|

Le mamme in rivolta contro la sexy barista

Le mamme di Bagnolo Mella, in provincia di Brescia, con le proteste hanno bloccato sul nascere l’idea di far lavorare la sexy barista più famosa d’Italia in una scuola materna. Laura Maggi deve svolgere lavori socialmente utili per 100 ore come sanzione per essere stata scoperta alla guida in stato di ebbrezza.

 

LEGGI ANCHE: La spilla troppo sexy per una commessa

 

“NON LA VOGLIAMO!” – “A mettere a nanna i nostri figli non ce la vogliamo!”, fanno sapere le signore del paesino. Ne parla Elia Zupelli su Brescia Oggi:

Tremate, tremate, le mamme benpensanti son tornate. Dove? A Bagnolo Mella, naturalmente. Chinehafatto le spese, manco a dirlo, è stata ancora una volta la neo-redenta di Laura Maggi. Troppo ingombrante e ruggente il suo passato da «bad girl» scosciata dietro il bancone del suo bar per essere cancellato con un paio di promesse monastiche e sedicenti ammiccamenti alla vita ascetica. Così, tempo di mezzo passaparola scandalizzato nei bar del centro, i «sindacati» matriarcali dell’asilo nido comunale si sono dati appuntamento rivoluzionario sotto al municipio: «La sexy barista a mettere a nanna i nostri figli non ce la vogliamo!», il refrain scandito unanime al primo cittadino Cristina Almici. Che di fronte all’insurrezione popolare – serpeggiata anche in paese sotto forma di pettegolezzi mattutini e mormorii velenosi -, ha bruscamente fatto retromarcia rispetto all’intesa con cui aveva proposto alla sexy barista di prestare 100 ore di servizi sociali alla scuola materna, come amorevole maestrina tuttofare; il«volontariato» sarebbe servito a Laura per mettere le pezze agli impicci legali generati da una scellerata guida in stato di ebbrezza, che qualche mese fa le era costata una pena salatissima (oltre che l’inedita, cattiva reputazione di James Dean tutto pizzo e minigonna ormonale).

“MI SENTO DISCRIMINATA” – La Maggi dovrà trovare ora un’altra associazione disposta ad accoglierla. “M sento discriminata”, dice. Continua Zupelli su L’Eco:

Già, sarebbe servito… perché i buoni propositi del sindaco – stando alla versione della barista ribelle – si sono invece smaterializzati nel nulla, rimanendo chiusi a chiave nel cassetto delle promesse. «Sono molto delusa, nessuno si è mai fatto vivo fino a lunedì pomeriggio, quando un segretario comunale mi ha liquidata brutalmente dicendo che non erano più interessati alla proposta. Mi sono sentita discriminata» sbotta amareggiata la sexy-barista. Ieri mattina, guarda caso, al tribunale di Brescia si teneva la sospirata udienza del processo. Senza certificazioni ufficiali dal Comune di Bagnolo, Laura Maggi è stata rinviata a giudizio: entro il 10 ottobre (data della prossima udienza) dovrà trovare un’altra associazione disposta a farle scontare quelle famose 100 ore con l’aureola.

“QUATTRO BIGOTTE!” – La sexy barista non risparmia parole al vetriolo per le mamme che l’accusano:

Per la ninfa del bar Le Café, ora, i dubbi si fanno cosmici. «Cosa ho fatto di male per essere trattata in questo modo? » si domanda laconica. Poi rilancia, sfoggiando arsenico e castità a go-go: «Mica ci sarei andata in gonnella all’asilo! A volte vorrei fuggire da Bagnolo, ma non mollo per quattro bigotte». Fulmineo e altrettanto piccato, il commento del sindaco: «Non ci è affatto piaciuto il suo atteggiamento – spiega Cristina Almici-. Le avevamo dato un’opportunità seria, lei l’ha strumentalizzata senza rispetto, con l’unica intenzione di farsi pubblicità. Evidentemente non è ancora pronta per intraprendere un percorso socialmente utile».

LEGGI ANCHE: