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pubblicato il 14 settembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Una maggioranza senza Lega è possibile. Basta guardare i voti e fare due conti. Riportare l’UdC nella coalizione, dal punto di vista numerico, non sarebbe impossibile. Dal punto di vista politico, i rischi ci sono.

2290911703 6b3c0bf804 Casini al posto di Bossi? Berlusconi potrebbe pensarci...Ha le sue buone ragioni Pierferdinando Casini nell’alzare i toni contro i rappresentanti del popolo padano: “Se Bossi tira la corda sappia che in Parlamento ci si mette dieci minuti a trovare una maggioranza che faccia a meno dei diktat della Lega”, ha detto ieri spavaldo il leader dell’Udc. Approfitta delle difficoltà della maggioranza e dello spettro di uno stravolgimento del quadro politico italiano per mettere in dubbio il binomio Pdl-Lega, finora considerato inossidabile. E infatti, anche se dovesse disciogliersi, per il principale partito politico del centrodestra il governo del paese resterebbe un obiettivo a portata di mano. Ieri alle parole di Casini è arrivata la risposta sarcastica di Roberto Castelli (“Si attacchi al tram“) e degli altri leghisti, mentre anche Cicchitto, Rotondi e Quagliarello hanno chiuso. Ma domani, chissà?

E’ osservando i numeri delle ultime elezioni Politiche che emerge un quadro rassicurante per il partito di Silvio Berlusconi: rimpiazzando gli alleati della Lega Nord con i centristi dell’Udc, sul piano politico decisamente più compatibili delle camicie verdi, il Popolo della Libertà non ne uscirebbe per niente indebolito. Per quanto riguarda la Camera dei Deputati, infatti, con l’Udc continuerebbe a disporre del premio di maggioranza nazionale, forte di un consenso almeno 7/8 punti superiore a quello di Partito Democratico e Italia dei valori, nel 2008 e nel 2009 piantati intorno al 33/34% con diversi rapporti di forza. A Palazzo Madama siederebbero, invece, sia per il Pdl che per l’Udc, circa dieci senatori in più di quelli ottenuti nel 2008 e, anche qui, la maggioranza non sarebbe affatto indebolita numericamente. Insomma, nonostante un consenso su scala nazionale inferiore a quello che otterrebbero Pdl e Lega (circa 42% dei consensi contro il 45 ottenuto da Pdl e Lega sia alle Politiche che alle Europee con travaso di due punti da Pdl a Lega nel 2009), la vittoria elettorale sarebbe ancora possibile.

UDC – Il partito di Casini passerebbe dai 3 senatori eletti in Sicilia un anno e mezzo fa ai circa 13 racimolati a nord quanto a sud. Uno in Piemonte, uno in Lazio, uno in Calabria, probabilmente 2 in Veneto, addirittura 3 in Lombardia e di nuovo 3 in Sicilia. E i risultati potrebbero essere ancora più soddisfacenti se dovesse essere confermata la crescita delle ultime Europee, e, soprattutto, se si dovesse verificare un travaso di voti da Pdl a Udc in seguito alla dinamica del voto utile. Molti elettori pidiellini potranno infatti non considerare più il sostegno ai centristi inutile ai fini della vittoria.

PDL – Anche il Pdl, dal canto suo, grazie all’apporto dell’Udc, riuscirebbe a racimolare ancora più seggi, in particolare nelle regioni del nord. Nonostante la mancanza di un partito forte come la Lega riuscirebbe ad ottenere un consenso maggiore del centrosinistra composto dal duo Pd-Idv. Otterrebbe 2 senatori in più in Piemonte, 4 in più Lomabrdia, più 3 in Veneto, uno in più in Friuli. Anche in Sicilia farebbe un balzo in avanti: l’ampio consenso dell’Udc nell’isola potrebbe infatti far guadagnare 2 seggi in più al partito berlusconiano, che però pagherebbe qualche posto in Lazio e in Campania, in controtendenza col partito di Casini che 3916362105 f08010005e o Casini al posto di Bossi? Berlusconi potrebbe pensarci...in quelle regioni otterrebbe risultati positivi. Segno negativo per il Pdl (meno 2 senatori) anche in Liguria, con molte probabilità l’unica regione che il centrodestra perderebbe, vista la comunque rilevante influenza leghista nel nord-ovest e il vantaggio risicato col quale il centrodestra era riuscito ad ottenere la maggioranza del 55% dei seggi un anno e mezzo fa. In compenso, però, il centrodestra si avvicinerebbe molto alla conquista di una regione del sud ultimamente, in occasione di Elezioni Regionali e Politiche, esclusivamente appannaggio della sinistra: la Basilicata. Ma, indipendentemente dall’esito del voto in queste due regioni, dove sono in palio pochi seggi, la situazione complessiva resterebbe quasi del tutto immutata. Il centrodestra composto da Udc e Pdl e non più da Pdl e Lega otterrebbe complessivamente circa 170 senatori (di cui tre nella circoscrizione Estero), un numero di poco inferiore a quello del 2008 (174) ma più che sufficiente per garantirsi una maggioranza stabile e lontana dai ricatti di questo o quel senatore.

LEGA NORD – Meno 10 senatori circa, invece, per la nuova opposizione composta da Lega Nord e centrosinistra targato Partito Democratico-Italia dei Valori. La Lega scenderebbe da 25 senatori a circa 15. Ne conquisterebbe solo 8 (oggi sono 11) in Lombardia, dove abbiamo ipotizzato (sulla falsa riga delle Politiche 2008) una Lega al 21%, l’alleanza Pdl-Udc al 38,6% e il centrosinistra al 32%. Solo 2 (oggi 3) in Piemonte, 5 (oggi 7) in Veneto, nessuno in Liguria e in Emilia Romagna (un anno e mezzo fa in queste due regioni ottenne rispettivamente il 6,5 e il 7%, al di sotto dello sbarramento fissato all’8, ma essendo coalizzata riuscì ad avere un seggio).

PD – Situazione complicata pure per l’attuale opposizione di centrosinistra (Pd-Idv), che probabilmente a quel punto sarebbe costretta a guardare ancora più a sinistra alla ricerca di nuovi (o vecchi, dipende dai punti di vista) alleati. Ecco cosa risulta dalla nostra simulazione per quanto concerne il Pd: meno 2 senatori in Piemonte, meno 4 in Lombardia, meno 3 in Trentino Alto Adige, meno uno in Friuli Venezia Giulia. E si calerebbe pure al sud dove l’Udc aiuterebbe il centrodestra ad affermarsi con divari ancora più ampi del 2008 e ad ottenere più senatori superando la soglia del 55%. L’opposizione rischierebbe di ritrovarsi con un seggio in meno in Campania, Puglia e Calabria rispetto ad un anno e mezzo fa. Forse è troppo presto per imbattersi in pronostici del genere, ma in una fase politica così delicata come quella di queste settimane è bene che si cominci a ragionare anche sui numeri e ascoltarli: “Nessuno è indispensabile”, ci dicono per ora.

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