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Perché i pomodori sono rossi?

Due scienziati dell’Università olandese di Wageningen sospettano che alla base della tipica colorazione rossa dei pomodori ci sia lo zampino di un meteorite. L’ipotesi suggestiva deriva dall’analisi del genoma della pianta, pubblicata su Nature la settimana scorsa.

 

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GALEOTTO FU IL METEORITE – La spiegazione del colore rosso dei pomodori potrebbe stare in un grande meteorite che tra 60 e 70 milioni di anni fa colpì la Terra. A raccontarlo sono le ricerche di un team dell’Università olandese di Wageningen, da diversi anni impegnato a mappare il genoma della pianta arrivata dall’America 700 anni fa. Gli scienziati si sono accorti che la pianta ha triplicato improvvisamente le sue dimensioni nel periodo in questione, ed una così importante modifica della struttura genetica sarebbe derivata da un rapido quando stressante mutamento della situazione ambientale. “Sospettiamo che lo schianto del meteorite e la successiva eclissi solare abbiano creato grandi difficoltà di sopravvivenza per l’antenato del pomodoro – spiega René Klein Lankhorst, membro del team di Wageningen – e che questo abbia reagito espandendo il suo genoma per avere più chances di sopravvivenza”. Quando poi le condizioni climatiche sono migliorate di nuovo, nel patrimonio genetico modificato del pomodoro è rimasto anche quello che è diventato il marchio indiscusso del frutto, il colore rosso. Oltre all’aspetto, il nuovo genoma ha eliminato anche una tossina precedentemente contenuta nel frutto, che è diventato commestibile differenziandosi così da un parente stretto, la patata (i cui frutti non sono commestibili).

L’IMPORTANZA DEL POMODORO – L’ortaggio simbolo della cucina mediterranea riveste un ruolo di primo piano nella ricerca legata al corredo genetico. Il gruppo di Klein Lankhorst lavora al progetto dal 2004, i ed ricercatori sono ormai riusciti a mappare tutti i 35mila circa geni del pomodoro. Una svolta è arrivata nel 2008 con l’introduzione di nuove tecniche di analisi, ed anche se la pubblicazione dello studio arriva solo adesso, le informazioni contenute nel DNA di questa pianta sono diffuse tra gli specialisti già da diversi anni. Nonostante i molti detrattori che criticano lo studio degli organismi geneticamente modificati, le implicazioni di queste ricerche potrebbero rivelarsi significative e di impatto notevole.

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