai soldati etiopi e dai somali di Ahlu Sunna fedeli al governo sono state immediatamente rioccupate dagli shabaab. Sembra comunque che dove non erano riusciti gli etiopi sia riuscito il nuovo mix di forze schierato negli ultimi tempi. Decisivo l’apporto dei 17.000 soldati dell’Unione africana, ai quali si sono aggiunte truppe dal Kenia che hanno spinto da Sud e quelle etiopi da Ovest, mentre americani ed altri fornivano guida, intelligence, assistenza logistica, addestramento militare e l’appoggio dei droni. Oltre a mettere milioni di dollari di tagli sulla testa dei capi degli shabaab, iniziativa che secondo alcuni è stata di rara efficacia.

 

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QUANDO FINISCE? - C’è in tutta evidenza una grande urgenza di farla finita in fretta in tutti gli attori impegnati nel paese, ma la fretta è sicuramente inutile in un contesto del genere, che ha sempre richiesto tempi lunghissimi, quasi leggendari, e trattative esasperanti. Spinge il Kenya ad esempio, che batte cassa chiedendo aiuto per attaccare Kisimaio, ultimo polmone shabaab e già prefigura gli scenari preferiti. Per il governo di Nairobi Kisimaio può cadere entro agosto e con la fine della guerra i somali che stanno nei campi profughi in Kenya (un milione) in miseria potranno spostarsi in campi in Somalia dove fare lo stesso, ma fuori dal Kenya, che ovviamente è fiero di aver contribuito a restituire la patria ai fratelli somali in fuga dalla guerra, come ha tenuto a sottolineare il primo ministro Raila Odinga. quasi tutti i partner africani sono in realtà rimborsati a piè di lista da Washington, che dopo gli etiopi ha provato la coalizione dei volenterosi a trazione africana. Una soluzione proposta fin dagli anni ’90 dagli africani, ma al Dipartimento di Stato la pensavano diversamente.

 

 

1 Commento

  1. vda scrive:

    bell’articolo.

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